Gnocchi di fave e miglio

Giovedì scorso mi sono trovata con alcune neo mamme e abbiamo chiacchierato di alimentazione della mamma, del bambino e della famiglia!
E’ stata proprio una bella serata e spero che qualche seme attecchirà: sono fiduciosa!
Se siete curiosi, qui trovate i dettagli dell’incontro che si è svolto presso l’associazione Mamma Canguro.
Sono convinta che se si cominciasse a vedere all’alimentazione non solo come a un piacere (che comunque continuerà a essere soddisfatto) ma come a un’opportunità per la nostra salute e per quella della famiglia molte cose migliorerebbero, dentro e fuori casa!
E visto che una delle preoccupazioni che ho più riscontrato è quella che riguarda la possibile reazione dei papà a un cambiamento di alimentazione così importante, mi sento di dare questo consiglio a tutti quelli che vogliono provare a modificare le loro abitudini.
Approfittate del 100% vegetal monday e fatevi ispirare dalle squisite ricette che troverete nel blog de La Cucina della Capra. Poi scegliete un giorno alla settimana per cucinare senza prodotti animali e vedete come va.
Non necessariamente dovete dichiarare che in tavola quel giorno ci saranno solo pietanze vegetali, soprattutto se sapete che questo potrebbe creare tensioni.
E scommetto che i vostri commensali neppure se ne accorgeranno!
Per esempio, chi potrebbe non gradire questi gnocchi?
Sono veramente buoni!
E se avete dei bimbi che a tavola fanno un po’ di capricci quando vedono delle “cose verdi” nel piatto (io ho un marito che ogni tanto li fa), coinvolgeteli nella preparazione degli gnocchi.
Sono sicura che saranno così orgogliosi di avervi aiutato che vi chiederanno il bis e a questo punto anche il papà sarà ben contento di dare soddisfazione ai suoi bimbi!

Ingredienti per tre persone:
1,5 Kg di fave bio (compresi i bacelli) circa
100 gr di farina di miglio*
30 gr farina werz
un pizzico di sale
olio EVO
cipolla
insalata

Ho sgranato le fave e ho cotto a vapore i bacelli privati dei filamenti più coriacei.
Ho quindi sbollentato le fave per facilitare l’eliminazione della buccia, e ho frullato i bacelli cotti con il frullatore a immersione, dopo averli asciugati per bene, assieme a 200 gr di fave (le restanti le ho usate per il condimento, altre sono avanzate..).
Quindi ho preso 100 gr di miglio e l’ho macinato (se non avete il macinino e dovete acquistarla e siete celiaci, sensibili al glutine o dovete cucinare per un celiaco fate attenzione all’etichetta: non deve contenere tracce di glutine!).
Ho unito la farina di miglio alla crema di bacelli e fave e ho impastato aggiungendo un po’ di farina werz (se non siete celiaci, etc, potete aggiungere un po’ di farina glutinosa, possibilmente integrale!).

A questo punto ho proseguito facendo gli gnocchi: un po’ di impasto per volta su una spianatoia leggermente infarinata e via…
Troppo simpatici, no???
gnocchi e fave

Per cuocerli come sempre: acqua bollente leggermente salata e dopo qualche minuto – la farina deve cuocere un po’ – li scolate.
Una precisazione prima di passare al condimento:
il miglio assorbe molto l’umidità. Con solo farina di miglio otterrete degli gnocchi belli duretti.
Se li preferite più morbidi sostituite il miglio con farina di riso (o mischiatele).

E ora veniamo al condimento:
ho fatto un soffritto con un po’ d’olio EVO e la cipolla e ho fatto appassire dell’insalata: quella che più vi piace va benissimo!
Un pizzico di sale e ho frullato tutto, ho quindi aggiunto le fave intere e con questa salsa ho condito gli gnocchi.
Che dire? Buoni, buonissimi!

E le patate?????
Se vi state domandando perché non ho usato le patate la risposta è questa: non mi stanno molto simpatiche e se ne può fare a meno anche nella preparazione degli gnocchi!
Lo so che penserete che sono esagerata, ma cosa possono mai avere le patate per suscitare la mia antipatia?
Diciamo che le patate hanno alcune qualità, ma che non sono adatte – nonostante  nelle nostre case non mancano mai – a un utilizzo frequente.
In genere ci viene consigliato di mangiare patate oppure pane e pasta (quindi come sostitute dei cereali) perché sono ricche di amido come i cereali e mangiare entrambi nello stesso pasto è un po’ troppo.
Hanno però un’energia troppo espansiva (perché la loro origine proviene da fasce climatiche tropicali).
Rispetto ai cereali integrali, che sono frutto e seme allo stesso tempo, sono prive di vitalità e non sono equilibrate soprattutto nel rapporto sodio/potassio (troppo potassio rispetto al sodio).
Inoltre se germogliano o non sono conservate correttamente sono proprio nocive perché appartengono alla famiglia delle solanacee (come pomodori, melanzane, peperoni) e contengono solanina.

Non voglio allarmare nessuno, ci mancherebbe. Ma se per alcuni alimenti un consumo abituale è raccomandabile per altri lo è un po‘ meno.

Cosa può provocare l’assunzione di solanina? Può infiammare e provocare artrite,  malattie coronariche, calcoli renali, e può influire anche sulla pressione.
Può rimuovere calcio dalle ossa, portando all’osteoporosi. Il calcio prelevato può andare a depositarsi sulle arterie, nei reni, nelle articolazioni provocando per l’appunto i problemi appena accennati compresa artrite reumatoide.
Insomma, forse vale la pena diminuirne il consumo, che dite? Soprattutto se soffrite di osteoporosi, di artrite e calcoli renali.
Anche il tabacco appartiene alla famiglia delle solanacee e questo la dice lunga…
Se volete approfondire consiglio di leggere Cibo e guarigione, Annemarie Colbin, Macro Edizioni, Cesena 1995, pp178-181, e questo post qui.

Direi che a questo punto non mi resta che augurarvi un buon inizio settimana!

100-veg-monday-logo

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili. 

insalata di barbabietole (1 di 1)-2

Finalmente ce l’ho fatta.
Oggi con questa ricetta voglio proprio dare anche il mio contributo all’iniziativa promossa da La Cucina della Capra: 100% vegetal monday.

La mia proposta lanciata nello scorso post è sempre valida e si collega perfettamente allo spirito del 100% vegetal monday.
Lo ripeterò fino a diventare monotona, ma lo dico perché ci credo fermamente: avrete solo dei benefici a mangiare più spesso vegetal e anche il pianeta sarà più contento!

Non siete ancora entrati troppo nell’ordine dell’idea?
Spero di convincervi con questa insalata di barbabietole.
Ehh, furba.
Proprio con le barbabietole cerco di convincervi?
Lo so che non sono proprio amate e neppure io le mangio spesso, anche perché sono un po’ troppo yin per me (ma ora che non fa più così freddo, non mi danno poi troppo fastidio).
Ma questa è veramente una ricetta speciale, da provare assolutamente.
Non è una mia ricetta, ma come anticipato qui è una ricetta dello chef Denny Bruci del ristorante il Sale. Ed è speciale perché non solo è buonissima ma soprattutto perché nasconde un sacco di qualità!

Questa immortalata è la ricetta originale.
Quando l’ho riproposta a cena l’ho variata un po’: la rucola (non gradita a una mia ospite) si è trasformata in songino!

Ingredienti:
due barbabietole di medie dimensioni (se non fosse così buona ne basterebbe anche una!!)
un mazzetto di rucola (io songino)
semi di girasole
Porro
olio extra vergine di oliva
salsa Tamari*

Ho tagliato grossolanamente del porro, compresa la parte verde e l’ho fatto abbrustolire in una pentola assieme all’olio EVO.
Come insegnato da Denis, il porro va messo nell’olio freddo e poi scaldato a fuoco lento fino a quando non si abbrustolisce.
In questo modo sprigiona tutto il suo aroma.
Attenzione chiaramente a non far bruciare l’olio. La temperatura deve comunque rimanere sotto i 180° (punto di fumo dell’olio extra vergine).
Quando il porro si è imbrunito per bene ho filtrato l’olio (eliminando il porro) e ho versato nella pentola ancora calda della salsa tamari per favorire la caramellizzazione degli zuccheri.
A questo punto ho unito la salsa tamari “caramellata” (sicuramente il termine non è coretto, ma è giusto per farmi capire) all’olio aromatizzato al porro.
Non so se ho fatto la stessa identica cosa che ha fatto Denis, ma durante la spiegazione stavo facendo anche le foto e temo di essermi distratta un po’: sono andata a memoria…

Una volta preparato l’olio ho affettato sottilmente le barbabietole e le ho impiattate aggiungendo il soncino (o la rucola), mentre sul fuoco si stavano tostando i semi di girasole.
Appena pronti li ho versati nell’olio che ho utilizzato per condire l’insalata.
Una delizia inimmaginabile!!!!

Perché questo piatto è così speciale?
In questo post qui ho parlato di quanto è importante variare.
E’ importante variare gli ingredienti, ma anche gli stili di cottura.
In questo modo introduciamo nel nostro corpo energie diverse che vanno a stimolare organi diverse creando una dinamicità preziosissima.
Qui abbiamo la cottura a vapore della barbabietola, la tostatura dei semi di girasole, il crudo dell’insalata, la cottura dell’olio (che lo rende più riscaldante), ma abbiamo anche tanti sapori:
il dolce della barbabietola che agisce in modo particolare su milza e pancreas, il piccante della rucola che stimola polmoni e intestino crasso, il salato della salsa tamari che piace ai reni, l’amarognolo dell’olio al porro che soddisfa cuore e intestino tenue.
Tutti sapori equilibrati che producono un’armonia nei sapori e nell’energia veramente perfette.

Vi ho fatto venire l’acquolina in bocca?
Io ce l’ho!!!

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La cucina di Denis (1 di 1)Non ho ancora avuto l’occasione per ringraziare Denis, lo chef del ristorante Il Sale che ha aperto la sua cucina in occasione delle ultime due giornate del corso di photo food che si sono svolte in Toscana in questo meraviglioso posto!
Paesaggio d’incanto, atmosfera magica, profumi di pini marittimi e di mare, ospitalità impeccabile. Insomma la perfezione, non vi pare?

panorama-Poggio

Grazie Denis, non passa giorno che non ripensi alle tue prelibatezze e alla tua gentilezza.

E quale migliore occasione, se non un raduno di foodbloggers, per fare un mini corso di cucina naturale?
Giusto per confrontarsi su una passione comune che viene giustamente espressa in modi diversi, ma spesso forse in maniera poco consapevole: non sempre infatti teniamo in considerazione l’effetto che la maggior parte dei nostri manicaretti provoca al nostro organismo.
E così magari, non pensando che il gusto possa essere soddisfatto pienamente anche con ingredienti prevalentemente vegetali, si preferisce utilizzare condimenti più “pesanti”, ma spesso troppo grassi per le nostre reali necessità, tanti prodotti animali e a volte anche materie prime fuori stagione per soddisfare semplicementei una voglia o la propria golosità.
Per qualche occasione particolare non dico che non lo si possa fare, ma diciamo che spesso la tendenza non è quella occasionale, bensì quotidiana…

Quindi per dimostrare che si possono ottenere risultati golosi e ricercati anche con granaglie ed “erbette”, ho chiesto aiuto a Denis.
Immagino che, appena ricevuta la lista con gli ingredienti “permessi” e gli ingredienti “vietati”, abbia pensato che fossi un po’ pazza: niente glutine chiaramente, ma anche niente prodotti animali, niente zucchero e miele, niente di raffinato e processato.
La lista prevedeva invece cereali integrali, verdure (quelle di stagione), legumi, semi oleosi, olio extravergine d’oliva, malto di riso*, etcetcetc: una lista bella lunga, a dire il vero, nonostante le molte esclusioni.

Ha ideato un menu buonissimo gluten free e molto equilibrato anche dal punto di vista energetico, immortalato da tutte le macchine fotografiche (alla fine eravamo lì soprattutto per scattare, no??) e poi spazzato via dalle nostre forchette!!
Abbiamo certamente gradito!!

Siete curiosi? Ecco qui quello che ci ha cucinato:
Insalata di barbabietole con rucola e semi di girasole
polenta integrale di mais* e grano saraceno* in diverse varianti: con ceci neri, con carciofi freschi, con funghi shitake
Polenta* abbrustolita con fagioli rossi di lucca e fagioli zolfini
Mele caramellate con malto di riso*
Che ve ne pare??

Il Sale

Come non replicare questi piatti?
E infatti l’altra sera ho invitato due mie amiche a cena e ho emulato il menù di Denis: un successone. Anche se ho dovuto fare una modifica all’insalata di barbabietole e per dolce ho preparato un croccante anziché le mele caramellate.
Il piatto che ha avuto più successo sono state le splendide barbabietole che non vi ho ancora mostrato perché saranno le protagoniste del prossimo post!!!

Ed ecco la morale della favola:
non so quanto le mie parole abbiano fatto breccia nella cucina delle mie “colleghe” foodblogger, ma spero di aver gettato qualche seme…Lo spero proprio…

Denis ha dimostrato che con cereali integrali, legumi e verdure si può assolutamente preparare un ottimo pranzetto o un’ottima cena o entrambi, perché no?
Gusto soddisfatto e occhio soddisfatto e nessun rischio di alzarsi da tavola appesantiti, preoccupati del colesterolo o del chilo in più sulla bilancia il giorno dopo: mica è cosa da poco, non vi pare?

E ora vi lancio la mia proposta:
visto che l’estate si avvicina e la voglia di rimettersi in forma sta per prendere il sopravvento perché, anziché affidarvi alle diete del momento, non provate per 10 giorni a fare a meno di ZUCCHERO, latte, formaggio, burro, carne, uova, farine raffinate, cereali raffinati e prodotti confezionati?

Vi stupirete di quello che potrete comunque fare con cereali integrali (miglio, quinoa, amaranto, riso, mais, poco grano saraceno perché è più indicato in inverno), legumi e verdure.
L’olio extra vergine d’oliva completerà i piatti assieme al sale integrale, a qualche condimento saporito – come per esempio la salsa tamari* – e per soddisfare la voglia di dolce un po’ di frutta di stagione e qualche seme oleoso tostato (ma senza esagerare!!) per spezzare la fame.
Vedrete come vi sentirete più “leggeri” e anche più ottimisti!!

Mi raccomando solo l’abbinata cereali integrali e legumi: assumerete tutti gli amminoacidi essenziali e non sentirete bisogno di carne!!

Vi andrebbe poi di raccontarmi quello che preparerete e di farmi sapere come vi sentite?

Aspetto curiosa…

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili. 

riso e fave (1 di 1)L’altra sera sono uscita a cena.
Il menu era fisso e quindi ho chiesto delle variazioni sul tema: niente glutine, ma anche niente formaggio o latticini né carne.
Il cameriere mi ha quindi proposto un risotto giallo precisando: “senza burro e formaggio non sarà saporito, ma tanto sarai abituata”.
Abituata??? Mi spiace deluderlo, ma non sono affatto abituata a mangiare cibo insipido, o “slavato”, come era effettivamente quel riso.
Credetemi, si può cucinare un risotto gustoso anche senza aggiungere formaggio, burro e panna.
Quello di oggi lo dimostra!

Ingredienti per due persone:

1 bicchiere di riso integrale (io ho mischiato due qualità diverse: riso lungo Ribe e riso rosso s. Eusebio
una decina di bacelli di fave (e le rispettive fave) bio
foglie di aglio orsino bio
2 pompdorini secchi
sale integrale di Sicilia
pepe
semi di papavero bio

Ho cotto il riso in acqua pari al doppio del suo volume per 45 minuti (1 bicchiere di riso, 2 bicchieri di acqua), cioè fino a quando tutta l’acqua non si è assorbita (sul finire della cottura ho aggiunto un po’ di sale).
Nel frattempo ho sgranato le fave e ripulito i bacelli dai filamenti più coriacei.
Ho fatto sbollentare le fave per qualche minuto, per facilitare l’eliminazione della loro buccia, e ho cotto a vapore i bacelli.
Quando i bacelli si sono ammorbiditi li ho frullati assieme alle foglie (gambi inclusi) di aglio orsino e ai due pomodorini.
Ho ottenuto una buonissima crema ottima anche da spalmare sul pane o sulle gallette.

Ho “mantecato” il riso con questa crema, ho aggiunto le fave intere sbollentate, un po’ di pepe e i semi di papavero e… voilà

Veramente buono e moooolto saporito, alla faccia di quel cameriere!

Vi invito a provare a cucinare – almeno una volta a settimana – senza utilizzare prodotti di origine animale sfruttando al 100% quello che la terra ci regala.
Vedrete quanto vi sentirete appagati e soddisfatti, e anche il pianeta vi ringrazierà!

Ma prima del pianeta, sarà il vostro fegato a esservene grato.

Il fegato, come accennato in questo post qui, in primavera si risveglia.
Ora come non mai ha bisogno di essere bello pimpante per poter svolgere al meglio le sue funzioni. Grassi saturi, grassi animali e prodotti da forno non lo aiutano affatto: inibiscono la sua energia ascendente.
Se poi questi alimenti vengono combinati con zuccheri raffinati e alcool o, peggio ancora, con sostanze chimiche come medicinali o additivi, allora il rischio è proprio quello di danneggiarlo.

Il fegato è un filtro: controlla tutto il cibo che entra nel corpo e neutralizza le sostanze tossiche.
Se è intasato dal troppo cibo animale, o da grassi di scarsa qualità evidentemente non potrà filtrare al meglio. Il risultato sarà quindi un sangue debole e impuro che intossica tutto il nostro organismo.
Stanchezza persistente, mal di testa ricorrenti, irritabilità, nervosismo, frustrazione (certamente diciamo che anche gli ultimi avvenimenti politici non aiutano affatto a migliorare la situazione) possono indicare un fegato non nel pieno della sue energia.
E quindi come fare?
Per l’appunto scegliere – per un giorno o più giorni durante la settimana – di cucinare senza grassi e senza prodotti da forno:
cereali integrali, legumi e verdure – soprattutto quelle a foglia verde che sono gradite al fegato in modo particolare - vi aiuteranno ad alleggerire il suo lavoro.

Iniziate la giornata con un bel bicchiere di acqua e limone (il sapore acido lo stimola) e poi continuatela magari con questa ricetta ricca di clorfilla e senza grassi (avendo cominciato da qualche giorno la mia quaresima non sto usando olio) inoltre l’aglio orsino vi darà anche una bella dose di energia: gli orsi, per riprendersi dal letargo, ne mangiano in grande quantità!
E magari, sul finire della giornata, regalatevi una bella sauna che aiuta a rimuovere attraverso la pelle le tossine del corpo alleggerendo ulteriormente il lavoro del fegato.

Provate….non ve ne pentirete!!

schiscia3Mentre la torta pere e cioccolato è in forno a cuocere (se esce la posterò, ma è l’ennesimo esperimento e non garantisco..) mi prendo un po’ di tempo per questo ultimo post dedicato al contest di Francesca.
Ormai tutto l’ufficio è mobilitato a questo “evento”!
E visto che ci sono, con questa ricetta, partecipo anche al contest  diversamente buoni di cucinatollerante e no sugar please. La ricetta è ovviamnete senza glutine, ma anche senza uova e latticini…

Il pranzo di ieri sono state polpettine di sedano rapa e lenticchie decorticate  (gluten free) con verdure saltate in olio di sesamo.

Ingredienti:
1 sedano rapa di media dimensione
5 o 6 cucchiai di farina di mais fioretto*
Purè di lenticchie rosse
Olio EVO
zenzero

Ho sbucciato per bene il sedano rapa, l’ho tagliato a pezzettoni e l’ho cotto a vapore per una ventina di minuti. Deve diventare morbido.
L’ho messo in una ciotola e l’ho schiacciato con una forchetta. Ho quindi aggiunto il purè di lenticchie avanzato la sera prima, la farina di mais, l’olio d’oliva e un po’ di succo di zenzero grattugiato. Ho mescolato per bene ricavando un impasto morbido, ma compatto.
A questo punto ho fatto le mie belle polpettine.
La ricetta non è tutta farina del mio sacco, ma mi sono ispirata a quella pubblicata nel libro Radici e tuberi in cucina, Alice Savorelli, Terra Nuova edizioni, Firenze 2012, p. 92.
Chiaramente l’ho modificata perché non riesco mai a replicare nulla filo per segno…non ho ancora capito se è un difetto o meno, ma pazienza…
Le polpette le ho disposte su una teglia con carta da forno e le ho infornate per venti minuti a 180°. Tempo di farle dorare.

Le verdure in accompagnamento sono semplicemente carote tagliate a tocchetti, cavolo verde e cipolla saltate in un po’ d’olio di sesamo.

Buone buone e veloci. Per un aperitivo o come antipasto sono veramente ottime. Inoltre potrete variare e combinare le verdure come più vi piace.
Ricordate? Variare e la parola d’ordine!

E a questo proposito apro la mia solita parentesi.
Sapete quale è una delle cose che più mi infastidisce sentire?
“Ma sì, ma basta mangiare un po’ di tutto…”. GRRR
Basta mangiare un po’ di tutto?
E cosa sarebbe un po’ di tutto? Sarebbe un po’ di formaggio? Poi qualche uova alla settimana? Carne, magari rossa solo una volta, mentre gli altri giorni meglio carne bianca. Massì, alla sera poi per stare leggeri ottimi gli affettati..con un bel panino!
E poi qualche patatina fritta o qualche snack bello pronto, o qualche merendina golosa per spezzare la fame durante il giorno.
Ah sì, certo, la verdura dove la lasciamo? Un po’ di insalata in busta già lavata non manca mai a tavola, o qualche carotina tagliata a fiammifero. Fa bene, no?
Alla pasta al sugo già pronto non si può certo rinunciare e al massimo un po’ di riso (rigorosamente non integrale) ogni tanto per qualche ricetta più “esotica”.
Comunque le verdure le scelgo bio, e anche la frutta, il latte, lo yogurt. Tutto bio, tutto sano!

Spero sinceramente che non vi riconosciate in questa descrizione, ma vi assicuro che in molti, moltissimi, oserei dire la maggioranza delle persone, mangiano così.
Basta guardare nei carrelli della spesa. Io non ci vado quasi più al supermercato, ma quando mi capita rimango sempre allibita.

Intendiamoci, fino a due anni fa era (quasi) così anche la mia di spesa, ma poi ho iniziato a frequentare il corso a La Sana Gola, ho iniziato a modificare la mia alimentazione, a vedere i miglioramenti sul mio corpo e allora sì che ho capito cosa significa variare.

Variare significa scegliere tra un’infinità di prodotti che offre la natura non che offrono gli scaffali dei supermercati.

Variare significa mangiare ogni giorno cereali integrali diversi (riso, quinoa, miglio, amaranto, grano saraceno, mais): potremmo cambiare tutti i giorni anche escludendo quelli glutinosi!!

Variare significa mangiare verdure diverse: radici, a foglie verdi, rotonde (e quindi crocifere, gigliacee, composite, cucurbitacee, ombrellifere, con più moderazione chenopodiacee e le solanacee).
Se andate a ricercare ogni categoria vedrete quanta varietà!
E ognuna di queste famiglie, ognuna di queste verdure ha in sé un’energia diversa che nutre in modo diverso il nostro organismo e quindi è proprio un dovere farle variare sulla nostra tavola: le verdure lunghe e strette ci aiutano a dimagrire, le verdure tonde rallentano leggermente il metabolismo. Poi ci sono quelle più adatte alla stagione invernale (che crescono quindi in inverno) e quelle più adatte all’estate.
Non ha molto senso consumare a dicembre delle zucchine o le melanzane: questo non è variare è, se mi permettete, essere un po’ incoscienti…

E poi ci sono i legumi, anche qui varietà infinite…Non dovrebbero mica farci sentire troppo la mancanza di carne, uova, formaggi…
Certo, direte voi e il gusto? Vuoi mettere una bella bistecca ai ferri o del formaggio fuso?
Ma li avete mai mangiati o cucinati veramente i legumi?
Provate a metterli in ammollo, ad aspettare il tempo che si riidratino e poi a cucinarli abbinati a tutte quelle verdure e a quei cereali. Hanno un altro sapore rispetto a quelli in scatolette..
Impossibile non trovarli appetitosi e squisiti!
Ci vorrà magari un po’ di tempo a riabituare il palato ormai compromesso da un’alimentazione sregolata ricca di cibi precucinati, pieni di grassi, sale, zucchero, aromi artificiali che distruggono le papille gustative (nostre e anche dei vostri bimbi) e danno assuefazione.
Me ne rendo conto che non è così facile, ma certamente è fattibilissimo!

E se ancora non vi ho convinti a cominciare a variare veramente (cereali integrali, verdure e legumi) comprate l’Internazionale di questa settimana e dopo aver letto l’oroscopo di Brezsny, leggetevi l’articolo da pag. 39. Forse è più persuasivo di me! (o magari prima leggete l’articolo e poi l’oroscopo..insomma, vedere voi!)

Ora vado a controllare l’esperimento che cuoce in forno…speriamo in bene.
E dopo toccherà alla colomba, senza burro, uova, zucchero…Confido in una bella sorpresa.

Buona Pasqua a tutti!

ricette-veloci-per-pranzo-in-ufficiodiversamente buoni contest

pranzo in ufficio IIEccomi qui con un’altra schiscia.
L’idea del pranzo di oggi me l’ha data Elena con il suo ultimo post.
E così, ieri sera, dopo cena, anziché sbragarmi sul divano, mi sono messa a impastare..
Tra qualche giorno abbandonerò la panificazione per dare tregua al mio fegato e mi metterò in “quaresima” da prodotti da forno quindi, in questo periodo, come avrete notato, sto sfruttando al meglio la mia creaturina che tante soddisfazioni mi dà – prima del letargo forzato!

Ingredienti:

150 gr di lievito madre senza glutine rinfrescato tre giorni prima
170 ml di acqua (la dose dovrebbe essere tra 150 e 215 ml)
100 gr di farina di mais bianca*
60 gr di farina mix B (vorrei tanto evitare le farine dietoterapiche, ma per ora gli esperimenti fatti sono sempre stati deludenti, quindi mi oriento almeno su quelle che non contengono zucchero, né lattosio)
50 gr di farina Werz
15 gr di farina di riso impalpabile*
100 gr di polpa di zucca cotta al forno
5 ml di olio EVO
1 cucchiaino di succo di mela concentrato
sale

Le proporzioni tra lievito, acqua e farina le ho fatte basandomi sulle indicazioni di Olga ed Emanuela
descritte nel loro libro Ricettario per celiaci. Panetteria senza glutine, Aliberti editore, Reggio Emilia 2010, p. 47

Ho messo il lievito madre in una ciotola di vetro, ho aggiunto l’acqua tiepida nella quale ho sciolto il succo di mela concentrato e ho lasciato riposare per una mezz’oretta.
Dopo di che ho aggiunto le farine, la polpa di zucca (che nel frattempo ho cotto in forno) schiacciata con una forchetta, l’olio, il sale, e ho impastato il tutto per qualche minuto con un cucchiaio di legno (non avevo voglia di avviare l’impastatrice e ho fatto anche un po’ di ginnastica!!!).

La consistenza dell’impasto deve essere appiccicoso, ma non liquido: un impasto morbido, ma compatto, per intenderci.

Quando si è amalgamato per bene, ho coperto la ciotola con un telo di cotone e ho lasciato lievitare in forno tiepido per tutta la notte.
Beeeello!! Anche questa volta il “miracolo” si è compiuto. L’impasto è lievitato.

Ho preso la mia bella spianatoia, c’ho appoggiato sopra un foglio di carta da forno un po’ infarinato e ho rovesciato l’impasto: regolate la farina in modo tale che non vi si appiccichi tutto sulle mani. Non ne serve molta, vedrete che diventa subito lavorabile.
Fate le vostre pagnotte (con le dosi ne escono 6 circa) e appiattitele come per fare il pane arabo.
Io le ho lasciate riposare giusto il tempo di preparare l’imbottitura…

Ingredienti dell’imbottitura:

un bicchiere di ceci neri cucinati la sera precedente
3 pomodorini secchi
zucca a pezzetti cotta a vapore
foglie di scarola
olio EVO
cipollotto

Non volendo mettere i ceci interi, ma comunque neppure completamente passati, ho deciso di utilizzare l’attrezzo per fare i passatelli in modo da schiacciarli senza sbriciolarli o spappolarli troppo. E  il risultato ottenuto è stato proprio quello desiderato!
Ho scaldato una pentola con un filo d’olio d’oliva, ho tagliato i pomodorini secchi e li ho aggiunti assieme ai ceci e alla zucca facendo saltare il tutto per qualche minuto: un profuminoooo.
Per fortuna l’odore del cibo la mattina non mi infastidisce affatto!!!
A fuoco spento ho aggiunto del cipollotto crudo tagliato finemente e ho lasciato insaporire.
Questa operazione avrà si o no richiesto 6-7 minuti (forse anche meno).

Quindi ho scaldato il testo romagnolo e ho cotto il mio pane “arabo”: 6 minuti per lato (deve essere ben cotto anche all’interno).
E ho anche fatto colazione!!!
Una volta pronto, l’ho lasciato raffreddare un pochino e poi l’ho tagliato a metà e farcito con due foglie di scarola appena saltate in padella e con quella bontà ai ceci.

mmmmh, forse però manca qualcosa…Una salsina agrodolce?

Ingredienti della salsina:

senape in grani* (o anche senape normale)
tamari*
succo di mela concentrato (ma se volete anche malto di riso certificato)
succo di limone
Vado a occhio con le dosi e mescolo tutto!

il copyright di questa salsina credo sia di Martin, il mio insegnante: buonissima.

La consiglio a chi sta seguendo una dieta dimagrante perché non contiene olio ed è squisita! Con la zucca o i broccoli rende al massimo.

Inoltre stimola fegato (sapore acido), milza/pancrea/stomaco (sapore dolce), reni (sapore salato) e polmoni/intestino crasso (sapore piccante).
E per il cuore?? Niente paura non mi sono dimenticata di lui: nell’impasto c’è il mais, che assieme a quinoa e amaranto, è il cereale che più lo aggrada!

Sapete bene che a tavola, più qualità di cotture, consistenze, tagli, e sapori mettiamo, più rendiamo il nostro cibo “vivace” e pieno di energia!
La varietà è un’ingrediente preziosissimo e fondamentale, non dimenticatevelo!

E con questo post, come avrete capito, partecipo sia Salutiamoci, perché a casa di K@tia sono stata benissimo. Per partecipare leggetevi il regolamento e appuntatevi tutti gli ingredienti consentiti!

mangiarbenes

sia  al  contest di Francesca, perché la schiscia è la schiscia!
ricette-veloci-per-pranzo-in-ufficio

Meglio ottimizzare le energie, no??

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili. 

torta dell'amicizia senza glutine, zucchero, uova, latteHo appena deciso che questa si chiamerà la mia torta dell’amicizia! Eh sì, Galeotto fu…una torta.
La ricetta originale è di Manu (da tutti conosciuta come Ema, ma io ho cominciato a chiamarla Manu e ora non riesco più a cambiare) autrice del bellissimo blog Arricciaspiccia (che conoscerete benissimo).
Anche lei celiaca d.o.c, l’ho incontrata durante un corso di fotografia e siamo diventate amiche!
Sapendo che non mangio zucchero ha provato a sperimentare una torta senza, per condividerla nella pausa pranzo. Un successone: tutti increduli per il fatto che non avesse zucchero né altri dolcificanti e che fosse buonissima.
Chiaramente ho provato a replicarla un paio di volte, ma senza ottenere il risultato desiderato.
Scambi di messaggi, di consigli su come fare, e poi ieri sera mi sono detta: “perché non provarla con il lievito madre?”. E così ho fatto.

Rispetto alla ricetta originale ho variato un po’ gli ingredienti, ma in ogni caso questa torta magica (come l’ha soprannominata lei) è tutta sua!
Cosa ho cambiato? Vediamo se siete preparati: secondo voi?
Ho sostituito le banane (frutto tropicale, bla bla bla, non ne potrete più, vero?) con la pera.
Non ho messo i datteri (troppo dolci, troppo espansivi, meglio non usarli spesso).
E poi, ma solo perché non ne avevo, non ho messo ciliegie e cramberries.
Insomma, direte voi: “ma che cavolo ha messo?”

Questi i miei ingredienti:

165 gr di lievito madre senza glutine rinfrescato il giorno prima
375 ml di latte di riso basmati
200 gr di farina di mais fioretto*
200 gr tra albicocche secche e prugne secche*
50 gr di uvetta sultanina*
20 gr di mele essicate*
2 pere
mandorle e nocciole a piacere*
abbondante olio di mais per ungere la teglia

Ho aggiunto 100 ml di latte tiepido al lievito madre e ho lasciato riposare un’oretta;
ho tagliato a pezzetti albicocche e prugne e le ho messe in ammollo, assieme all’uvetta e alla mela essicata, nel restante latte di riso.
Ho quindi tagliato a pezzettoni due pere mature e le ho cotte a fuoco lento con mezzo bicchiere d’acqua.
Trascorsa un’ora – minuto più, minuto meno, ho messo nell’impastatrice il lievito madre, la frutta secca con tutto il latte, le pere cotte con il loro sciroppo, le mandorle e le nocciole tritate grossolanamente, la farina e ho avviato: ho lasciato impastare per 5 minuti.
Quindi ho messo la ciotola con l’impasto nel forno e ho lasciato lievitare tutta la notte (8 ore).
Al mattino l’impasto si è presentato bello gonfio.
Ogni volta che vedo che il mio lievito madre è vivo, mi commuovo!
Ho quindi acceso il forno a 170 gradi (attenzione a non superarli in questa fase perché non si deve andare oltre al punto di fumo dell’olio) e ho messo la teglia in forno per far scaldare bene l’olio.
Quando ho tolto la teglia – una volta che l’olio fosse ben caldo – ho aumentato la temperatura del forno a 190 gradi.
Ho versato nella teglia l’impasto in modo che si formasse una bella crosticina (su istruzioni di Manu) e quindi ho infornato per un’ora o poco più (dipende sempre dal forno).
L’impasto era molto. Avendo paura che non cuocesse ho messo l’eccedenza in sei stampini per muffin così, oltre la torta, ho sfornato anche 6 dolcetti!

Una bontà, veramente. Prova marito superata al 100%!!

E visto che questa ricetta è senza glutine, senza latte, senza uova, e SENZA ZUCCHERO, ho deciso di partecipare al contest diversamente buoni di no sugar please e cucinatollerante.

diversamente buoni contest

Questa torta è sicuramente adatta ai celiaci, agli intolleranti al lattosio e alle proteine del latte, a chi è allergico – o non tollera – le uova e, rispetto ai dolci tradizionali fatti con lo zucchero, ha un minor indice glicemico.
Credo che l’ingrediente che ha più alto indice glicemico sia l’uvetta (ma ce n’è solo 50 grammi e volendo si può evitare aggiungendo qualche albicocca in più!).

Quando affronto con le persone argomenti come la celiachia o le intolleranze al lattosio mi sento più a mio agio. Ma quando mi trovo a dover dare consigli alimentari a chi soffre di diabete, la cosa si complica un po’.
Mentre per la celiachia, o comunque per un’intolleranza o per un’ allergia a uno specifico alimento, basta (nella maggioranza dei casi) eliminare l’alimento incriminato, col diabete non è proprio così.

Non basta eliminare lo zucchero e stare attenti all’indice glicemico degli alimenti, ma è importante creare una dieta forte che escluda quegli alimenti che hanno un’energia troppo espansiva (indipendentemente dall’indice glicemico): olio, frutta cruda, latte di cereali, semi oleosi crudi…e anche fruttosio, stevia, miele, e dolcificanti artificiali (che comunque non consiglierei a nessuno!!), cacao.

Non vorrei dilungarmi troppo, ma visto che l’ospite del contest soffre di questo disturbo ci tengo ad accennarlo.

Quali alimenti consiglierei quindi?
Quelli con un’energia più contraente (per la macrobiotica yang, che riportano equilibrio in un contesto troppo yin).
Quindi cereali in chicco come grano saraceno, miglio, quinoa e amaranto (che sono pure senza glutine!), cotti in modo asciutto, tipo couscous o risotto e ancora meglio se ripassati in padella o trasformati in polpette: la cottura aggiunge ulteriore energia yang al cibo e la doppia cottura ne aggiunge ancora di più!
I condimenti ideali, sempre in cottura, sono olio, sale (integrale di sicilia), gomasio in rapporto 1:17 (1 parte di sale e 17 di sesamo) e volendo anche miso (attenzione per i celiaci) e salsa di soia (senza zucchero) o tamari certificato gluten free per i celiaci.
Le verdure “dolci” sono tra quelle più indicate: carote, zucca, cavolo,…, ben cotte e magari cucinate anche con l’alga arame.
Queste verdure piacciono molto al pancreas che ha bisogno di essere rafforzato e nutrito.
Evitare invece melanzane, pomodori, patate, peperoni, spinaci, bietole, asparagi, soprattutto per i casi più gravi: hanno un’ energia troppo espansiva e anziché rafforzare l’organismo, tendono a indebolirlo.
Per chi gode di ottima salute non fanno gran danno, ma per chi ha qualche problemino in più non sono proprio da consigliare.
Bene i legumi: azuki, ceci, lenticchie, arachidi tostate.
Insomma, la dieta deve essere bella strong per permettere all’organismo di accumulare forza. Qundi anche niente microonde!

Chiaramente queste indicazioni non vanno a sostituire le cure mediche. Ma seguendo i principi della macrobiotica si adotta uno stile alimentare che, affiancato alle prescrizioni mediche, può portare maggiori benefici. Provare per credere!

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili. 

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