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Archivio mensile:febbraio 2012

Ammetto che prima di essere arrivata a un risultato decente ho fatto vari esperimenti…per questo ci ho messo qualche giorno prima di pubblicare la ricetta e sinceramente ancora non sono del tutto soddisfatta: le tagliatelle si appiccicano un po’, mannaggia! Comunque margini di miglioramento ce ne sono e quindi vi invito a provare, prima di trasformarmi io in una tagliatella (dopo 4 sere consecutive di esperimenti, direi che era il caso di una tregua!!!) Questi gli ingredienti per due persone:

200 gr di farina senza glutine (avrei voluto usare quella biologica, ma non ne avevo abbastanza. Quindi ho usato il mix B della Schar); 25 gr di farina di grano saraceno*; 25 gr di farina di castagne*; 20 ml di olio extra vergine di oliva; 120 ml di acqua.

Ho impastato per bene e quando si è formata una bella palla ho continuato a lavorarla sulla spianatoia di legno in modo che perdesse l’umidità in eccesso. Diciamo che a un certo punto diventa quasi elastica: certo, non è che si può pretendere molto da un impasto senza glutine e senza uova…ma regolando con l’olio, e dopo una mezz’oretta di riposo, si riesce a stendere bene col mattarello. Io preferisco le forme irregolari, quindi non ho adoperato la macchinetta né per tirare la pasta, né per ricavare le tagliatelle: ho fatto tutto a mano per dare più un’idea di casareccio, ma volendo la si può usare (con un po’ di pazienza, perché la farina di grano saraceno tende a dividere l’impasto e può capitare che tirandolo con la macchinetta si sgretoli un po’!). Nel frattempo ho fatto un bel soffritto con porro, olio EVO, qualche fungo secco ammollato nell’acqua e delle castagne fatte a pezzettoni (quelle già bollite prese al supermercato: se fosse stato novembre, avrei usato le castagne vere!!!). Ho messo sul fuoco un pentolone di acqua salata con una bella foglia di alloro e raggiunto il bollore ho buttato le tagliatelle. Dopo pochissimi minuti erano pronte! Le ho impiattate, immortalate in qualche modo, e mangiate. Direi buone, anche se un po’ appiccicose…Forse forse renderebbero meglio sotto forma di orecchiette!

* Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili. 

Appena si scopre di non poter mangiare più il frumento ci si trova veramente spaesati: “e adesso, come faccio?”. Bè, fino a ora ho solo menzionato le varie alternative senza scendere troppo nei dettagli. Mi sembra quindi giusto presentarvi più approfonditamente il meraviglioso mondo dei cereali (o simili) senza glutine. Direi di non cominciare dai più comuni come mais o riso (anche se ci sarà molto da dire anche per loro), quindi ecco che vi presento il grano saraceno. Nonostante il nome non rientra nella famiglia delle graminacee, ma appartiene alle poligonacee (come il rabarbaro, per fare un esempio). E così col suo chicco spigoloso il grano saraceno è uno dei nostri più preziosi alleati! E’ consumato molto nei paesi freddi come la Russia, e in Italia è diffuso più al nord: piatti tipici sono per esempio i pizzoccheri valtellinesi e la polenta taragna!! Ha origini in Siberia e in Manciuria e questo ci porta a considerare la sua energia molto riscaldante. E’ quindi un ottimo alimento invernale da alternare con frequenza agli altri cereali senza glutine. A me piace moltissimo, è molto versatile e si possono fare ricette sia dolci sia salate e si può consumare anche in insalate. Piace molto anche ai Giapponesi: ottimi i soba conditi con verdure, o al brodo… Attenzione però, se volete provare a mangiarli li dovrete fare in casa senza l’aggiunta di farina di frumento!!! Ma torniamo al nostro grano saraceno: il suo chicco contiene tutti gli 8 amminoacidi essenziali che il nostro corpo non è in grado di sintetizzare da solo e quindi ha bisogno di un’integrazione con l’alimentazione. Direi a questo punto che con i suoi zuccheri complessi, le sue proteine e i suoi sali minerali è un alimento proprio completo. Attenzione però a quando lo comprate: leggete sempre sull’etichetta cosa c’è scritto, è facile che siano presenti tracce di glutine a causa della contaminazione crociata. Quindi con prontuario alla mano, o lente di ingrandimento in soccorso, non faticherete a trovare la marca consentita sullo scaffale del supermercato. Molto versatile anche la farina (consiglio di munirvi di un macina cereali sia per poter evitare il rischio della contaminazione, sia per poter sfruttare tutte le proprietà organolettiche di un chicco appena macinato) che potrete utilizzare per fare torte, polenta, la pasta, o creme gustose per la colazione. Inoltre difficilmente lo troverete inzuppato di fertilizzanti, perché non sono in grado di aumentarne la resa: crescerebbero solo le foglie e non i semi! Spero che vogliate dargli una chance a tavola, vedrete piacerà a tutta la famiglia! Qui a Milano oggi è ancora una giornatina grigia e fredda, ne approfitto quindi per preparare delle belle tagliatelle di grano saraceno e castagne! Sono un esperimento, speriamo in bene… Mi piace l’idea di mischiare le due farine… vedremo cosa ne uscirà nel prossimo post!!!

Dopo due giorni di nevicate e le temperature scese sotto lo zero ho pensato che uno stufato fosse la cosa più indicata per scaldarci un po’! E così ho provato a fare un bel nishime di verdure. E’ uno dei piatti curativi della cucina macrobiotica, e con tutto il freddo che ho preso in questi giorni era proprio la cosa ideale. Il segreto della sua forza sta nelle proprietà delle verdure utilizzate: sono tutte verdure dolci che se molto cotte sviluppano un’energia curativa. Oltre a essere considerate il cibo coccola per eccellenza – quando siete un po’ giù, provate a prendervi cura di voi con un bel passato caldo di zucca o di cavolfiore: il calore e il gusto dolce della verdura penetra nel corpo dando un senso di conforto – le verdure dolci aiutano stomaco e sistema immunitario a rafforzarsi. In questo stufato inoltre la disposizione delle verdure nella pentola amplifica il loro effetto: si procede a strati. Alla base l’alga kombu e poi via via le altre verdure partendo da quella che cresce più in alto. In questo modo l’energia della radice, che tende verso il basso, penetra nelle verdure che stanno sotto, aumentandone l’ energia. Questi gli ingredienti che ho usato: 

Mi rendo conto che lo scatto non è proprio il massimo, ma appena prenderò confidenza con la macchina fotografica, e imparerò un po’ di tecnica, sarò in grado di fare foto migliori, promesso!  Tornando al piatto, questo l’ordine che ho dato alle verdure: la carota che è una radice è stata l’ultima a entrare in pentola; in basso ho posto l’alga Kombu, annegata da un dito d’acqua, e poi è stato il turno della  zucca, quindi della cipolla, della la rapa e in fine, per l’appunto, ho messo la carota. Vietato mescolare! Tutto deve essere stabile in quell’ordine, e deve cuocere lentamente. Prima di chiudere la mia tajine marocchina, ho annaffiato le verdure con un cucchiaio di tamari* usato al posto del sale (il tamari, a differenza della salsa di soia classica, non contiene frumento. In commercio lo trovate facilmente anche con la spiga sbarrata) e ho fatto cuocere per una mezz’oretta abbondante a fuoco lento. Ecco qui le verdure tagliate a pezzettoni prima di essere stufate.  Belle, vero?

Un bel contrasto di colori se si pensa a come si presentavano prima di essere tagliate (ammetto, la foto è un po’ sovraesposta, ma la barbabietola era proprio di questo colore!!!). Chiaramente il nishime di verdura si può fare con altre verdure dolci, per esempio potete usare daikon o ravanelli al posto della carota e il cavolo al posto della zucca. L’importante è che rispettiate le energie di crescita delle verdure per renderlo più efficace. Lo consiglio anche se state seguendo una dieta dimagrante: non c’è olio e se usate daikon o ravanelli sfruttate anche la loro proprietà di sciogliere grassi! Insomma, direi che è da provare. Veloce da preparare e fa tutto da solo, non dovendolo neppure mescolare. Io ho usato una pentola di terracotta, adoro cucinare nella terracotta, ma nulla vieta di farlo in una pentola d’acciaio, purché a fondo spesso. A questo punto mi sembra di non dover aggiungere nulla, se non augurarvi un buon appetito!

* Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili. 

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