Archivio

Archivio mensile:marzo 2012

mmmmmm che fastidio quando ti senti dire: “mangi il miglio?come gli uccellini?”. Ebbene sì. Il miglio che mangiano i canarini è buonissimo ed è pure senza glutine! Certo noi esseri umani per digerirlo lo dobbiamo mangiare decorticato, ma sempre miglio è (bè, ora che ci penso pure i canarini lo mangiano decorticato visto che sotto la mangiatoia rimangono tutte le bucce, sempre che sia lo stesso miglio). In ogni caso pare che fin dall’età della pietra in Italia fosse conosciuto e sicuramente i Romani se lo pappavano! In passato la polenta, prima che Cristoforo Colombo importasse il mais, era fatta col miglio (oltre che col farro e altri cereali glutinosi!!!). Appartiene quindi alla nostra tradizione culinaria, anche se ormai sulle nostre tavole compare molto raramente. Tra i cereali è il più alcalino e digeribile: non contribuisce ad acidificare il nostro organismo (per questo ci pensano già le proteine animali) e lo stomaco ringrazia! Ricco di ferro e magnesio è consigliato per chi fa una vita sedentaria, agli intelligentoni, a chi deve riprendersi da una malattia, alle donne in gravidanza e ai bambini anche durante lo svezzamento. Non necessita di ammollo e cuoce in circa 15-20 minuti (dipende anche da come lo volete, se tipo pappone lo dovrete lasciare andare di più, con più acqua, se vi piace più sgranato tipo cous cous, allora riducete un po’ l’acqua e la cottura). Assorbe l’umidità e quindi assorbe anche i liquidi nel nostro copro, che male non fa, soprattutto se non vi dispiacerà asciugarvi un po’. Vi consiglio di consumarlo maggiormente durante i cambi di stagione, ma è bene introdurlo almeno una volta a settimana nella dieta: piace molto alla milza e al sistema linfatico. Diciamo che il suo potere curativo lo esprime maggiormente combinato con una verdura dolce, per esempio la zucca: questa combinazione migliora il sistema immunitario e di conseguenza rafforza chi soffre di allergie nelle quali sono coinvolte le vie respiratorie e la pelle, chi soffre di raffreddori e influenze, ma anche chi soffre di acidità e ulcere. Insomma direi che è da rivalutare, non credete? E poi è davvero buono.

Domenica mattina mi sono svegliata con una bella sorpresa! Monica autrice del blog mimangiolallegria mi ha dedicato il premio Liebster Blog.

E’ un premio che viene dato a 5 blog con meno di 200 follower (e qui ci stiamo ampiamente!!!!). Il regolamento prevede che chi riceve il premio deve scrivere un post per informare del premio ricevuto (grazie Monica), inserire il logo dell’iniziativa: Liebster Blog (blog più amato) e assegnarlo ad altri 5 blog sempre con meno di 200 follower. Devo ammettere che è una bella sensazione ricevere un premio. Spero che la provino anche i blog che sto per nominare.

Il primo che vorrei votare è il blog di Letizia Saturni, not only gluten free:  è stato uno dei primi blog che ho incontrato nel cyberspace. Letizia è una nutrizionista ed è stato anche il suo lavoro a farmi interessare maggiormente all’argomento. Onestamente non so se ha più di 200 followers (se dovessi scoperire che è così, nominerò un altro blog!!), ma per il supporto che da a tutti i celiaci, e non, mi sembra il minimo indicarla.

Il secondo è un blog che ho incontrato da pochissimo tempo e che mi piace molto: la tana del riccio. E’ praticamente il mio blog gemello (per data di pubblicazione), ma è moooolto più ricco di ricette interessanti e gustose. Non è gluten free, ma siamo democratici, no???

Il terzo l’ho scovato proprio curiosando in casa del riccio ed è note di cucina. Autori gli Almost 3, che oltre essere bravissimi musicisti sono ottimi cuochi etici! Anche questo blog non è gluten free, ma molte ricette lo sono! E poi che problema c’è? Parola d’ordine: sostituire!!!!

Altro blog che voglio votare è quello alimentato dall’attenta Nemoravi. Qui potete trovare aggiornamenti e articoli provenienti da tutta Italia sul mondo del senza glutine. Non fa mai male tenersi aggiornati (e poi è grazie a lei che ho incontrato il blog di Monica).

Lo so, lo so ne manca uno…Ammetto che i blog che frequento sono molto seguiti e quindi non votabili. In questo momento quindi non ho il quinto. E’ grave?? Quando incontrerò quello che mi conquista, gli dedicherò la mia ultima nomination…

Ora vado a informare i primi quattro (anche questo fa parte del regolamento).

E’ da un po’ che sto meditando di scrivere questo post, e avvicinandosi la bella stagione ho pensato che fosse questo il momento giusto. Spero possa uscire qualcosa di utile, o meglio qualcosa che possa far almeno riflettere e magari mettere in discussione alcuni schemi alimentari che derivano da una distorta consuetudine alla quale sembra orma che siamo assuefatti.

Da quando mi sono iscritta al corso per terapista alimentare alcune persone mi hanno chiesto se potevo proporgli una dieta dimagrante (e chiedo scusa a chi ancora non l’ho preparata!!) o di avere consigli per mangiare meglio. Chiaramente queste persone sapevano, e sanno, che non sono dietologa, né nutrizionista. Si sono affidati a me semplicemente perché mi conoscono non aspettandosi sicuramente quello che avrebbero trovato rivolgendosi a una figura professionalmente riconosciuta. Non sono un’ incosciente, né tanto meno superficiale: tutte le diete che ho fatto si sono basate su quello che sto studiando e soprattutto sulla mia esperienza quotidiana; posso solo dire che chi le ha seguite abbastanza rigorosamente ha ottenuto risultati soddisfacenti.

Detto questo vorrei però focalizzare l’attenzione sui diversi tipi di dieta che ultimamente vanno di moda. Leggendo i giornali si trovano infinite diete dimagranti, disintossicanti, rigeneranti… che durano 4 giorni, una settimana,…, e che promettono di far perdere quei pochi chili messi durante le feste bevendo centrifugati, mangiando solo uva, sostituendo il pasto con un gelato e così via. Insomma sembra che non rimanga che scegliere la dieta preferita! E poi ci sono le diete più drastiche, quelle che eliminano totalmente i carboidrati per un periodo favorendo esclusivamente l’assunzione di proteine. Ora, non entro nel dettaglio perché ammetto di non conoscere alla perfezione questa dieta, e ammetto anche di non volere fare troppi sforzi per capirla: parto dal presupposto che sia illogica e avendo io una mente abbastanza matematica, se una cosa non è logica non mi interessa.

Quello che mi interessa è provare a far passare il messaggio che è il cibo stesso a farci stare bene, ma non il cibo raffinato, pieno di zuccheri, conservanti, aromi artificiali, addensanti e così via, ma è semplicemente il cibo che l’uomo ha da sempre mangiato dalla sua origine fino a 100-150 anni fa: cereali integrali, legumi, verdura e frutta di stagione. Perché mai dovrei nutrirmi di sole proteine animali, se non è nella mia natura? Non mi risulta che l’uomo abbia mai mangiato così, e non mi risulta neppure che i nostri geni siano cambiati negli ultimi duecento mila anni (questa non è farina del mio sacco, per approfondimenti Ongaro Filippo, mangia che ti passa, Milano, Piemme, 2011), quindi perché dovrei costringere il mio copro a una forzatura così innaturale per poter buttare giù qualche chilo messo su proprio a causa di una scorretta alimentazione? E perché mai dovrei bere 3 litri di acqua al giorno per eliminare le proteine in eccesso assunte con una dieta proteica, costringendo reni e fegato a un lavoro extra?

Certo, pasta raffinata e riso raffinato, che sono solo amido e zucchero, fanno ingrassare, ma non è così per i cereali integrali, le verdure e i legumi. Perché escluderli dalla dieta anche solo per un periodo relativamente breve? Provate a riscoprire i cereali in chicco (riso integrale, miglio, quinoa, amaranto, grano saraceno) e per una decina di giorni sostituiteli alla pasta senza glutine. Provate a eliminare pane, crekers, grissini, patatine, e aumentate l’assunzione di verdure di stagione variandole il più possibile, provate a ridurre drasticamente l’assunzione di carne (sia bianca sia rossa) e mangiate più lenticchie, ceci, azuki e volendo pesce come branzino, orate, trote, sostituite il dolce con frutta di stagione, non con i dolcificanti chimici che sono dannosissimi per il nostro organismo. Non sarà necessario pesare nulla, calcolare le calorie o privarsi di un bel pasto saziante. Il vostro umore migliorerà, la pelle migliorerà, la bilancia sorriderà (ma a quel punto sarà l’ultima delle vostre preoccupazioni!!).

In 10 giorni vedrete i primi benefici, in tre mesi vi sentirete come nuovi! E se poi approfitterete della bella stagione per fare passeggiate all’aria aperta e qualche giro in bicicletta sarà ancora meglio! Siete ancora convinti di volervi abbuffare di sole proteine??? Pensateci davvero bene, perché quello che mettete a rischio è la vostra salute e non credo ne valga la pena…Bisogna iniziare seriamente a pensare che la salute passa da quello che si mangia, al di là dei chili di troppo (che sicuramente è meglio non avere addosso).

C’è chi sta pensando di tassare i cibi spazzatura, quelli che ci fanno ingrassare: davvero la capiremo solo grazie all’introduzione di una sovrattassa? Siamo così ridotti male? Certo (e qui non voglio alimentare una polemica), i cibi per celiaci sono già costosi, figuriamoci se dovessero sovratassarli (visto che la maggior parte non li farei rientrare nella categoria dei cibi sani), ma forse un’attenzione in più a quello che compriamo con il nostro buono mensile dovremmo mettercela. Se non l’avete già visto vi lascio riflettere anche sulle parole del prof. Berrino (chiaramente molto più autorevoli delle mie!!). Buona riflessione (ai celiaci e non..).

Non vi capita mai di avere degli avanzi in frigorifero e di non sapere come smaltirli? Ammetto che a me non piace mangiare le stesse cose il giorno dopo, quindi spesso riadatto e invento qualcosa per rendere l’avanzo una novità. Ecco qui il risultato di ieri sera: una ricetta semplice semplice utile a nobilitare qualsiasi avanzo di verdure o di cereale, che magari giace da qualche giorno in frigorifero. Io avevo qualche cecio e un po’ di soia verde che chiedevano di essere mangiati, oltre a della quinoa avanzata dal pranzo. Detto fatto e accontentati!

Questi gli ingredienti per 5-6 involtini: due tazze di quinoa cotta (bollita in acqua salata), ceci avanzati (saranno stati due cucchiai), mezza tazza di soia verde bollita, due carote, un porro e chiaramente una bella verza.

Ho tritato il porro, tagliato alla brunoise le carote, e ho fatto stufare il tutto in un po’ d’acqua, e qui aprirei una parentesi: se non stessi seguendo il compitino per la quaresima, avrei fatto un bel soffritto con olio extra vergine di oliva o di sesamo, ma in questo periodo sto cucinando tutto senza olio per aiutare fegato & c.o. a depurarsi in attesa della primavera, quindi il soffritto lo lascio fare a voi (a meno che non vogliate sperimentare per qualche giorno la cucina senza olio) e qui chiudo la parentesi! Appena il profumo del porro si è sprigionato per tutta la “cucina” ho aggiunto i ceci, la soia e in fine la quinoa. Ho mescolato per amalgamare il ripieno e ho fatto andare ancora qualche istante. Nel frattempo ho sbollentato le 6 foglie di verza in acqua salata. Quando sono diventate di un bel verde brillante le ho scolate e riempite una a una con un po’ di ripieno. Ho chiuso i fagottini e li ho messi sul cestello di bamboo per un’ultima cottura a vapore. In alternativa al vapore potreste anche anche farli stufare con un po’ d’olio e della cipolla in una pentola a fondo spesso, o potreste metterli in forno con un filo d’olio o cosparsi di gomasio, insomma, potete finirli come preferite. Io li ho mangiati conditi con una salsina agrodolce che ho imparato a fare al corso: tamari*, malto di riso 100%*(che si può sostituire con succo di mela concentrato), senape, e limone. Le dosi sono variabili a secondo del vostro gusto, ma è davvero ottima!!! La cena mi ha proprio soddisfatta, anche perché in meno di mezz’ora era servita!

* Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili. 

Eccomi qui a raccontarvi di un altro chicco prezioso per noi: la quinoa. Viene considerata un cereale, anche se in realtà non lo è. Cresce soprattutto in America latina, in particolare sulle Ande. Non è diffusissima da noi, molti non l’hanno neppure mai sentita nominare, ma non per questo dobbiamo continuare a ignorarla, anzi! Per gli Incas era sacra, e la sua coltura è stata minacciata durante il periodo delle conquiste spagnole perché la religione cattolica, al contrario, considerava sacro il frumento (si vede che all’epoca non c’erano così tanti celiaci!!!!). Qui da noi è difficile coltivarla ma, nonostante sia promotrice del consumo di alimenti del territorio, per la quinoa chiudo un occhio e vi consiglio di provarla e di inserirla regolarmente nella vostra dieta. E’ un ottima fonte di proteine e ha proprietà energetiche. Ideale per riprendersi da una convalescenza, da un periodo di stanchezza, o nei cambi di stagione. Oltre a carboidrati complessi e ad amminoacidi essenziali è anche ricca di sali minerali e vitamine (del gruppo B e C). E’ uno dei non cereali più completo, quindi adattissimo anche ai bimbi e alle donne in gravidanza. Inoltre in cucina è molto versatile, potete sbizzarrirvi con un couscus, una zuppa o con sformati, e rende benissimo nelle polpette o come ripieno per le verdure. Insomma, da provare. Un consiglio: risciacquatela molto bene prima di cuocerla perché potrebbe avere un retrogusto un po’ amarognolo (a me non è mai capitato, ma spesso mi è stato detto che la quinoa è amara, non è vero!!) dato dalla presenza di saponina, una sostanza amara che protegge il chicco dalle aggressioni degli uccellini e degli insetti. In genere si consiglia di cuocerla in acqua pari al doppio del suo volume per 15-20 minuti. Attenzione che basta un niente per trasformarla in un pappone (a me piace anche così, ma se volete un risultato più sgranato, magari usate un po’ meno acqua). Direi che non ho altro da aggiungere anche se sicuramente la mia presentazione non è sicuramente esaustiva ma, data l’ora, direi che è il caso di andare a cucinare…

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 263 follower