pranzo in ufficioEvvivaaa, ce l’ho fatta a partecipare a questo simpatico contest (il mio primo, a dire la verità) sulle ricette per il pranzo in ufficio! Francesca hai avuto un’idea proprio bella.
Qui trovate le regole del gioco e se vi volete unire avete tempo fino alla mezzanotte del 31 marzo: tic tac, tic tac…

Da quando ho deciso di abbandonare la mensa aziendale vivo di schiscia!
Mi sveglio alle 5.45 e mi metto a cucinare (per la gioia di mio marito e dei vicini): ma almeno ho un pranzetto appena “sfornato” anche perché, non riscaldandolo, preferisco che sia “fresco”.
Certo, potrei scaldarlo nel microonde, ma con tutta la fatica che faccio a cucinare cibi che mi danno l’energia giusta, non potrei mai indebolirli con le microonde, proprio no! E così mangio a temperatura ambiente (e se sono fortunata ogni tanto è ancora tiepidino…)

Ora, non voglio aprire una parentesi sui presunti danni alla salute che il microonde può provocare  - se vi va di approfondire vi rimando a questo link: magari è di parte, ma a me ha convinto a non usarlo più! – però vorrei comunque porre l’attenzione su questo tipo di cottura non naturale.
A differenza di quello che accade in tutte le altre cotture il cibo, nel forno a microonde, si cuoce dall’interno verso l’esterno. Questa cottura è quindi estremamente espansiva e come tutto ciò che è espansivo crea dispersione, raffreddamento e molte volte anche debolezza.
E’ la stessa logica dello zucchero, per fare un’esempio che ho già trattato qui: lo zucchero ha un’energia molto espansiva e questa energia porta squilibrio.
Il calore nel cibo dovrebbe penetrare, aggiungendo energia, non togliendogliela. E’ un valore aggiunto. Il microonde invece è come se disperdesse l’energia del cibo impoverendolo (energeticamente parlando). Poi, magari, è nocivo anche per altro o magari no, ma fondamentalmente è per questo che io non lo uso.
Ma ora basta farneticare e veniamo alla ricetta della schiscia di oggi!

E’ la mia versione invernale della panzanella!
La faccio le rare volte che mi capita di avere del pane raffermo: in genere non avanza mai, ma questa volta non siamo riusciti a finire la seconda pagnotta di un buonissimo pane fatto con il lievito madre senza glutine (resiste!!! dopo un mese o ancora vive, che soddisfazione!) e con qualche verdura avanzata dalla sera prima: ottimo pasto del riciclo.

Ingredienti:
tocchi di pane raffermo senza glutine (se fatto in casa ancora meglio!); broccoli; cavolfiore; sedano rapa; rafano nero; carote; porro; pomodorini secchi, olio EVO, aceto di riso, sale
Le quantità? A piacere!

Ho bagnato il pane per ammorbidirlo con un po’ del brodo avanzato la sera prima della cottura dei broccoli.
Ho cotto a vapore, per qualche minuto, alcune cimette di cavolfiore e ho tagliato le altre verdure:
i porri si sono trasformati in cerchiolini, le carote in strisce sottili, sedano rapa e rafano (con la sua buccia nera ben lavata) in dadini e i pomodorini secchi in filetti.
Ho quindi fatto saltare il tutto nella wok in abbondante (eh sì, qui ci vuole!) olio di oliva e quando le verdure si sono insaporite per bene ho aggiunto un po’ d’acqua.
Ho coperto e ho fatto cuocere a fuoco basso per una ventina di minuti: giusto il tempo di rendre il rafano tenero e di far assorbire l’acqua.
Poi ho aggiunto i broccoli avanzati la sera prima, il cavolfiore e il pane e ho annaffiato con un po’ di aceto di riso.
Ho quindi mischiato tutto quanto e…il pranzo è servito!

Per le mie schisce uso sempre contenitori di vetro. Li trovo più “sani” della plastica (mie fisime. Poche ne ho, vero?? Ma mi trovo a mio agio con tutte loro!!). Ogni tanto però succedono dei drammi: o si rompono (sigh sigh, capitato ben due volte) o il coperchio azzurro del contenitore cede spargendo i vari condimenti sul fondo della borsa. Un incuboooo. Non c’è sacchetto o sacchettino che tenga. La borsa mi si sporca sempre.
E allora ho eletto questo barattolo con le molle il mio preferito. E’ anche a prova di zuppa!
Ma se avete consigli migliori sono ben accetti!

ricette-veloci-per-pranzo-in-ufficio

Non vi capita mai di non combinarne una giusta? Che nervi!!!
Oggi volevo preparare i ravioli al vapore. Li ho fatti per la prima volta qualche settimana fa in occasione di una cena tra amiche e hanno avuto molto successo, ma oggi non c’è stato verso: così imparo a non segnarmi mai le dosi..
Pazienza, riproverò presto.
Chiaramente però non ho avuto tempo per pensare a qualche ricetta nuova e quindi approfitto di Salutiamoci per “ripubblicare” la mia zuppa di ceci preferita! Ricarico la foto (nel frattempo ho imparato a usare un po’ lightroom così ho modificato un po’ lo sviluppo…) e vi rimando al post di qualche mesetto fa, che ritrovate cliccando proprio QUI.

Zuppa di ceci senza glutine
Sono un po’ monotona? Ancora legumi? Vabé per il prossimo post cercherò qualcosa di diverso, magari qualcosa in tema con l’arrivo della primavera!
Però visto che, almeno qui a Milano, il tempo è ancora grigio e uggioso, magari a qualcuno verrà voglia di zuppa!
Questo mese la padrona di casa è K@tia e nel suo blog raccoglierà tutte le ricette ceciose di marzo.
Se volete partecipare anche voi qui trovate il regolamento e qui la tabella con gli ingredienti consentiti!
E’ una bella occasione per fare pulizie di primavera in dispensa e più la vostra dieta sarà leggera (via carne, via latte e latticini, via uova, zuccheri raffinati, alimenti industriali….) più il fegato, che si sta per risvegliare, sarà contento.
Questo organo infatti ha uno strettissimo legame con questa stagione. L’energia ascendente della primavera è molto stimolante per lui e per evitare di soffocare la sua energia è importante aiutarlo tramite una dieta leggera che gli faciliterà il suo lavoro.
Il fegato trasforma tutto il cibo e neutralizza le sostanze tossiche e dannose (alcool, farmaci – compresi quelli che assumiamo quando mangiamo carni provenienti da allevamenti intensivi imbottiti di ormoni e antibiotici – conservanti, additivi, etcetcetc).
Per svolgere al meglio i suoi compiti (che sono tanti) non deve essere intasato o sovraccarico, quindi alla larga anche dai grassi: ora che il freddo lascerà spazio a temperature più miti non c’è proprio ragione di continuare a mangiarli.
Più la dieta sarà leggera, più il nostro fegato ci aiuterà a stare bene anche moralmente: ritroveremo un po’ di pazienza, ci sentiremo più resistenti, saremo meno irrascibili e insicuri.
Meno mal di testa e cervicali e rigidità nel corpo.
Insomma, vale la pena di provarci almeno, no. Vi ho convinti?? Bene!
E se dopo Pasqua  volete unirvi all’ormai consueta “quaresima” proposta da Martin Halsey, la tabella di Salutiamoci sarà una buona guida per fare la spesa.
Se siete curiosi di scoprire in cosa consiste qui trovate tutti i dettagli.

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pasta e fagioli senza glutineAttendiamo tutti la primavera e invece fuori ancora fa freddo e pure nevica!
E allora quale miglior piatto per tenerci al caldo se non una bella pasta e fagioli?
Che buona, penso sia uno dei miei preferiti: la soddisfazione nel mangiarla per me non ha quasi paragone.
E così, visto che in settimana avrò amici a cena, ho provato a sperimentarla con la pasta fatta da me. Quello che vedete è il risultato.
Forse avrei potuto fare meglio, ma come primo tentativo non è andato affatto male.
Metteteci anche che uso solo farine biologiche, integrali, naturalmente senza glutine, e non uso uova….direi che mi posso ritenere soddisfatta (ma migliorerò).

Ingredienti per la pasta:
90 gr farina di riso integrale bio* (io ho usato quella della baule volante, se non la trovate sostituitela con una farina di riso impalpabile)
65 gr farina werz integrale
100 ml di acqua
25 ml di olio EVO

Ho impastato tutti gli ingredienti aggiustando un po’ le dosi man mano: il risultato deve essere un impasto bello compatto e il più possibile elastico (l’olio aiuta molto).
E dopo qualche minuto è uscita una bella pallina di pasta abbastanza morbida. L’ho lasciata riposare per un po’ coperta in modo che non seccasse.
Onestamente non ho ancora capito se il riposo è utile anche negli impasti senza glutine, ma male non penso faccia, no?
Una volta trascorso questo tempo ho preso una porzione di pasta, l’ho tirata col mattarello il più sottile possibile e con un rotella taglia pizza ho fatto delle striscioline lunghe circa 10-15 cm e le ho arrotolate come si fa per i “pici”.
Man mano li ho stesi su una teglia e coperti con uno strofinaccio per non farli seccare.

La sera prima ho messo in ammollo (lasciati per 12 ore) dei fagioli borlotti con la solita alga kombu.
Trascorso il tempo di ammollo li ho messi nella pentola a pressione sempre con l’alga e dell’acqua (diciamo a occhio che l’acqua era il doppio dei fagioli)
Li ho fatti cuocere per circa 40 minuti.
In un’altra pentola ho fatto un soffritto con cipolla bionda, olio EVO e qualche pomodorino secco tagliato a pezzetti.
Ho aggiunto i fagioli col loro brodo, un pizzico di sale (anche il sale in cottura rende i legumi più digeribili) e ho lasciato insaporire tutto per bene per altri 15 minuti (assaggiate man mano i fagioli e quando li riterrete cotti al punto giusto toglieteli dal fuoco).
Una parte di fagioli li ho frullati per fare una crema non troppo densa (se il brodo non è sufficiente aggiungete dell’acqua calda fino a quando ottenete la consistenza preferita), che ho poi unito ai fagioli rimasti interi.

A questo punto ho fatto bollire l’acqua per la cottura della pasta.
Visto che era la prima volta che la facevo ho preferito non cuocerla assieme alla zuppa non sapendo bene come avrebbe retto la cottura (temevo lo scioglimento nell’acqua, già capitato con gli gnocchi!!).
Quando l’acqua ha raggiunto il bollore ho salato, ho buttato la pasta (che a onor del vero devo dire che un po’ si è spezzata, ma poco male, almeno non si è sciolta!!!) e l’ho fatta cuocere per circa 15 minuti: temo che la farina werz non sia proprio adatta per la pasta (ma essendo bio e integrale la uso un po’ per tutto. Ogni tanto rende bene, ogni tanto meno, pazienza).

Quindi ho messo la porzione di zuppa nella mia ciotolina preferita e ho aggiunto la pasta scolata.

E’ venuta buona!

Ma voi i legumi li usate quotidianamente?
Io tutti i giorni. O a pranzo o a cena non me li faccio mai mancare.
E non li mangio solo perché sono ricchi di proteine (anche i cereali integrali lo sono ed essendo la mia alimentazione basata su questi, quinoa in particolare, non mi pongo molti problemi di proteine, neppure se non mangio carne: cereali e legumi bastano e avanzano!) ma soprattutto perché i legumi, come forse già accennato in un altro post, piacciono ai reni (i fagioli un po’ gli assomigliano pure, a ben vedere!).
I legumi con la loro energia danno una spintarella ai nostri reni, rendendoci anche più coraggiosi!
I reni, per la medicina cinese, sono considerati la sede della nostra vitalità.
E’ come se fossero le nostre pile. Se sono belli carichi anche tutti gli altri nostri organi lo saranno, se sono un po’ scarichi c’è il rischio che pian piano pure il resto si indebolirà creando fastidi più o meno gravi.
Qualche esempio di inconvenienti legati a reni scarichi?
mal di schiena a livello lombare, cistiti, problemi alle orecchie, e anche problemi di fertilità, capelli deboli (anche perdita di capelli), stanchezza cronica,..
Insomma tutte buone ragioni per proteggerli nel migliore dei modi, non credete?
E perché non farlo proprio a partire dalla tavola?
Da domani più legumi e meno carne, ok?

ps: mi raccomando, non “dimenticatevi” di andare a votare…la primavera è alle porte, abbiamo più che mai bisogno di vento nuovo!!!

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili. 

decotto di cipollaEbbene sì, a questo giro, l’influenza, me la sono cuccata pure io. Ho resistito fino a venerdì mattina, ma poi ho dovuto soccombere. Pazienza. Si vede che mi dovevo “ripulire” da qualche eccesso di ‘freddo’!
Sono stata dal medico, che  mi ha prescritto dei farmaci, ma che io puntualmente non ho preso.
No, non sono un’incosciente, mi sono curata per bene, ma con rimedi naturali. Non ho avuto mal di gola, né sono stata particolarmente “intasata” e niente tosse. Ho avuto solo febbre, un gran mal di testa e un po’ di fastidio allo stomaco. Se fosse stato qualcosa di più grave avrei optato per altre soluzioni, ma i miei decotti hanno funzionato e con questi continuerò: le medicine possono aspettare.
La febbre l’ho tenuta a bada col succo di mela bello caldo. Ottimo rimedio soprattutto per i bambini.
E se volete qualcosa di più “forte”, che aiuti la sudorazione, quando la febbre va sopra i 38,5°C,  potete provare con questo (io l’ho alternato al succo di mela durante il picco di febbre):
grattugiate dei ravanelli (3 o 4) o del daikon, se lo avete (ma penso sia più facile che abbiate in casa i ravanelli); aggiungete un cucchiaino di tamari*, versateci sopra dell’acqua bollente e appena riuscite bevete, mangiando anche la polpa dei ravanelli. Se volete aumentare l’efficacia, spremeteci anche dello zenzero fresco. Mio marito è diventato un espertone: è giorni che me lo prepara!
Questo decotto aiuterà il freddo a uscire, accelerando il processo di guarigione.
Ce ne sono veramente tanti di rimedi simili a questi, e se il nostro organismo non è intasato da grassi animali e dagli eccessi di una dieta sregolata sono molto efficaci. Una ragione in più per riscoprire un’alimentazione più naturale, non credete?
Ma il decotto protagonista del post di oggi è un altro.
Salutiamoci dedica questo mese alle cipolle, e allora quale miglior occasione per rendere loro omaggio?
La padrona di casa di febbraio è Valentina che raccoglierà tutte le ricette cipollose! Se volete partecipare anche voi, e vi invito proprio a farlo, qui trovate il regolamento e qui trovate la tabella con gli ingredienti ammessi!
Ma ora veniamo alla ricetta.
E’ molto efficace quando si ha tosse secca.
Aiuta a calmarla, è praticamente insapore ed è molto semplice da fare:
basta far bollire per una decina di minuti delle bucce esterne, ben pulite, di una cipolla bio in una tazza abbondante d’acqua.
Si filtra e si beve. E’ efficace sia per i grandi sia per i bambini, provare per credere!
Sicuramente meglio che imbottirsi di sostanze chimiche e neppure sempre risolutive! Non vi pare?
Provateci se ne avete l’occasione, vi stupirà!

salutiamoci

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili. 

mini-simil-pancacke senza glutineMi ero ripromessa di fare almeno un post a settimana, ma non ce la faccio proprio. Questa mattina però mi sono svegliata e mi sono messa all’opera.
La colazione dei fine settimana è diversa dagli altri giorni. Cerco di inventare sempre qualcosa di nuovo perché riesco a condividerla con mio marito (gli altri giorni gli lascio comunque tutto preparato – prima che mi ricaschi nei biscotti industriali – ma il sabato e la domenica riusciamo a farla assieme e quindi mi impegno di più).
Ieri sera zappingando qui e là ho intravisto una ricetta che mi è sembrata molto “simpatica” da replicare, per l’appunto, a colazione.
L’unica cosa che ho fatto uguale è la cottura nella teglia dei muffin, per il resto ho inventato con quel che avevo in dispensa: non sono riuscita a prendere appunti.

Ingredienti dei simil-pancacke:
200 ml di latte di riso bio; 100 gr di farina di riso integrale bio*; 50 grammi di farina di mais fioretto*; 50 gr di mandorle tritate; 25 gr di farina di castagne*; 1 cucchiaio di malto 100% di riso; 1 cucchiaio di olio di semi di mais bio; 5 gr di cremortartaro bio*; un cucchiaino di vaniglia in polvere bio; un pizzico di sale.

Ho tritato le mandorle e le ho unite alle altre farine. Le ho mescolate a secco aggiungendo la vaniglia in polvere, il cremortartaro e il pizzico di sale. Poi pian piano ho aggiunto il latte di riso fino a ottenere una pastella densa. Andate un po’ a occhio…io come avrete capito lo faccio sempre!
Infine olio e malto mescolando sempre.

Il composto ottenuto l’ho distribuito nello stampo dei muffin; ho unto una teglia per 12 muffin e li ho riempiti tutti. Basta un cucchiaio per stampo. Devono venire piatterelli, non muffin, tipo focaccine.
Ho messo in forno preriscaldato a 180 gradi per 7-8 minuti.
Teneteli d’occhio…devono colorarsi un po’.

E intanto che erano in forno ho fatto questa buonissima crema all’arancia.
Ingredienti:
Un’arancia bio; 50 gr di mandorle; 50 ml di acqua, malto di riso 100%* (fac.)
Ho tritato le mandorle, ho aggiunto l’acqua pian pianino e con il frullatore a immersione ho fatto una specie di latte di mandorla bello denso.
Ho messo sul fuoco l’arancia (succo e polpa) e ho aggiunto un cucchiaio di malto.
Ho fatto scaldare quasi fino a raggiungere il bollore (3 minuti al massimo), ho spento, frullato e ho versato nel pentolino quasi tutta la “panna” di mandorle mescolandola all’arancia. Anche qui, andate a occhio, deve venire una consistenza come quella di una crema densa.

Una volta cotti i minipancacke li ho distribuiti sul piatto e ho versato sopra la cremina spolverando con un po’ di scorza d’arancia (ma fatelo solo se è bio!!).

Devo dire molto soddisfacenti!

Se non avete voglia di fare la crema sono ottimi anche con la marmellata (purché utilizziate quella senza zucchero aggiunto, mi raccomando!!!)

E ora veniamo a noi!
Pensavate di sfuggire al “mappazzone” (cit. di cit.) postidiano, e invece no, ve lo cuccherete pure questa volta.
E’ dedicato soprattutto alle mamme e ai papà o a chi si occupa del cibo dei bambini.
Questo è uno degli argomenti a cui tengo di più e che sicuramente approfondirò ulteriormente.
Oltre alle informazioni recepite durante le lezioni a La Sana Gola, ho seguito le conferenze del prof. Berrino – che vi invito ad ascoltare anche su youtube – e sono stata a un incontro organizzato dalla commissione mensa della zona 2 di Milano (se non erro), proprio perché mi interessa capire quali sono le direttive in questo ambito…
Attenzione, attenzione, ma davvero, attenzione a quello che  date e che viene dato da mangiare ai bambini.
Non sottovalutatelo.
Una merendina industriale piena di zucchero e grassi trans fa più danni di quanto possiate immaginare. Parla una che come molti andava ghiotta di merendine (in casa giravano spesso crosta_ _ine, tego_ _ni, sa_ _ottini e compagnia bella. Chi indovina le lettere mancanti vince!! Scherzo, non vince nulla).
Non voglio assolutamente giudicare o “criticare” nessuno e capisco perfettamente che grazie alle confezioni di brioches in un nanosecondo la merenda è pronta – o anche la colazione – ma pensate ne valga veramente la pena?

Ogni anno aumentano le allergie nei bambini, ogni anno, durante i cambi di stagione, asili e scuole si decimano a causa delle influenze…a noi ormai sembra normale…ma non è affatto normale.
Non è normale che in media ci si ammali 12 volte l’anno e non è normale che sempre più bambini (ma anche adulti) diventino allergici.
Sta diventando normale, ma non dovrebbe affatto essere così.
Certo, l’inquinamento atmosferico dà il suo contributo, in concomitanza con altre variabili, ma è il cibo che ha più responsabilità per tutto questo.
Se sbagliamo a mettere carburante in un motore questo si inceppa e lo stesso vale per noi!
Quindi, fin dallo svezzamento, è veramente importante sapere cosa provoca un certo tipo di alimento o una cottura all’interno del nostro corpo per poter scegliere non solo in base alle vitamine o alle proteine o alle calorie, …., ma anche in base alla qualità di energia che viene introdotta. Non si capisce bene perché questo non venga minimamente indagato e preso in considerazione da nessun pediatra, medico, nutrizionista, dietologo…
E’ un dato di fatto che alcuni cibi ci rinfrescano, mentre alti ci riscaldano, giusto?
In estate mangiamo tanta frutta, beviamo succhi, mangiamo gelati, condiamo con più olio crudo.
Questo perché hanno un’energia espansiva, che tende a raffreddarci; altri cibi invece hanno un’energia più contraente, e quindi ci riscaldano: in inverno infatti preferiamo mangiare zuppe calde e ben condite.
Quindi non è il caso di mangiare yogurt tutto l’anno, o frutta tropicale tutto l’anno, perché  questo crea squilibrio!
Bisogna scegliere quello che è meglio per noi in base alla nostra costituzione, al luogo in cui viviamo, alla stagione in cui stiamo, ma non mi dilungo oltre perché l’ho già accennato in qualche altro post..

Molte cose sono intuitive, altre un po’ meno, ma solo perché ci hanno fatto credere per tanto tempo cose non proprio corrette (direte voi: “e ci voleva la Michela per svelarle?” Certo che no, in tanti ormai lo stanno dicendo, ma ancora troppo pochi recepiscono. Io vorrei cercare, attraverso questo spazio, semplicemente di far riflettere qualche persona in più!
Per esempio:
lo sapevate che non è vero che gli spinaci contengono così tanto ferro come siamo portati a credere?
Alla fine dell’ottocento, per un errore di battitura, è stata data un’informazione non corretta sul loro quantitativo di ferro, ma se pur questa informazione in seguito è stata rettificata, ormai era troppo tardi: Braccio di ferro era diventato fin troppo popolare e a quel punto gli interessi in gioco erano troppo alti per fare una vera campagna controinformativa.
Ci pensate al danno delle industrie che hanno iniziato a mettere gli spinaci nelle lattine, o ai coltivatori di spinaci che in pochi anni hanno fatto fortuna grazie a un personaggio di fantasia?

Vi ho raccontato questo solo per sottolineare che quando sono coinvolti interessi economici ci viene detto veramente di tutto pur di venderci un prodotto anche se il nostro bene è l’ultima preoccupazione (e anche quello dei bambini)…
Ma non voglio entrare troppo nel dettaglio, spero però che questo aneddoto vi faccia meditare quel tanto per farvi mettere in discussione alcune abitudini nella dieta dei vostri bimbi (e anche la vostra chiaramente), soprattutto se si ammalano spesso, se soffrono di asma, o di qualche allergia scoperta da poco.
E magari riflettete 100 volte prima di comprare un latte per la crescita addizionato di supermegavitamine: ma  perché un bambino di un anno dovrebbe bere del latte addizionato di vitamine con la quantità di ferro 24 volte superiore a quella del latte vaccino?
A: il latte vaccino non è un alimento per un bambino, è per i vitelli e la natura saprà di quale quantità di ferro avrà bisogno un vitello (così come sa di quali quantità di proteine, vitamine, sali minerali, zuccheri avrà bisogno un bambino).
B: ma perché un bambino dovrebbe aver bisogno di un latte arricchito quando tutto quello di cui ha bisogno lo potrebbe trovare nei cereali, nelle verdure, nei legumi e nella frutta? Il surplus l’ha già con uova, carne, pesce, non c’è veramente bisogno di arricchire niente, che interesse c’è?
Forse quello di qualche multinazionale che rendendosi conto dell’impoverimento della dieta moderna ci fa credere di poter intervenire mettendo qualche vitamina qua e là visto che nelle patatine e nelle merendine non ce ne sono poi così tante…
Potrei arrivare fino alla zeta, ma mi fermo qui.

Tutto questo solo per dire che non ci vuole tanto tempo per preparare una sana e gustosa colazione o merenda, e il beneficio non ha prezzo!
Ho impiegato mezz’oretta questa mattina a preparare i pancacke e fatti in quantità più abbondante sarebbero bastati anche per il giorno dopo…
Provate pure voi, sono sicura che i vostri bimbi non rimpiangeranno le merendine!

E se si ammalano spesso: naso che cola, muco, tosse grassa, allora yogurt, latte, frutta cruda (tropicale soprattutto, quindi banane), olio crudo, farina raffinata, zucchero, ma anche miele e fruttosio, non sono una buona soluzione per i loro pasti o merende. Tutti questi alimenti favoriscono la formazione di muco. E non vanno bene neppure se soffrono di asma, allergia al pelo del gatto, o dermatiti da contatto perché contribuiscono a peggiorare la situazione: il corpo si libera degli eccessi portandoli in superficie, pelle e vie respiratorie sono le principali vie di fuga..

Tornare a una dieta più genuina, una dieta basata su cereali integrali, legumi (diminuendo carne e uova che sono troppo contraenti invece) e verdure – la dieta mediterranea insomma, e non c’è bisogno di tirare in ballo la macrobiotica, se questa parola vi suona strana.
La dieta mediterranea, come già descritto qualche post fa, è fattibilissima anche in versione gluten free,  favorirà il rafforzarsi delle difese immunitarie, il corpo tornerà in equilibrio col mondo esterno e stagione dopo stagione i malanni diminuiranno sempre più!

Basta veramente poco per aggiustare il tiro, spero lo prendiate in considerazione!

Buona domenica!!!

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili. 

tortino senza glutine di broccoli con pane abbrustolito
Non vi capita mai di avere degli avanzi e di non avere molte idee su come riciclarli?
In genere io trasformo tutto in polpette che mi piacciono tantissimo e che non riesco mai a replicare visto che i miei avanzi sono molto variabili.
Ma che fare con quei broccoli sbollentati che non chiedevano altro di essere ricucinati perché stufi della permanenza in frigorifero? Ancora polpette? No, dai, questa volta un po’ più di ingegno…
E così ho trovato anche il modo per finire l’ultimo esperimento di panificazione fatto la settimana prima: un bel pane integrale di grano saraceno.
Il pane l’ho fatto utilizzando dei fermenti per la panificazione.
Per dettagli vi rimando a questo link in modo che possiate farvi un’idea più precisa: Olga è una vera esperta in panificazione gluten free, come potrete vedere, e da lei potrete trovare tutti i consigli del caso!
Visto che la lievitazione è stata naturale il pane aveva un po’ quel sapore acidino tipico della pasta acida (non ho utilizzato la pasta madre, ma solo i fermenti che attivano la lievitazione naturale) e quindi ho pensato che, abbinato al gusto dolce del broccolo, sarebbe stato perfetto.
In effetti il risultato è stato moooolto gradevole, anzi, proprio buono.

Questi gli ingredienti:

Broccoli, foglie di broccolo e gambo di broccolo (mica si può buttare) avanzati; pane raffermo senza glutine; olio EVO; mezza cipolla bionda; 2 pomodorini secchi; sale

Ho spezzettato parte del pane e l’ho ammollato con un po’ d’acqua e olio EVO assieme a due pomodorini secchi fino a quando non si è ammorbidito.
Poi ho tritato il tutto e ho utilizzato il composto come base per la tortina.

Nel frattempo ho fatto saltare i broccoli in un po’ d’olio, ho aggiunto il gambo e le foglie che avevo tenuto da parte, dell’acqua (poca) e un pizzico di sale quindi ho fatto cuocere fino a che il gambo non si è ammorbidito, poi ho frullato tutto grossolanamente.

In una pentola a parte ho fatto un soffritto con mezza cipolla e un filo d’ olio e ho abbrustolito leggermente la mollica -ormai rinsecchita – del pane, proprio come si fa per la pasta con la mollica (che buonaaaaaaaa!!! E’ da tantissimi anni che non la mangio).

A questo punto ho preso un coppapasta dal diametro di 8 cm e l’ho riempito con il composto di pane e pomodorini, poi ho aggiunto il “purè” di broccoli fino in cima, ho sfilato la formina e infine ho aggiunto la mollica abbrustolita sopra al tortino.

Questo contrasto di consistenze e di sapori devo dire che mi è molto piaciuto, e pure mio marito ha gradito nonostante non sia particolarmente amante dei broccoli!
Ormai lo uso come tester…se il piatto viene promosso vuol dire che è a prova di qualsiasi palato capriccioso!

Ho deciso di non inserire la ricetta del pane, perché è da perfezionare quindi, per ora, vi dò il permesso di usare qualsiasi pane, chiaramente è meglio se lo fate voi: non faticherete a trovare ricette sul sito che vi ho indicato poco fa.
Ma appena la ricetta sarà pubblicabile la condividerò in modo che possiate provare a farlo uguale uguale!

E ora veniamo a qualche consiglio.
Il pane è alla base della nostra alimentazione. A un italiano si può togliere (quasi) tutto, tranne che il pane.
Noi celiaci, per cause di forza maggiore, siamo quasi costretti a eliminarlo dalle nostre tavole perché il pane senza glutine che troviamo in commercio non è proprio il massimo…magari lo teniamo nell’armadietto della cucina per qualche emergenza, ma di sicuro non ci viene voglia di mangiarlo tutti i giorni (a meno che non lo si impara a fare..).

Per la nostra salute però questo non è affatto un male!

Il fegato non ama il pane, o meglio, il fegato non ama il secco e gli alimenti cotti ad alta temperatura.
Quindi se siete in un periodo in cui vi sentite particolarmente arrabbiati, nervosi, se avete spesso sbalzi di umore, se siete impazienti o vi sentite frustrati, o se soffrite di frequenti mal di testa, cervicali, problemi agli occhi, se vi sentite rigidi o avete gonfiori addominali, allora il pane non fa per voi.
Tutti questi sintomi, ma ce ne sono molti altri, sono causati da un fegato non nel pieno della sua energie e se introducete nel vostro corpo qualcosa di secco (come tutti i prodotti da forno) non farete altro che sopprimerla ancora di più.
Per nutrirlo al meglio preferite cotture veloci, mangiate tante verdure a foglia verde (tranne spinaci e bietole che è meglio consumare con moderazione, ma per altri motivi), aggiungete a qualche pasto dei prodotti fermentati tipo i crauti, ridete spesso, camminate all’aria aperta per una mezz’oretta al giorno, se potete, e cercate di mangiare leggero soprattutto alla sera. In questo modo il fegato durante la notte potrà svolgere al meglio il suo lavoro perché non costretto a lavoro extra dovuto a un abbondante abbuffata.

Ricordate che ciò che mangiamo ha effetto sul nostro organismo, quindi cerchiamo di scegliere sempre quello che ci fa stare meglio!

è l'ora del tèNon so come sarà questo 2013, ma per ora una cosa è certa:
mio marito dopo più di un anno e mezzo di lavaggio del cervello (e a volte pure di discussioni) si è convinto a eliminare lo zucchero dalla sua alimentazione, o meglio dalla colazione e dai numerosi spuntini quotidiani, perché io non lo uso più da un bel pezzo!
Il patto però prevede che ogni domenica io gli debba preparare biscotti sani per tutta settimana. E così per la seconda domenica, al rientro dalla notte di lavoro, si è ritrovato la casa profumata e carica di biscottini.
Direte voi che sono una rompi scatole.
E’ verissimo, ma se la sua pressione minima è sempre alta una ragione ci sarà: lo zucchero è una di queste ragioni.
Rompo, ma a fin di bene. Vediamo se tra tre mesi mi ringrazierà.
Non voglio entrare nel merito dell’argomento zucchero/pressione, ma chiaramente sono disponibile se qualcuno volesse approfondire.
Quello che però ci tengo a fare – ed è da molto tempo che lo volevo fare – è porre l’attenzione proprio sul malefico zucchero (chiaramente intendo lo zucchero bianco, quella polverina artificiale che viene messa ormai ovunque nell’industria alimentare, non lo zucchero dei carboidrati complessi, quella è un’altra storia).
Se già non lo sapevate, lo zucchero non ci fa bene.
Maccccccome, direte voi: “lo zucchero è benzina per il nostro cervello, come può farci male?
Semmai, se si esagera e se non ci si lava i denti tutti i giorni, ci fa venire qualche caria o, se siamo golosi, magari contribuisce a qualche chiletto in più, ma addirittura dire che fa male…”

Fino a 100 anni fa il consumo di zucchero era praticamente nullo: si è passato da 2,7 kg annui pro capite del 1875 (fonte – Treccani.it) a una media di 26 Kg dei giorni nostri (ultime statistiche).
Non credo proprio che le implicazioni di questo aumento così esponenziale si traducano in qualche caria o qualche chilo in più: da quando siamo venuti al mondo fino a 100 anni fa non l’abbiamo praticamente mai assunto (sempre la polvere bianca, intendo).
Siamo stati bombardati da messaggi pubblicitari sui benefici dello zucchero (se qualcuno se la ricorda negli anni ottanta c’era una pubblicità dallo slogan lo zucchero è pieno di vita: mi vengono i brividi solo a pensaci. Se non l’avete presente cliccate qui, brividi..!) e ci hanno confuso un po’ le idee utilizzando sempre più spesso la parola zucchero come sinonimo di carboidrati (chissà perché, forse perché dà dipendenza e gli interessi di varie multinazionali potevano trarrne beneficio? Chissà, e mi viene in mente una campagna pubblicitaria di quella bevanda – che tutti conosciamo – che confronta lo zucchero contenuto in una lattina con quello della frutta…altri brividi, e che ci dice quanto è bello berla a tavola….ancora più brividi, se non ci credete scaricate qui).
Il risultato? Un macello.
Lo zucchero (e poco importa che sia di canna o integrale) è la prima causa di obesità, è causa di emicranie, ipoglicemie, acne, osteoporosi, allergie, aumenta il rischio di calcoli renali e alla colicisti, aumenta i trigliceridi e abbassa il livello del colesterolo buono – con le dovute conseguenze, e può essere una delle cause di crescita del tumore…Ma l’elenco potrebbe continuare.

Potrei andare avanti a scrivere e scrivere su questo argomento, ma mi fermo qui.
Se volete approfondire vi rimando al link del blog le ricette di salutiamoci che ha pubblicato un lungo articolo ben dettagliato dove troverete la spiegazione di tutto quanto e vi rimando al link di Trashfood invitandovi a osservare le grafiche che riproducono il consumo medio di zucchero per persona (si riferiscono agli USA ma noi, se non invertiamo la rotta, siamo già su quella strada…): fanno un po’ paura.
E se proprio proprio volete togliervi gli ultimi dubbi vi consiglio di leggere  Sugarblues: il mal di zucchero, Wiliam Dufty, Macro Edizioni 2005.
Mio marito lo sta leggendo e ha riportato indietro una confezione di creackers quando si è accorto che contenevano zucchero. Queste sono soddisfazioni!

Quindi se li è proprio meritati questi bei biscottini.

Ecco gli ingredinti:

150 gr farina di riso integrale* (non specifico mai le marche perché in genere le macino io le farine, ma questa volta ho usato quella della baule volante, spiga sbarrata);
100 gr farina Werz spiga sbarrata (ma potete usare anche solo quella di riso. Nella Werz c’è in più miglio e grano saraceno)
130 gr di malto 100% riso (mi raccomando solo malto, non sciroppo e che sia 100% riso. E se il vostro palato è molto dolce, allora aumentatelo a 160 gr)
100 ml di latte di riso
75 gr di semi tritati* (io ho tritato mandorle e semi di girasole, ma vanno benissimo le nocciole, i pinoli o quello che avete!)
50 ml di olio di semi di mais bio
Scorza grattugiata di un’arancia bio
Succo dell’arancia (quindi in tutto un arancia)
9 gr di cremortartaro
un pizzico di vaniglia in polvere
Un pizzico di sale

Ho unito tutti gli ingredienti secchi (farina, semi tritati, lievito, scorza arancia, sale, vaniglia) e li ho mescolati per bene.
Nel bicchiere del frullatore a immersione ho versato tutti i liquidi (latte di riso, malto, succo d’arancia, olio) e ho miscelato il tutto.
Ho aggiunto il liquido al secco e ho impastato per bene (non io ma il fedele aiuto in cucina, che stavo trascurando da un po’).
Il composto viene morbido, come una densa pastella.

L’ho messo nella sacca da pasticcere (non ho avvitato nessun beccuccio, ma ho utilizzato il buco dove si dovrebbero avvitare i dosatori (vabé, non sono pasticciera e non conosco i termini tecnici, ma spero abbiate capito) e ho fatto dei dischetti abbastanza piatti (alla fine i biscotti sono da puciare nel tè!)
Vengono quasi due teglie (i biscotti li ho distanziati un po’ l’uno dall’altro).
E ho infornato per 15 minuti a forno caldo a 180°
Teneteli d’occhio…basta un attimo e zac, bruciacchiati!

Sarò di parte, ma sono buoni.
Niente latte, niente uova e NIENTE ZUCCHERO!!

Con queste dosi, se siete onesti, vi dureranno tre giorni, per la settimana raddoppiate le dosi, o inventatevi qualche variante.
Io la seconda infornata l’ho fatta con zenzero e cannella utilizzando il succo di mela al posto del latte di riso, e senza la farina di mandorle e semi di girasole.

Come vedete si possono fare dolci senza zucchero!
Le alternative ci sono, provare a fare tre mesi senza.
So che è un bel sacrificio, ma non vi è bastato l’elenco snocciolato qui sopra per farvi venire voglia di ridurlo drasticamente? Vedrete che vi sentirete meglio, anche se magari pensate di non avere particolari acciacchi…

Il malto è una buona alternativa, ma attenzione: per i celiaci deve essere quello 100% di riso o di mais.
Anche il succo di mela può essere utilizzato, o l’uvetta…
Come sempre la natura ci offre valide alternative, perché non sfruttarle preferendola a una polvere chimica, che dà assuefazione e mina la nostra salute presente e/o futura?
E se lo zucchero fa così male a noi adulti, immaginate ai bambini.
Occhio alle merendine, alle bevande zuccherate, al té freddo d’estate che magari ha pure meno teina  ma ha anche edulcoranti per farvi sentire meno in colpa, etcetcetc

Spero di non avervi tediato troppo, ma ci tengo al vostro buonEssere!

ps: considerando che il 90% dei prodotti industriali contiene zucchero….mi raccomando, occhio al carrello della spesa d’ora in poi!

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili. 

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