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Gnocchi di fave e miglio

Giovedì scorso mi sono trovata con alcune neo mamme e abbiamo chiacchierato di alimentazione della mamma, del bambino e della famiglia!
E’ stata proprio una bella serata e spero che qualche seme attecchirà: sono fiduciosa!
Se siete curiosi, qui trovate i dettagli dell’incontro che si è svolto presso l’associazione Mamma Canguro.
Sono convinta che se si cominciasse a vedere all’alimentazione non solo come a un piacere (che comunque continuerà a essere soddisfatto) ma come a un’opportunità per la nostra salute e per quella della famiglia molte cose migliorerebbero, dentro e fuori casa!
E visto che una delle preoccupazioni che ho più riscontrato è quella che riguarda la possibile reazione dei papà a un cambiamento di alimentazione così importante, mi sento di dare questo consiglio a tutti quelli che vogliono provare a modificare le loro abitudini.
Approfittate del 100% vegetal monday e fatevi ispirare dalle squisite ricette che troverete nel blog de La Cucina della Capra. Poi scegliete un giorno alla settimana per cucinare senza prodotti animali e vedete come va.
Non necessariamente dovete dichiarare che in tavola quel giorno ci saranno solo pietanze vegetali, soprattutto se sapete che questo potrebbe creare tensioni.
E scommetto che i vostri commensali neppure se ne accorgeranno!
Per esempio, chi potrebbe non gradire questi gnocchi?
Sono veramente buoni!
E se avete dei bimbi che a tavola fanno un po’ di capricci quando vedono delle “cose verdi” nel piatto (io ho un marito che ogni tanto li fa), coinvolgeteli nella preparazione degli gnocchi.
Sono sicura che saranno così orgogliosi di avervi aiutato che vi chiederanno il bis e a questo punto anche il papà sarà ben contento di dare soddisfazione ai suoi bimbi!

Ingredienti per tre persone:
1,5 Kg di fave bio (compresi i bacelli) circa
100 gr di farina di miglio*
30 gr farina werz
un pizzico di sale
olio EVO
cipolla
insalata

Ho sgranato le fave e ho cotto a vapore i bacelli privati dei filamenti più coriacei.
Ho quindi sbollentato le fave per facilitare l’eliminazione della buccia, e ho frullato i bacelli cotti con il frullatore a immersione, dopo averli asciugati per bene, assieme a 200 gr di fave (le restanti le ho usate per il condimento, altre sono avanzate..).
Quindi ho preso 100 gr di miglio e l’ho macinato (se non avete il macinino e dovete acquistarla e siete celiaci, sensibili al glutine o dovete cucinare per un celiaco fate attenzione all’etichetta: non deve contenere tracce di glutine!).
Ho unito la farina di miglio alla crema di bacelli e fave e ho impastato aggiungendo un po’ di farina werz (se non siete celiaci, etc, potete aggiungere un po’ di farina glutinosa, possibilmente integrale!).

A questo punto ho proseguito facendo gli gnocchi: un po’ di impasto per volta su una spianatoia leggermente infarinata e via…
Troppo simpatici, no???
gnocchi e fave

Per cuocerli come sempre: acqua bollente leggermente salata e dopo qualche minuto – la farina deve cuocere un po’ – li scolate.
Una precisazione prima di passare al condimento:
il miglio assorbe molto l’umidità. Con solo farina di miglio otterrete degli gnocchi belli duretti.
Se li preferite più morbidi sostituite il miglio con farina di riso (o mischiatele).

E ora veniamo al condimento:
ho fatto un soffritto con un po’ d’olio EVO e la cipolla e ho fatto appassire dell’insalata: quella che più vi piace va benissimo!
Un pizzico di sale e ho frullato tutto, ho quindi aggiunto le fave intere e con questa salsa ho condito gli gnocchi.
Che dire? Buoni, buonissimi!

E le patate?????
Se vi state domandando perché non ho usato le patate la risposta è questa: non mi stanno molto simpatiche e se ne può fare a meno anche nella preparazione degli gnocchi!
Lo so che penserete che sono esagerata, ma cosa possono mai avere le patate per suscitare la mia antipatia?
Diciamo che le patate hanno alcune qualità, ma che non sono adatte – nonostante  nelle nostre case non mancano mai – a un utilizzo frequente.
In genere ci viene consigliato di mangiare patate oppure pane e pasta (quindi come sostitute dei cereali) perché sono ricche di amido come i cereali e mangiare entrambi nello stesso pasto è un po’ troppo.
Hanno però un’energia troppo espansiva (perché la loro origine proviene da fasce climatiche tropicali).
Rispetto ai cereali integrali, che sono frutto e seme allo stesso tempo, sono prive di vitalità e non sono equilibrate soprattutto nel rapporto sodio/potassio (troppo potassio rispetto al sodio).
Inoltre se germogliano o non sono conservate correttamente sono proprio nocive perché appartengono alla famiglia delle solanacee (come pomodori, melanzane, peperoni) e contengono solanina.

Non voglio allarmare nessuno, ci mancherebbe. Ma se per alcuni alimenti un consumo abituale è raccomandabile per altri lo è un po‘ meno.

Cosa può provocare l’assunzione di solanina? Può infiammare e provocare artrite,  malattie coronariche, calcoli renali, e può influire anche sulla pressione.
Può rimuovere calcio dalle ossa, portando all’osteoporosi. Il calcio prelevato può andare a depositarsi sulle arterie, nei reni, nelle articolazioni provocando per l’appunto i problemi appena accennati compresa artrite reumatoide.
Insomma, forse vale la pena diminuirne il consumo, che dite? Soprattutto se soffrite di osteoporosi, di artrite e calcoli renali.
Anche il tabacco appartiene alla famiglia delle solanacee e questo la dice lunga…
Se volete approfondire consiglio di leggere Cibo e guarigione, Annemarie Colbin, Macro Edizioni, Cesena 1995, pp178-181, e questo post qui.

Direi che a questo punto non mi resta che augurarvi un buon inizio settimana!

100-veg-monday-logo

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili. 

riso e fave (1 di 1)L’altra sera sono uscita a cena.
Il menu era fisso e quindi ho chiesto delle variazioni sul tema: niente glutine, ma anche niente formaggio o latticini né carne.
Il cameriere mi ha quindi proposto un risotto giallo precisando: “senza burro e formaggio non sarà saporito, ma tanto sarai abituata”.
Abituata??? Mi spiace deluderlo, ma non sono affatto abituata a mangiare cibo insipido, o “slavato”, come era effettivamente quel riso.
Credetemi, si può cucinare un risotto gustoso anche senza aggiungere formaggio, burro e panna.
Quello di oggi lo dimostra!

Ingredienti per due persone:

1 bicchiere di riso integrale (io ho mischiato due qualità diverse: riso lungo Ribe e riso rosso s. Eusebio
una decina di bacelli di fave (e le rispettive fave) bio
foglie di aglio orsino bio
2 pompdorini secchi
sale integrale di Sicilia
pepe
semi di papavero bio

Ho cotto il riso in acqua pari al doppio del suo volume per 45 minuti (1 bicchiere di riso, 2 bicchieri di acqua), cioè fino a quando tutta l’acqua non si è assorbita (sul finire della cottura ho aggiunto un po’ di sale).
Nel frattempo ho sgranato le fave e ripulito i bacelli dai filamenti più coriacei.
Ho fatto sbollentare le fave per qualche minuto, per facilitare l’eliminazione della loro buccia, e ho cotto a vapore i bacelli.
Quando i bacelli si sono ammorbiditi li ho frullati assieme alle foglie (gambi inclusi) di aglio orsino e ai due pomodorini.
Ho ottenuto una buonissima crema ottima anche da spalmare sul pane o sulle gallette.

Ho “mantecato” il riso con questa crema, ho aggiunto le fave intere sbollentate, un po’ di pepe e i semi di papavero e… voilà

Veramente buono e moooolto saporito, alla faccia di quel cameriere!

Vi invito a provare a cucinare – almeno una volta a settimana – senza utilizzare prodotti di origine animale sfruttando al 100% quello che la terra ci regala.
Vedrete quanto vi sentirete appagati e soddisfatti, e anche il pianeta vi ringrazierà!

Ma prima del pianeta, sarà il vostro fegato a esservene grato.

Il fegato, come accennato in questo post qui, in primavera si risveglia.
Ora come non mai ha bisogno di essere bello pimpante per poter svolgere al meglio le sue funzioni. Grassi saturi, grassi animali e prodotti da forno non lo aiutano affatto: inibiscono la sua energia ascendente.
Se poi questi alimenti vengono combinati con zuccheri raffinati e alcool o, peggio ancora, con sostanze chimiche come medicinali o additivi, allora il rischio è proprio quello di danneggiarlo.

Il fegato è un filtro: controlla tutto il cibo che entra nel corpo e neutralizza le sostanze tossiche.
Se è intasato dal troppo cibo animale, o da grassi di scarsa qualità evidentemente non potrà filtrare al meglio. Il risultato sarà quindi un sangue debole e impuro che intossica tutto il nostro organismo.
Stanchezza persistente, mal di testa ricorrenti, irritabilità, nervosismo, frustrazione (certamente diciamo che anche gli ultimi avvenimenti politici non aiutano affatto a migliorare la situazione) possono indicare un fegato non nel pieno della sue energia.
E quindi come fare?
Per l’appunto scegliere – per un giorno o più giorni durante la settimana – di cucinare senza grassi e senza prodotti da forno:
cereali integrali, legumi e verdure – soprattutto quelle a foglia verde che sono gradite al fegato in modo particolare - vi aiuteranno ad alleggerire il suo lavoro.

Iniziate la giornata con un bel bicchiere di acqua e limone (il sapore acido lo stimola) e poi continuatela magari con questa ricetta ricca di clorfilla e senza grassi (avendo cominciato da qualche giorno la mia quaresima non sto usando olio) inoltre l’aglio orsino vi darà anche una bella dose di energia: gli orsi, per riprendersi dal letargo, ne mangiano in grande quantità!
E magari, sul finire della giornata, regalatevi una bella sauna che aiuta a rimuovere attraverso la pelle le tossine del corpo alleggerendo ulteriormente il lavoro del fegato.

Provate….non ve ne pentirete!!

Non vi capita mai di non combinarne una giusta? Che nervi!!!
Oggi volevo preparare i ravioli al vapore. Li ho fatti per la prima volta qualche settimana fa in occasione di una cena tra amiche e hanno avuto molto successo, ma oggi non c’è stato verso: così imparo a non segnarmi mai le dosi..
Pazienza, riproverò presto.
Chiaramente però non ho avuto tempo per pensare a qualche ricetta nuova e quindi approfitto di Salutiamoci per “ripubblicare” la mia zuppa di ceci preferita! Ricarico la foto (nel frattempo ho imparato a usare un po’ lightroom così ho modificato un po’ lo sviluppo…) e vi rimando al post di qualche mesetto fa, che ritrovate cliccando proprio QUI.

Zuppa di ceci senza glutine
Sono un po’ monotona? Ancora legumi? Vabé per il prossimo post cercherò qualcosa di diverso, magari qualcosa in tema con l’arrivo della primavera!
Però visto che, almeno qui a Milano, il tempo è ancora grigio e uggioso, magari a qualcuno verrà voglia di zuppa!
Questo mese la padrona di casa è K@tia e nel suo blog raccoglierà tutte le ricette ceciose di marzo.
Se volete partecipare anche voi qui trovate il regolamento e qui la tabella con gli ingredienti consentiti!
E’ una bella occasione per fare pulizie di primavera in dispensa e più la vostra dieta sarà leggera (via carne, via latte e latticini, via uova, zuccheri raffinati, alimenti industriali….) più il fegato, che si sta per risvegliare, sarà contento.
Questo organo infatti ha uno strettissimo legame con questa stagione. L’energia ascendente della primavera è molto stimolante per lui e per evitare di soffocare la sua energia è importante aiutarlo tramite una dieta leggera che gli faciliterà il suo lavoro.
Il fegato trasforma tutto il cibo e neutralizza le sostanze tossiche e dannose (alcool, farmaci – compresi quelli che assumiamo quando mangiamo carni provenienti da allevamenti intensivi imbottiti di ormoni e antibiotici – conservanti, additivi, etcetcetc).
Per svolgere al meglio i suoi compiti (che sono tanti) non deve essere intasato o sovraccarico, quindi alla larga anche dai grassi: ora che il freddo lascerà spazio a temperature più miti non c’è proprio ragione di continuare a mangiarli.
Più la dieta sarà leggera, più il nostro fegato ci aiuterà a stare bene anche moralmente: ritroveremo un po’ di pazienza, ci sentiremo più resistenti, saremo meno irrascibili e insicuri.
Meno mal di testa e cervicali e rigidità nel corpo.
Insomma, vale la pena di provarci almeno, no. Vi ho convinti?? Bene!
E se dopo Pasqua  volete unirvi all’ormai consueta “quaresima” proposta da Martin Halsey, la tabella di Salutiamoci sarà una buona guida per fare la spesa.
Se siete curiosi di scoprire in cosa consiste qui trovate tutti i dettagli.

salutiamoci200

Finalmente sono riuscita a trovare un compromesso con mio marito! Ci sono voluti mesi e mesi (con qualche litigata di mezzo) ma alla fine è bastato un morso a questi muffin per convincerlo a smettere di mangiare i suoi soliti biscotti pieni di zuccheri e grassi. Che soddisfazione!

Queste le dosi per 12 muffin (che avrebbero dovuto durare qualche giorno, ma che sono praticamente finiti, no comment):

100 gr di farina di riso integrale* (sì, quella appena macinata…); 50 gr di farina di grano saraceno*, 50 gr di farina di miglio*; 120 gr di mandorle e nocciole tritate (decidete voi se fare tutto mandorle o nocciole o un mix a seconda del vostro gusto); 140 gr di malto 100% di riso*; 100 ml di succo di mela; 1 mela; 15 gr di olio di semi di mais; 1 bustina di cremor tartaro*; un pizzico di sale integrale; scorza di un limone; 1 vaschetta di mirtilli; 10 gr di farina di semi di carrube (non è fondamentale).

Ho mischiato bene tutti gli ingredienti secchi e quindi ho aggiunto l’olio, il malto, la mela frullata (con la buccia), il succo di mele e in fine i mirtilli. L’impasto deve essere abbastanza compatto, non liquido. Deve essere un po’ più denso di quello della torta margherita, per intenderci.

Ho preso un cucchiaio e ho suddiviso l’impasto nello stampo dei muffin che ho comprato nuovo per l’occasione (mica sarebbero bastati i 6 muffin dello stampo “vecchio”: non avrei mai fatto in tempo a fotografarli!!) e ho infornato nel forno già caldo per 40 minuti a 180°. DRINNNN, pronti!

E così per colazione domani ci saranno i muffin accompagnati da una bella tazza di tè!

Considerando che sono senza proteine animali e senza zucchero sono l’ideale per cominciare in modo sano la giornata. Fanno bene a voi e anche ai vostri bimbi (meglio delle merendine industriali, no??) Comunque non consiglierei di mangiarli tutti i giorni. Sono comunque cotti al forno e questo tipo di cottura non piace molto al fegato, quindi per non affaticarlo troppo variate spesso la vostra colazione: evitate di mangiare sempre le stesse cose.

Buon inizio di giornata a tutti….

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili. 

Prima o poi la smetterò di macinare ceci…ma la soddisfazione è talmente appagante che mi sto proprio sbizzarrendo. L’avrete già capito: anche la ricetta di oggi ha come ingrediente base la farina di ceci…

Bando alle ciance ed eccomi con gli ingredienti: 100 gr di farina di ceci* appena macinata; 190 ml di acqua; un pizzico di sale; una macinata di pepe (se vi piace); due cucchiai di olio EVO.

L’impasto deve essere leggermente più denso di quello per le crepes. Ho lasciato riposare per 2 ore, o forse più. Dopo di che ho leggermente unto il mio solito testo romagnolo e quando è diventato ben caldo (ma non rovente altrimenti la pastella frigge e si fanno le bollicine)  ho spalmato una cucchiaiata del composto sulla piastra. Ho fatto dei dischetti di circa 6 cm di diametro. Lo spessore deve essere una via di mezzo tra la crepe e il pancake. Ho lasciato cuocere da un lato e dall’altro per almeno 3-4 minuti sempre a fuoco moderato in questo modo ogni lato si è colorato uniformemente e dentro è rimasto morbido, ma non crudo. Con queste dosi vengono 6 o 7 pezzi.

Dopo di che ho preparato una besciamella…ihihiihhi: ho macinato anche il riso, me lo stavo quasi dimenticando. Bè legumi e cereali sono una combinata eccellente, in questo modo si rendono disponibili tutti gli amminoacidi essenziali in modo da soddisfare il nostro fabbisogno proteico che, ricordo, non è così elevato come si possa pensare e quindi non è necessario mangiare una bistecca a ogni pasto, tenetelo a mente!

Ho messo a bollire mezza cipolla e una carote con dei gambi di prezzemolo per fare una besciamella vegetale. Al posto del burro, per renderla un po’ più nutriente, ho aggiunto un cucchiaino di thain (ovvero burro di sesamo, ricchissimo di calcio). Se siete a dieta potete anche non metterla, ma un cucchiaino ve lo concedo, dai!

Riassumendo, per la besciamella: un bicchiere di brodo; una tazzina di farina di riso*; un cucchiaino di thain*; un pizzico di sale. Ho mischiato per bene per evitare grumi (se si parte dal brodo freddo è più facile) e ho lasciato cuocere fino a quando non si è addensata. L’ho lasciata abbastanza budinosa: né troppo liquida, né troppo solida. Una volta pronta l’ho messa da parte e sono passata agli asparagi.

Li ho puliti e ho tagliato i gambi – la parte più tenera  dei gambi – a fetta di salame (salame??? VIETATO!!!, ma non per il glutine, o almeno, non solo!), mentre la punta l’ho tagliata a metà per la lunghezza. Ho sbollentato tutto in acqua leggermente salata per un paio di minuti e poi li ho fatti saltare in un soffritto di aglio e olio facendoli sfumare con un goccio di vino bianco. Li ho tolti dal fuoco e li ho insaporiti con un po’ di timo e maggiorana. Devo dire la verità: non erano degli asparagi molto saporiti. Se lo fossero stati probabilmente avrei evitato le erbe aromatiche, che però in questo caso hanno dato un tocco in più.

Gli asparagi appartengono a quel gruppo di verdure che sarebbe meglio non consumare: hanno un’energia che tende a raffreddarci col rischio di farci indebolire, quindi se vi piacciono, come a me, mangiatene con parsimonia e solo in primavera, e cioè quando natura ce li dona: non consiglierei di congelarli per consumarli durante tutto l’anno… Chiusa parentesi!

A questo punto è tutto pronto per l’assmblaggio: un dischetto di ceci, un po’ di besciamella, gli asparagi, e via col secondo strato e in ultimo un altro dischetto a completare il sandwich.

Non ho resistito: l’ho addentato proprio come un panino. Un po’ sbrodoloso, ma anche questo è il suo bello, no???

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili. 

Finalmente abbiamo prenotato le vacanze!!! Si parte per la Spagna, destinazione Madrid e poi si vedà… Per festeggiare quindi non c’è di meglio che un bell’aperitivo con dei tacos muy caserecci!

Ho macinato 200 grammi di semi di mais (quelli per fare i pop corn) ho aggiunto un po’ d’acqua (circa tre cucchiai, fino a rendere umido il composto), un cucchiaio di olio di semi di mais e tre pizzichi di sale. Mi aspettavo di formare una bella palla, ma in realtà l’impasto è rimasto molto granuloso. Pace. L’ho lasciato riposare un’oretta, Trascorso il tempo ho preso un po’ di impasto e l’ho messo in mezzo a due fogli di carta da forno leggermente unti (stesso procedimento adottato per le sfogliatine di ceci). Queste dosi bastano per 4 persone:

col mattarello ho appiattito il più possibile dando la forma di una piccola crepes. Pian piano ho levato il foglio superiore, e ho messo il resto sulla piastra bella calda. Ho lasciato cuocere 2 o 3 minuti e poi una volta rappreso per bene ho girato la tortilla dall’altro lato. Fate attenzione perché è talmente sottile che rischia di bruciare e mi raccomando anche di stare attenti a non far fumare l’olio di semi che ha un punto di fumo attorno ai 170 gradi, contro i 190-210 dell’olio di oliva.

Appena la sfoglia ha preso un bel colore da entrambi i lati l’ho tolta dalla piastra e con un buon coltello l’ho tagliata a spicchi: che belli i miei tacos, sicuramente senza glutine!!!!

Ma con cosa accompagnarli?

Di avocado, in casa mia, non c’è traccia e quindi?? Visto che avevo delle fave appena sgranate a portata di mano – e visto che le fave sono verdi come l’avocado – ho deciso di tentare l’esperimento:

180 grammi di fave sgusciate; 3 pomodorini secchi; mezza cipolla (avevo solo quella dorata, ma credo che quella bianca fresca sarebbe stata più appropriata); mezzo spicchio d’aglio; una spruzzata di limone; sale

Ho fatto sbollentare le fave due minuti, le ho risciacquate e tenute in ammollo in poca acqua fredda per un paio d’ore. Dopo di che ho deciso che forse era meglio farle cuocere ancora un po’ e così ho fatto: le ho riportate a bollore per circa 5 minuti. In tutto quindi sono cotte per 6-7 minuti: entro questo tempo la dispersione delle vitamine sensibili al calore è veramente minima. Le ho lasciate raffreddare nuovamente e nel frattempo ho tagliato a pezzettini i pomodori, la cipolla e l’aglio. Il pomodoro l’ho lasciato idratarsi per 15 minuti in acqua fredda prima di aggiungerlo alle fave, in modo che si ammorbidisse un po’. Visto che ancora non è stagione di pomodori preferisco usare quelli secchi piuttosto che quelli di serra. Non ne mangio spesso, ma confesso che mi piacciono molto!

A questo punto ho preso il mio utilissimissimo frullatore a immersione e ho infierito su quelle bellissime fave: erano verdissimissime, una meraviglia. Devo dire che sia l’aspetto sia la consistenza erano perfetti per lo scopo. Ho quindi unito cipolla, pomodoro e aglio tritati e un cucchiaio di olio EVO e ho mescolato il tutto. Veramente buono! Una sorpresa.

Peccato non avessi anche una birretta…..

ps: se usate farina già macinata fate attenzione all’etichetta. Sulla confezione dovrà comparire la spiga sbarrata oppure dovrà esserci scritto che non contiene tracce di glutine. Eventualmente consultare il prontuario degli alimenti senza glutine.

Questa mattina mi sono svegliata con la voglia di fare la pasta fresca e visto che la mia fissa di cucinare il più possibile con materie prime naturali continua (e credo non passerà) ho pensato di fare delle tagliatelle con farina di riso e di mais (chiaramente macinate sempre dal mio validissimo aiuto in cucina).

Queste le dosi che ho utilizzato: 80 gr di mais in chicchi e 80 grammi di riso integrale. Ho macinato il più fine possibile e poi ho setacciato con un colino a maglie strette la farina in modo da eliminare la “buccia” più coriacea. Non contenta ho ripassato la farina nel macina cereali, ma non so se questo l’ha effettivamente resa più soffice. Comunque al tatto il risultato mi è sembrato soddisfacente.

Ho ripesato il tutto e ho constato che 20 grammi li ho persi: pace. Tirando le somme ho utilizzato 140 gr di farine.

Dopo di che ho aggiunto due cucchiai di acqua, due cucchiai di olio di mais e un uovo.

E qui apro una parentesi sulle uova. Sto cercando di ridurre al minimo il consumo di cibo di origine animale, ma ogni tanto faccio eccezione per pesce e uova (anche se effettivamente era tanto che non ne mangiavo). E visto che non potevo immaginare delle tagliatelle senza, ho deciso di utilizzare un bell’ovetto fresco fresco proveniente dalle galline di una mia amcia. Eh già, fortunatamente esistono ancora galline che vivono in un’aia, con un bel gallo che le corteggia! Le uova a differenza della maggior parte delle fonti proteiche sono un intero, non una parte dell’intero e questo è il segreto della loro forza, ma fate attenzione. Devono provenire da galline allevate e nutrite come si deve, e soprattutto gallate! Senza queste premesse infatti il valore dell’uovo è assai scadente. Come potrà mai essere lo stesso di quello covato da galline chiuse in batterie, sfamate con mangimi di dubbia provenienza e costrette a produrre in ogni stagione, a ogni ora, in modo innaturale? Quindi, se volete continuare a mangiare uova, almeno scegliete quelle che vi danno il 100% del beneficio. E mi raccomando, evitate di mangiare solo l’albume: so che molte diete iperproteiche consigliano di mangiare solo il bianco, ma tuorlo e albume sono un tutt’uno e solo assieme garantiscono l’equilibrio dell’alimento. Il grasso del tuorlo ci aiuta ad assimilare meglio le proteine, quindi sarebbe un peccato non sfruttare questa qualità. Chiaramente non dobbiamo farne un abuso. Considerate che i cinesi utilizzano un uovo ogni 5 persone…vale sempre la solita regola: “non è che se poco fa bene, tanto fa meglio!” Per approfondimenti: Annamarie Colbin, Cibo e Guarigione, Cesena,  Macro Edizioni, 1995.

Torniamo però alle mie tagliatelle…ops, c’è qualcosa che non va. L’impasto non si amalgama nello stesso modo di quando uso le farine dei vari mix in commercio (che sto sempre più riducendo) evidentemente la mia farina non era così sottile come poteva sembrare; le tagliatelle non verranno mai! E allora che faccio? Trasformo l’impasto nella base per una torta salata? Faccio degli gnocchetti? Ideaaaaaaa. Sembra proprio l’impasto per i passatelli che fa mia suocera (e che non mangio più), e quindi….che passatello sia!

Visto che il formaggio proprio non ce lo metto, aggiungo un bel pizzico di sale e del prezzemolo per renderli un po’ più saporiti e perché no, anche della scorza di limone grattugiata e un pizzico di cannella. Per il condimento mi sono fatta ispirare dalle bancarelle del mercato: Ho lasciato riposare l’impasto e sono scesa a fare un giro: “belle quelle zucchine novelle col fiore attaccato! Ecco i passatelli avranno un gustoso condimento ai fiori di zucca (anzi, zucchina)”.

Ho fatto un corposo soffritto con olio EVO, una cipolla dorata, uno spicchio d’aglio tritato sottile, uno spicchio d’aglio lasciato intero e del prezzemolo tritato. Quando la cipolla si è ammorbidita ho unito 6 piccole zucchine tagliate a rondelle, ho sfumato con un po’ di vino bianco e ho salato. Ho lasciato cuocere per circa 5-6 minuti e poi ho aggiunto i fiori di zucca (senza il pistillo) tagliati in striscioline sottili. Ho fatto cuocere ancora per un minuto e poi ho messo il coperchio dopo aver spento il fuoco in modo che il vapore che man mano si forma nella pentola continuasse a cuocere i fiori, senza sciuparli troppo.

Sull’altro fuoco intanto la pentola piena d’acqua bollente era in attesa dei passatelli, che ho fatto cadere direttamente nell’acqua schiacciandoli con lo schiaccia passatelli (o schiaccia patate se non avete quello specifico). Questa è la parte più difficile, almeno per me che non ho molti muscoli, ihihhi. Domani se avrò mal di braccia saprò perché, che schiappa!

Dopo 5 minuti circa erano pronti! li ho raccolti con la schiumarola e fatti saltare nel condimento. So che la tradizione romagnola li prevede in brodo, ma ci sono tante varianti anche asciutti e sono ugualmente buoniiiiiiii, questi erano buonisssssimiiiiiii!!

Me li sono pappata con molta soddisfazione!

ps: dimenticavo. Se usate farina già macinata di riso e di mais fate attenzione all’etichetta. Sulla confezione dovrà comparire la spiga sbarrata oppure dovrà esserci scritto che non contiene tracce di glutine. Eventualmente consultare il prontuario degli alimenti senza glutine.

Guardando fuori dalla finestra non è che sembra proprio primavera, ma la natura si sta risvegliando e le verdure dell’inverno stanno sparendo per fare posto a quelle della nuova stagione. E così le protagoniste della ricetta di oggi saranno le fave, o meglio i loro bacelli!

Visto che col mio nuovo giocattolo macino proprio tutto (o quasi) ho deciso di provare a fare delle schiacciatine di farina di ceci: una via di mezzo tra il pane indiano e i tacos messicani. E così dopo aver tritato 300 gr di ceci secchi e 200 gr di riso integrale ho sperimentato questo impasto: alle due farine (di ceci* e di riso integrale*) ho aggiunto un po’ di cumino, un pizzico di sale, del prezzemolo della mia mini serra, una cipolla bianca (quelle fresche, tipo cipollotti giganti), un po’ d’olio EVO, dell’acqua tiepida per amalgamare e infine ho grattuggiato un po’ di zenzero fresco (forse un po’ poco visto che non si sentiva molto).

Poiché le farine – ed è proprio il caso di dirlo – erano veramente quelle del “mio sacco” non sono venute sottilissime tipo la 00, e l’impasto (una palla) è rimasto un po’ grossolano, ma non per questo il risultato è stato deludente, anzi! L’ho lasciato riposare al fresco (sul terrazzo, sigh) e intanto ho sbucciato le fave.

Per fare questo piatto mi sono ispirata al blog di Lisa, che del riciclo ne ha fatto un’arte!

Ho sgranato le fave e ho tolto i filamenti (non so se si chiamano così) dai bacelli (invece di buttarli). Li ho lasciati in ammollo per qualche ora e – prima di rosolarli in un soffritto di olio EVO e aglio – li ho sbollentati per 10 minuti in acqua leggermente salata. Dopo altri 10 minuti ho spento il fuoco e mi sono dedicata alle sfogliatine:

per evitare che attaccassero sull’asse di legno le ho stese utilizzando due fogli di carta da forno. Così l’impasto è rimasto in mezzo alla carta leggermente unta e non si è appiccicato dappertutto. In questo modo è più facile stendere sottilmente. Ho messo sul fuoco la piastra (testo romagnolo) e quando si è arroventata ho cotto la sfoglia come se fosse una piadina. Per evitare che si rompessero ho fatto cuocere il primo lato a contatto con la carta da forno e appena si è tostato ho girato la sfoglia dall’altra parte, ma a questo punto senza la carta da forno.

Appena si raffreddano vengono belle croccanti, e se volete fare dei cestini, basta appoggiarle su un bicchiere capovolto e aspettare qualche minuto (prendono una forma un po’ incurvata). Con le dosi della ricetta vengono schiacciatine per almeno 10 persone! (penso usciranno 30-40 sfoglie (io ho ancora dell’impasto avanzato per domani!).

Sembra laborioso, ma in realtà non lo è!! E sono veramente buone.. Appena ho un po’ di tempo proverò a farle anche con la farina di mais, ma potete farle anche con quella di lenticchie (che sono più light dei ceci), se le preferite. Insomma è una ricetta abbastanza versatile.

Direi che è tutto! Buon appetito…

Ahh, nel caso vi chiedeste che fine hanno fatto le fave…: le ho trasformate in un gustoso purè!

Con questo post ho partecipato all’iniziativa SALUTIAMOCI

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili. 

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