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Questa mattina mi sono svegliata con la voglia di fare la pasta fresca e visto che la mia fissa di cucinare il più possibile con materie prime naturali continua (e credo non passerà) ho pensato di fare delle tagliatelle con farina di riso e di mais (chiaramente macinate sempre dal mio validissimo aiuto in cucina).

Queste le dosi che ho utilizzato: 80 gr di mais in chicchi e 80 grammi di riso integrale. Ho macinato il più fine possibile e poi ho setacciato con un colino a maglie strette la farina in modo da eliminare la “buccia” più coriacea. Non contenta ho ripassato la farina nel macina cereali, ma non so se questo l’ha effettivamente resa più soffice. Comunque al tatto il risultato mi è sembrato soddisfacente.

Ho ripesato il tutto e ho constato che 20 grammi li ho persi: pace. Tirando le somme ho utilizzato 140 gr di farine.

Dopo di che ho aggiunto due cucchiai di acqua, due cucchiai di olio di mais e un uovo.

E qui apro una parentesi sulle uova. Sto cercando di ridurre al minimo il consumo di cibo di origine animale, ma ogni tanto faccio eccezione per pesce e uova (anche se effettivamente era tanto che non ne mangiavo). E visto che non potevo immaginare delle tagliatelle senza, ho deciso di utilizzare un bell’ovetto fresco fresco proveniente dalle galline di una mia amcia. Eh già, fortunatamente esistono ancora galline che vivono in un’aia, con un bel gallo che le corteggia! Le uova a differenza della maggior parte delle fonti proteiche sono un intero, non una parte dell’intero e questo è il segreto della loro forza, ma fate attenzione. Devono provenire da galline allevate e nutrite come si deve, e soprattutto gallate! Senza queste premesse infatti il valore dell’uovo è assai scadente. Come potrà mai essere lo stesso di quello covato da galline chiuse in batterie, sfamate con mangimi di dubbia provenienza e costrette a produrre in ogni stagione, a ogni ora, in modo innaturale? Quindi, se volete continuare a mangiare uova, almeno scegliete quelle che vi danno il 100% del beneficio. E mi raccomando, evitate di mangiare solo l’albume: so che molte diete iperproteiche consigliano di mangiare solo il bianco, ma tuorlo e albume sono un tutt’uno e solo assieme garantiscono l’equilibrio dell’alimento. Il grasso del tuorlo ci aiuta ad assimilare meglio le proteine, quindi sarebbe un peccato non sfruttare questa qualità. Chiaramente non dobbiamo farne un abuso. Considerate che i cinesi utilizzano un uovo ogni 5 persone…vale sempre la solita regola: “non è che se poco fa bene, tanto fa meglio!” Per approfondimenti: Annamarie Colbin, Cibo e Guarigione, Cesena,  Macro Edizioni, 1995.

Torniamo però alle mie tagliatelle…ops, c’è qualcosa che non va. L’impasto non si amalgama nello stesso modo di quando uso le farine dei vari mix in commercio (che sto sempre più riducendo) evidentemente la mia farina non era così sottile come poteva sembrare; le tagliatelle non verranno mai! E allora che faccio? Trasformo l’impasto nella base per una torta salata? Faccio degli gnocchetti? Ideaaaaaaa. Sembra proprio l’impasto per i passatelli che fa mia suocera (e che non mangio più), e quindi….che passatello sia!

Visto che il formaggio proprio non ce lo metto, aggiungo un bel pizzico di sale e del prezzemolo per renderli un po’ più saporiti e perché no, anche della scorza di limone grattugiata e un pizzico di cannella. Per il condimento mi sono fatta ispirare dalle bancarelle del mercato: Ho lasciato riposare l’impasto e sono scesa a fare un giro: “belle quelle zucchine novelle col fiore attaccato! Ecco i passatelli avranno un gustoso condimento ai fiori di zucca (anzi, zucchina)”.

Ho fatto un corposo soffritto con olio EVO, una cipolla dorata, uno spicchio d’aglio tritato sottile, uno spicchio d’aglio lasciato intero e del prezzemolo tritato. Quando la cipolla si è ammorbidita ho unito 6 piccole zucchine tagliate a rondelle, ho sfumato con un po’ di vino bianco e ho salato. Ho lasciato cuocere per circa 5-6 minuti e poi ho aggiunto i fiori di zucca (senza il pistillo) tagliati in striscioline sottili. Ho fatto cuocere ancora per un minuto e poi ho messo il coperchio dopo aver spento il fuoco in modo che il vapore che man mano si forma nella pentola continuasse a cuocere i fiori, senza sciuparli troppo.

Sull’altro fuoco intanto la pentola piena d’acqua bollente era in attesa dei passatelli, che ho fatto cadere direttamente nell’acqua schiacciandoli con lo schiaccia passatelli (o schiaccia patate se non avete quello specifico). Questa è la parte più difficile, almeno per me che non ho molti muscoli, ihihhi. Domani se avrò mal di braccia saprò perché, che schiappa!

Dopo 5 minuti circa erano pronti! li ho raccolti con la schiumarola e fatti saltare nel condimento. So che la tradizione romagnola li prevede in brodo, ma ci sono tante varianti anche asciutti e sono ugualmente buoniiiiiiii, questi erano buonisssssimiiiiiii!!

Me li sono pappata con molta soddisfazione!

ps: dimenticavo. Se usate farina già macinata di riso e di mais fate attenzione all’etichetta. Sulla confezione dovrà comparire la spiga sbarrata oppure dovrà esserci scritto che non contiene tracce di glutine. Eventualmente consultare il prontuario degli alimenti senza glutine.