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colazione #100%GFFDLo sapete quale è la domanda che più frequentemente mi viene posta quando parlo di alimentazione naturale?
E a colazione cosa mangi?
A colazione mangio moltissime cose e vario anche abbastanza.
Cappuccino e brioches a dire il vero non le ho mai mangiate, e anzi, pensandoci bene, in passato, non la facevo affatto!
Ma da quando ho intrapreso la mia “rivoluzione” alimentare ho davvero capito quanto fosse importante per me.
E così ho iniziato a sperimentare un po’.
Crepes il sabato, quando riesco a fare colazione con mio marito, con farina di castagne (in inverno) e mele cotte con cannella, ma senza latte e senza uova, oppure focaccine calde calde con il lievito madre in eccesso e marmellata senza zuccheri aggiunti.
Oppure dei biscottini semplici e gustosi.
Ma durante la settimana in genere preparo una crema di cereali (principalmente di riso integrale o miglio) che a volte mangio salata, condita con il gomasio e a volte mangio dolce, con succo di mela concentrato o marmellata.
Oggi però vi presento una ricetta facile e veloce che faccio ogni tanto, quando magari ho in mente di preparare dei dolcetti. La trovate in edicola proprio questo mese, pubblicata su A Tavola!
Latte di miglio e granella di semi e frutta secca!
Una carica di energia che vi accompagnerà fino all’ora di pranzo. Perfetta per grandi e piccini.

Ingredienti:

per il latte:
1 bicchiere di miglio*;
10 bicchieri di acqua;
1 cucchiaino di malto di riso* garantito senza glutine (fac.);

per la granella:
2 cucchiai di farina di grano saraceno*;
mandorle;
nocciole,semi di girasole, semi di sesamo, semi di zucca (tutti in quantità variabile);
1 cucchiaio malto di riso certificato senza glutine;
1 cucchiaio di succo di mela concentrato

Per prima cosa ho risciacquato il miglio sotto l’acqua corrente.
L’ho quindi messo in un pentolino a fondo spesso e ho aggiunto l’acqua. Ho lasciato sul fuoco per 30 minuti.
Lo potete preparare anche la sera prima, magari mettendo più acqua, perché il miglio tende a rapprendersi e potreste trovare una crema al mattino anziché il latte, oppure lo cucinate appena svegli e lo lasciate cuocere mentre vi sistemate.

Una volta pronto ho filtrato, con l’aiuto di un canovaccio, (ma va bene anche il colino) il latte.
In genere non lo dolcifico mai, ma volendo si può aggiungere un po’ di malto di riso certificato o del succo d’acero (non pensate di mettere lo zuccheroooo!!!).

Con il miglio restante potrete poi fare delle polpette o dei dolcetti!

La granella invece la preparo così:
Faccio tostare leggermente la farina di grano saraceno in una padella, poi aggiungo la frutta secca e i semi tritati grossolanamente.
Faccio cuocere per qualche minuto, fino a che non sento sprigionare un profumo di semi tostati.
Tolgo dal fuoco e aggiungo il malto e il succo di mela, mescolando velocemente in modo che si formi la granella.

Con questa colazione siete certi di fare il pieno di sali minerali e omega3.
Non dovete comprare latti addizionati o polvere di cacao con aggiunte di vitamine sintetiche, ferro e altri sali minerali estratti in laboratorio!!!
La natura ci dà già quello di cui abbiamo bisogno, non dobbiamo cercarlo sugli scaffali dei supermercati, o almeno non nei reparti dedicati alle prime colazioni e alle merende!!!

Il miglio aiuterà la vostra digestione, rafforzerò la milza e quindi tutto il sistema immunitario. E non inciderà particolarmente sulla curva glicemica essendo composto da carboidrati complessi a lento assorbimento, quindi niente abbiocco a metà mattina o fame chimica prima di pranzo!
I semi oleosi renderanno la colazione ancora più sfiziosa e golosa senza appesantirvi come farebbe una brioches.

Perché non provate per tre giorni? Vedrete che differenza!!!

Con questa ricetta partecipo al 100% Gluten Free (fri) Day:

#100GFFD
ogni settimana arrivano sempre più ricette anche da non celiaci. Troppo bello!!! E non perché è una moda, ma perché spesso si cucina con ingredienti senza glutine senza una particolare premeditazione.
Cucinare rispettando un’intolleranza o un’allergia, di qualsiasi natura sia, è segno di attenzione, rispetto e amicizia, e tutte le Gluten Free Travel & Living Girls sono veramente contente per la partecipazione così entusiasmante a questa iniziativa ancora così giovane…
E la cosa più bella per noi sarà quella di cucinare un piatto gluten free nato da una forchetta glutinosa!!!

Grazie a tutti!

ps: non sapete ancora come partecipare? Qui le “regole”.

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili. 

 

 

Gnocchi di fave e miglio

Giovedì scorso mi sono trovata con alcune neo mamme e abbiamo chiacchierato di alimentazione della mamma, del bambino e della famiglia!
E’ stata proprio una bella serata e spero che qualche seme attecchirà: sono fiduciosa!
Se siete curiosi, qui trovate i dettagli dell’incontro che si è svolto presso l’associazione Mamma Canguro.
Sono convinta che se si cominciasse a vedere all’alimentazione non solo come a un piacere (che comunque continuerà a essere soddisfatto) ma come a un’opportunità per la nostra salute e per quella della famiglia molte cose migliorerebbero, dentro e fuori casa!
E visto che una delle preoccupazioni che ho più riscontrato è quella che riguarda la possibile reazione dei papà a un cambiamento di alimentazione così importante, mi sento di dare questo consiglio a tutti quelli che vogliono provare a modificare le loro abitudini.
Approfittate del 100% vegetal monday e fatevi ispirare dalle squisite ricette che troverete nel blog de La Cucina della Capra. Poi scegliete un giorno alla settimana per cucinare senza prodotti animali e vedete come va.
Non necessariamente dovete dichiarare che in tavola quel giorno ci saranno solo pietanze vegetali, soprattutto se sapete che questo potrebbe creare tensioni.
E scommetto che i vostri commensali neppure se ne accorgeranno!
Per esempio, chi potrebbe non gradire questi gnocchi?
Sono veramente buoni!
E se avete dei bimbi che a tavola fanno un po’ di capricci quando vedono delle “cose verdi” nel piatto (io ho un marito che ogni tanto li fa), coinvolgeteli nella preparazione degli gnocchi.
Sono sicura che saranno così orgogliosi di avervi aiutato che vi chiederanno il bis e a questo punto anche il papà sarà ben contento di dare soddisfazione ai suoi bimbi!

Ingredienti per tre persone:
1,5 Kg di fave bio (compresi i bacelli) circa
100 gr di farina di miglio*
30 gr farina werz
un pizzico di sale
olio EVO
cipolla
insalata

Ho sgranato le fave e ho cotto a vapore i bacelli privati dei filamenti più coriacei.
Ho quindi sbollentato le fave per facilitare l’eliminazione della buccia, e ho frullato i bacelli cotti con il frullatore a immersione, dopo averli asciugati per bene, assieme a 200 gr di fave (le restanti le ho usate per il condimento, altre sono avanzate..).
Quindi ho preso 100 gr di miglio e l’ho macinato (se non avete il macinino e dovete acquistarla e siete celiaci, sensibili al glutine o dovete cucinare per un celiaco fate attenzione all’etichetta: non deve contenere tracce di glutine!).
Ho unito la farina di miglio alla crema di bacelli e fave e ho impastato aggiungendo un po’ di farina werz (se non siete celiaci, etc, potete aggiungere un po’ di farina glutinosa, possibilmente integrale!).

A questo punto ho proseguito facendo gli gnocchi: un po’ di impasto per volta su una spianatoia leggermente infarinata e via…
Troppo simpatici, no???
gnocchi e fave

Per cuocerli come sempre: acqua bollente leggermente salata e dopo qualche minuto – la farina deve cuocere un po’ – li scolate.
Una precisazione prima di passare al condimento:
il miglio assorbe molto l’umidità. Con solo farina di miglio otterrete degli gnocchi belli duretti.
Se li preferite più morbidi sostituite il miglio con farina di riso (o mischiatele).

E ora veniamo al condimento:
ho fatto un soffritto con un po’ d’olio EVO e la cipolla e ho fatto appassire dell’insalata: quella che più vi piace va benissimo!
Un pizzico di sale e ho frullato tutto, ho quindi aggiunto le fave intere e con questa salsa ho condito gli gnocchi.
Che dire? Buoni, buonissimi!

E le patate?????
Se vi state domandando perché non ho usato le patate la risposta è questa: non mi stanno molto simpatiche e se ne può fare a meno anche nella preparazione degli gnocchi!
Lo so che penserete che sono esagerata, ma cosa possono mai avere le patate per suscitare la mia antipatia?
Diciamo che le patate hanno alcune qualità, ma che non sono adatte – nonostante  nelle nostre case non mancano mai – a un utilizzo frequente.
In genere ci viene consigliato di mangiare patate oppure pane e pasta (quindi come sostitute dei cereali) perché sono ricche di amido come i cereali e mangiare entrambi nello stesso pasto è un po’ troppo.
Hanno però un’energia troppo espansiva (perché la loro origine proviene da fasce climatiche tropicali).
Rispetto ai cereali integrali, che sono frutto e seme allo stesso tempo, sono prive di vitalità e non sono equilibrate soprattutto nel rapporto sodio/potassio (troppo potassio rispetto al sodio).
Inoltre se germogliano o non sono conservate correttamente sono proprio nocive perché appartengono alla famiglia delle solanacee (come pomodori, melanzane, peperoni) e contengono solanina.

Non voglio allarmare nessuno, ci mancherebbe. Ma se per alcuni alimenti un consumo abituale è raccomandabile per altri lo è un po‘ meno.

Cosa può provocare l’assunzione di solanina? Può infiammare e provocare artrite,  malattie coronariche, calcoli renali, e può influire anche sulla pressione.
Può rimuovere calcio dalle ossa, portando all’osteoporosi. Il calcio prelevato può andare a depositarsi sulle arterie, nei reni, nelle articolazioni provocando per l’appunto i problemi appena accennati compresa artrite reumatoide.
Insomma, forse vale la pena diminuirne il consumo, che dite? Soprattutto se soffrite di osteoporosi, di artrite e calcoli renali.
Anche il tabacco appartiene alla famiglia delle solanacee e questo la dice lunga…
Se volete approfondire consiglio di leggere Cibo e guarigione, Annemarie Colbin, Macro Edizioni, Cesena 1995, pp178-181, e questo post qui.

Direi che a questo punto non mi resta che augurarvi un buon inizio settimana!

100-veg-monday-logo

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili. 

è l'ora del tèNon so come sarà questo 2013, ma per ora una cosa è certa:
mio marito dopo più di un anno e mezzo di lavaggio del cervello (e a volte pure di discussioni) si è convinto a eliminare lo zucchero dalla sua alimentazione, o meglio dalla colazione e dai numerosi spuntini quotidiani, perché io non lo uso più da un bel pezzo!
Il patto però prevede che ogni domenica io gli debba preparare biscotti sani per tutta settimana. E così per la seconda domenica, al rientro dalla notte di lavoro, si è ritrovato la casa profumata e carica di biscottini.
Direte voi che sono una rompi scatole.
E’ verissimo, ma se la sua pressione minima è sempre alta una ragione ci sarà: lo zucchero è una di queste ragioni.
Rompo, ma a fin di bene. Vediamo se tra tre mesi mi ringrazierà.
Non voglio entrare nel merito dell’argomento zucchero/pressione, ma chiaramente sono disponibile se qualcuno volesse approfondire.
Quello che però ci tengo a fare – ed è da molto tempo che lo volevo fare – è porre l’attenzione proprio sul malefico zucchero (chiaramente intendo lo zucchero bianco, quella polverina artificiale che viene messa ormai ovunque nell’industria alimentare, non lo zucchero dei carboidrati complessi, quella è un’altra storia).
Se già non lo sapevate, lo zucchero non ci fa bene.
Maccccccome, direte voi: “lo zucchero è benzina per il nostro cervello, come può farci male?
Semmai, se si esagera e se non ci si lava i denti tutti i giorni, ci fa venire qualche caria o, se siamo golosi, magari contribuisce a qualche chiletto in più, ma addirittura dire che fa male…”

Fino a 100 anni fa il consumo di zucchero era praticamente nullo: si è passato da 2,7 kg annui pro capite del 1875 (fonte – Treccani.it) a una media di 26 Kg dei giorni nostri (ultime statistiche).
Non credo proprio che le implicazioni di questo aumento così esponenziale si traducano in qualche caria o qualche chilo in più: da quando siamo venuti al mondo fino a 100 anni fa non l’abbiamo praticamente mai assunto (sempre la polvere bianca, intendo).
Siamo stati bombardati da messaggi pubblicitari sui benefici dello zucchero (se qualcuno se la ricorda negli anni ottanta c’era una pubblicità dallo slogan lo zucchero è pieno di vita: mi vengono i brividi solo a pensaci. Se non l’avete presente cliccate qui, brividi..!) e ci hanno confuso un po’ le idee utilizzando sempre più spesso la parola zucchero come sinonimo di carboidrati (chissà perché, forse perché dà dipendenza e gli interessi di varie multinazionali potevano trarrne beneficio? Chissà, e mi viene in mente una campagna pubblicitaria di quella bevanda – che tutti conosciamo – che confronta lo zucchero contenuto in una lattina con quello della frutta…altri brividi, e che ci dice quanto è bello berla a tavola….ancora più brividi, se non ci credete scaricate qui).
Il risultato? Un macello.
Lo zucchero (e poco importa che sia di canna o integrale) è la prima causa di obesità, è causa di emicranie, ipoglicemie, acne, osteoporosi, allergie, aumenta il rischio di calcoli renali e alla colicisti, aumenta i trigliceridi e abbassa il livello del colesterolo buono – con le dovute conseguenze, e può essere una delle cause di crescita del tumore…Ma l’elenco potrebbe continuare.

Potrei andare avanti a scrivere e scrivere su questo argomento, ma mi fermo qui.
Se volete approfondire vi rimando al link del blog le ricette di salutiamoci che ha pubblicato un lungo articolo ben dettagliato dove troverete la spiegazione di tutto quanto e vi rimando al link di Trashfood invitandovi a osservare le grafiche che riproducono il consumo medio di zucchero per persona (si riferiscono agli USA ma noi, se non invertiamo la rotta, siamo già su quella strada…): fanno un po’ paura.
E se proprio proprio volete togliervi gli ultimi dubbi vi consiglio di leggere  Sugarblues: il mal di zucchero, Wiliam Dufty, Macro Edizioni 2005.
Mio marito lo sta leggendo e ha riportato indietro una confezione di creackers quando si è accorto che contenevano zucchero. Queste sono soddisfazioni!

Quindi se li è proprio meritati questi bei biscottini.

Ecco gli ingredinti:

150 gr farina di riso integrale* (non specifico mai le marche perché in genere le macino io le farine, ma questa volta ho usato quella della baule volante, spiga sbarrata);
100 gr farina Werz spiga sbarrata (ma potete usare anche solo quella di riso. Nella Werz c’è in più miglio e grano saraceno)
130 gr di malto 100% riso (mi raccomando solo malto, non sciroppo e che sia 100% riso. E se il vostro palato è molto dolce, allora aumentatelo a 160 gr)
100 ml di latte di riso
75 gr di semi tritati* (io ho tritato mandorle e semi di girasole, ma vanno benissimo le nocciole, i pinoli o quello che avete!)
50 ml di olio di semi di mais bio
Scorza grattugiata di un’arancia bio
Succo dell’arancia (quindi in tutto un arancia)
9 gr di cremortartaro
un pizzico di vaniglia in polvere
Un pizzico di sale

Ho unito tutti gli ingredienti secchi (farina, semi tritati, lievito, scorza arancia, sale, vaniglia) e li ho mescolati per bene.
Nel bicchiere del frullatore a immersione ho versato tutti i liquidi (latte di riso, malto, succo d’arancia, olio) e ho miscelato il tutto.
Ho aggiunto il liquido al secco e ho impastato per bene (non io ma il fedele aiuto in cucina, che stavo trascurando da un po’).
Il composto viene morbido, come una densa pastella.

L’ho messo nella sacca da pasticcere (non ho avvitato nessun beccuccio, ma ho utilizzato il buco dove si dovrebbero avvitare i dosatori (vabé, non sono pasticciera e non conosco i termini tecnici, ma spero abbiate capito) e ho fatto dei dischetti abbastanza piatti (alla fine i biscotti sono da puciare nel tè!)
Vengono quasi due teglie (i biscotti li ho distanziati un po’ l’uno dall’altro).
E ho infornato per 15 minuti a forno caldo a 180°
Teneteli d’occhio…basta un attimo e zac, bruciacchiati!

Sarò di parte, ma sono buoni.
Niente latte, niente uova e NIENTE ZUCCHERO!!

Con queste dosi, se siete onesti, vi dureranno tre giorni, per la settimana raddoppiate le dosi, o inventatevi qualche variante.
Io la seconda infornata l’ho fatta con zenzero e cannella utilizzando il succo di mela al posto del latte di riso, e senza la farina di mandorle e semi di girasole.

Come vedete si possono fare dolci senza zucchero!
Le alternative ci sono, provare a fare tre mesi senza.
So che è un bel sacrificio, ma non vi è bastato l’elenco snocciolato qui sopra per farvi venire voglia di ridurlo drasticamente? Vedrete che vi sentirete meglio, anche se magari pensate di non avere particolari acciacchi…

Il malto è una buona alternativa, ma attenzione: per i celiaci deve essere quello 100% di riso o di mais.
Anche il succo di mela può essere utilizzato, o l’uvetta…
Come sempre la natura ci offre valide alternative, perché non sfruttarle preferendola a una polvere chimica, che dà assuefazione e mina la nostra salute presente e/o futura?
E se lo zucchero fa così male a noi adulti, immaginate ai bambini.
Occhio alle merendine, alle bevande zuccherate, al té freddo d’estate che magari ha pure meno teina  ma ha anche edulcoranti per farvi sentire meno in colpa, etcetcetc

Spero di non avervi tediato troppo, ma ci tengo al vostro buonEssere!

ps: considerando che il 90% dei prodotti industriali contiene zucchero….mi raccomando, occhio al carrello della spesa d’ora in poi!

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili. 

Ieri mi sono iscritta al gruppo di foodblogger senza glutine su FB. Moltissime bloggers già le conoscevo, e sono quelle che vi ho presentato all’inizio di questa avventura, altre invece non le conosco ancora, ma recuperereò in fretta!
Comun denominatore di tutte loro è ovviamente la celiachia e la voglia di riscatto verso questa condizione (non mi piace chiamarla malattia) che ti cambia la vita (in alcuni casi, stravolge).
Pian piano aggiornerò il blog con tutti i link in modo che possiate andare a curiosare a “casa” di tutte.
Sono veramente contenta di questo incontro e spero di poter portare anche il mio contributo nel gruppo.
Uno degli ultimi argomenti di confronto è stato un articolo pubblicato su La Stampa.it che potete leggere anche qui: la dieta senza glutine può fare ingrassare.
Visto che è da tempo che volevo trattare l’argomento prendo la palla al balzo!!
Io penso che alla base di questa considerazione (e forse anche constatazione) ci sia un bel problema. E questo problema secondo me è la mancanza di una vera educazione alimentare che, nel piatto del celiaco, crea ancora più confusione.
Tante cose ci fanno ingrassare (e quindi ci fanno male, perché il grasso nel nostro corpo porta ad altri problemi, più o meno fastidiosi, più o meno gravi): grassi di vario tipo (c’è un’ampia gamma), cereali raffinati, amidi, zuccheri, ma anche disordine nei pasti e abbinamenti poco felici.
Non è che solo i celiaci rischiano il sovrappeso – questo è un problema sempre più in aumento in tutta la popolazione, bambini inclusi ahimé – ma per i celiaci sicuramente il rischio aumenta quando già abituati a mangiare cibi raffinati, confezionati, pieni di grassi e zucchero (come la maggior parte delle persone, e aggiungo sempre un “ahimè”) li sostituiscono con altrettanti alimenti raffinati, confezionati e pieni di grassi senza glutine, ma che molto spesso sono ancora più pieni di grassi e di zuccheri semplici (farine superraffinate, amidi vari e zucchero o sciroppi) rispetto agli altri prodotti industriali.
Ho conosciuto persone che si cibano quasi esclusivamente con i prodotti di farmacia trovando molta soddisfazione a uscire dal negozio con i sacchetti pieni (forse un tempo ancora più pieni), o che per colazione hanno sostituito le merendine finte (o biscotti finti) con quelle altrettanto finte glutenfree, per non far mancare nulla ai propri figli, o a loro stessi, con il conseguente aumento di peso…
Attenzione quindi, cercate di non cadere in questa “trappola”!
A mio parere è proprio un peccato che il sistema sanitario nazionale non si prenda minimamente la briga di “educarci” a una sana alimentazione; ci “concede” semplicemente un buono mensile senza rendersi conto che se speso male per tre quarti – ma forse anche più – è composto di grassi di dubbia provenienza e qualità scadente (non mancano le eccezioni, ma credo che siano veramente poche), ma d’altronde non si prende la briga di educare proprio nessuno in fatto di alimentazione.
Non mi dilungo molto su questo argomento, perché forse vale la pena di entrare più nel dettaglio e chissà che prima o poi non lo faccia…
Il segreto quindi –  per evitare il tranello – è quello di trovare delle alternative utilizzando il più possibile materie prime, naturalmente senza glutine!
E ce ne sono davvero tante.
Basta imparare a conoscerle per poi variare la spesa.
In questo modo i grassi e gli zuccheri saranno sotto controllo e nessuno potrà più dire che la dieta senza glutine può fare ingrassare: una dieta senza glutine fatta male può fare ingrassare, tanto quanto una dieta con glutine fatta altrettanto male!
E se ora siete a corto di idee niente paura!
Oggi, rispetto a qualche anno fa, abbiamo una risorsa in più: le foodblogger gluten free che giorno dopo giorno sperimentano e sperimentano per arrivare a ottenere risultati strepitosi senza necessariamente riempire le dispense di biscotti farciti di conservanti, pani finti, pizze chimiche ricchi di tutte quelle cose che minano la siluette e la nostra salute.
Quindi prendete spunto da tutte loro, con magari qualche accorgimento, visto che l’argomento mi sta molto a cuore..
Ora, non pretendo che da un giorno all’altro vi mettiate a mangiare solo cereali in chicco (riso integrale, quinoa, amaranto, grano saraceno, mais) verdure e legumi. Io ci ho messo un annetto per capire che non potevo più nutrirmi dei prodotti di farmacia (chiamiamoli così).
Ma iniziate magari a fare più attenzione agli ingredienti segnati sulle etichette e a lasciare sugli scaffali quelli con una lista infinita, in contemporanea riducete formaggi e carne in favore dei legumi (che completeranno la dieta abbinati ai cereali possibilmente integrali) e sbizzarritevi con le meravigliose verdure che questa stagione ci sta per donare. Magari provate a sostutuire lo zucchero, compreso quello di canna, con il malto 100% di riso, o utilizzate nei dolci succo di mela..Certo il palato dovrà abituarsi un po’, ma alla fine la soddisfazione sarà comunque tanta e l’ultima cosa a cui penserete sarà il colesterolo e l’ago della bilancia!
Gusto e salute possono tranquillamente convivere in un piatto anche glutenfree, credetemi!

E per chi volesse qualche consiglio in più rimanderei al mio post di marzo che ritrovate qui!

Ero al buio a cercare l’ispirazione per il primo post dopo questa lunga pausa. Mio marito è entrato in casa, mi guarda e mi chiede: “cosa ci fai qui al buio?”
E io: “sto cercando l’ispirazione”.
Lui: “ma come può dall’oscurità nascere un lampo di luce?”.

E così ha schiacciato l’interruttore e io finalmente sto scrivendo.

Domenica scorsa sono stata con mia madre, altra celiaca DOP, alla conferenza La faccia nascosta della dieta mediterranea: quando il glutine fa male alla salute – organizzata da BergamoScienza. Mi aspettavo che venisse trattata la dieta senza glutine in rapporto alla dieta mediterranea suggerendo delle alternative gluten free in linea con le nostre tradizioni alimentari sottolineando magari come sia possibile seguire una dieta equilibrata (anche mediterranea) senza dover per forza ricorrere ai prodotti dietoterapici.
In realtà, se pur gli interventi siano stati interessanti, non si è praticamente parlato di alimentazione.
Il tema della conferenza era legato a uno studio condotto dall’AVIS della provincia di Bergamo che ha effettuato uno screening sui suoi 20.000 donatori per ricercare eventuali celiaci fino a quel momento ignari di esserlo. E come possiamo facilmente immaginare ne sono stati trovati! Immagino proprio che all’inizio queste persone possano averla presa male: posso facilmente mettermi nei loro panni. Ma certamente, se adotteranno una dieta GF equilibrata, si sono risparmiate dei bei problemini futuri e per questo dovranno solo ringraziare l’AVIS…
“Consoliamoci” quindi: siamo sempre più in buona compagnia e anzi, dagli studi sembrerebbe che dietro di noi si stia formando un esercito ben più numeroso di persone che non tollerano il glutine nonostante non siano celiache.
Si stima che l’1% della popolazione mondiale soffra di celiachia, ma un 7-10% abbia una gluten sensitivity: 60 milioni di americani hanno già adottato una dieta senza glutine. Magari molti lo fanno per moda, ma si calcola che almeno 20 milioni soffrano di una qualche sensibilità al glutine (per approfondire l’argomento sulla gluten sensitivity vi rimando al blog di Letizia Saturni che tra l’altro ha recentemente pubblicato un libro su celiachia e dieta mediterranea che trovate qui).

Ma ora, bando alle ciance, e arrivo al punto delle mie riflessioni.
Penso che sia assolutamente possibile seguire una dieta mediterranea senza glutine e penso anche che la maggior parte delle persone (non celiache) che credono di mangiare secondo la dieta mediterranea in realtà abbiano una visione un po’ distorta di quello che in realtà è questa “dieta”.
Prima del mio percorso di studio, ogni volta che mi sentivo dire: “sei celiaca? Poverina, ma allora non puoi mangiare niente”, mi arrabbiavo moltissimo, perché prendevo questa domanda come una mancanza di sensibilità.
Ora invece mi viene spontaneo replicare: “bé, non direi proprio niente. Scommettiamo che mangio più cose di te?”.
Ed effettivamente nella maggioranza dei casi è proprio così.
Dieta mediterranea vuol dire varietà. Non vuole dire pasta al sugo e mozzarella e pomodoro (che neppure è originario del mediterraneo…)
La dieta mediterranea è una dieta “povera” basata essenzialmente su cereali integrali (non necessariamente solo quelli contenenti glutine, anzi), legumi, verdure, olio d’oliva, frutta. Certo, anche i prodotti animali come carne, uova e soprattutto pesce sono inclusi, ma non sono alla sua base.
Chiaramente tutti prodotti legati al territorio, alla nostra terra e di stagione.
Non so quanto si possa definire mediterranea una zuppa con cavolo surgelato e verza surgelata in piena estate, giusto per rendere l’idea… O una bella macedonia con frutti di bosco congelati a dicembre, o magari con qualche frutto tropicale, che crediamo che faccia parte della nostra cultura alimentare per via della globalizzazione del mercato.
Noi celiaci, o chiunque debba escludere il glutine, possiamo benissimo seguire una dieta 100% mediterranea, sostituendo il frumento (che sicuramente in Italia è il cereale più coltivato in questo momento), orzo e farro, con altri cereali che comunque fanno parte della nostra tradizione, come ad esempio riso, miglio e grano saraceno, oltre ad altri cereali o pseudo cereali che, se pur non originali del nostro territorio, grazie alle loro caratteristiche, si integrano in modo equilibrato nella nostra alimentazione e cioè quinoa, amaranto, ma anche mais e – per chi riuscisse a reperirli – teff e sorgo.
E poi ogni giorno non dovrebbero mancare sulle nostre tavole un po’ di legumi da abbinare sempre ai cereali così da rendere disponibili tutti gli amminoacidi essenziali.
E sui legumi abbiamo solo l’imbarazzo della scelta (stando attenti alle etichette, perché ormai sempre più spesso anche nei legumi si possono trovare tracce di glutine a causa della contaminazione nei processi di lavorazione delle materie prime): lenticchie, ceci, fagioli, lupini, …..
Chiaramente se decidete di mangiare del formaggio, carne, uova o pesce, non mangiate legumi nello stesso pasto: nutrizionalmente parlando, non si dovrebbero mischiare proteine provenienti da fonti diverse, ma neanche uova e carne, o pesce e formaggio….
Mi raccomando non dimenticatevi della verdura, che sarebbe meglio variare spesso e cucinandola in modi diversi: al vapore, sbollentata velocemente, pressata (per renderla più digeribile in alternativa al crudo), ma anche in marmellate o stufata, soprattutto ora che arriva l’inverno e che dobbiamo fare scorta di calore.
E se volete completare il pasto sostituite il dolce con un frutto di stagione!
Insomma, non mi sembra che ci sia questa incompatibilità tra dieta mediterranea e celiachia, nè tantomeno che il celiaco, poverino, non possa mangiare niente!!!

E così, scopriamo che la dieta mediterranea non è un insidia per il celiaco, ma una vera risorsa esattamente come lo è per tutto il resto delle persone, in particolare quelle che  vivono nel bacino del mediterraneo!
Non per niente nel 2010 è stata dichiarata patrimonio dell’UNESCO.

A questo punto non ci resta che riscoprirla e metterci ai fornelli!

Finalmente sono riuscita a trovare un compromesso con mio marito! Ci sono voluti mesi e mesi (con qualche litigata di mezzo) ma alla fine è bastato un morso a questi muffin per convincerlo a smettere di mangiare i suoi soliti biscotti pieni di zuccheri e grassi. Che soddisfazione!

Queste le dosi per 12 muffin (che avrebbero dovuto durare qualche giorno, ma che sono praticamente finiti, no comment):

100 gr di farina di riso integrale* (sì, quella appena macinata…); 50 gr di farina di grano saraceno*, 50 gr di farina di miglio*; 120 gr di mandorle e nocciole tritate (decidete voi se fare tutto mandorle o nocciole o un mix a seconda del vostro gusto); 140 gr di malto 100% di riso*; 100 ml di succo di mela; 1 mela; 15 gr di olio di semi di mais; 1 bustina di cremor tartaro*; un pizzico di sale integrale; scorza di un limone; 1 vaschetta di mirtilli; 10 gr di farina di semi di carrube (non è fondamentale).

Ho mischiato bene tutti gli ingredienti secchi e quindi ho aggiunto l’olio, il malto, la mela frullata (con la buccia), il succo di mele e in fine i mirtilli. L’impasto deve essere abbastanza compatto, non liquido. Deve essere un po’ più denso di quello della torta margherita, per intenderci.

Ho preso un cucchiaio e ho suddiviso l’impasto nello stampo dei muffin che ho comprato nuovo per l’occasione (mica sarebbero bastati i 6 muffin dello stampo “vecchio”: non avrei mai fatto in tempo a fotografarli!!) e ho infornato nel forno già caldo per 40 minuti a 180°. DRINNNN, pronti!

E così per colazione domani ci saranno i muffin accompagnati da una bella tazza di tè!

Considerando che sono senza proteine animali e senza zucchero sono l’ideale per cominciare in modo sano la giornata. Fanno bene a voi e anche ai vostri bimbi (meglio delle merendine industriali, no??) Comunque non consiglierei di mangiarli tutti i giorni. Sono comunque cotti al forno e questo tipo di cottura non piace molto al fegato, quindi per non affaticarlo troppo variate spesso la vostra colazione: evitate di mangiare sempre le stesse cose.

Buon inizio di giornata a tutti….

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili. 

Quando si parla di cereali senza glutine il primo pensiero va al riso che, in effetti, è l’alimento senza glutine più consumato al mondo! E sicuramente lo è per un celiaco: riso e mais la fanno da padrone sulle nostre tavole. Attenzione però, perché il riso che consumiamo più di frequente, quello bello bianco, detto brillato, è il risultato di un processo di raffinazione. Quando arriva sulle nostre tavole il riso è stato privato di tutte le sostanze nutritive: via la crusca e via il germe, e quindi via proteine, via vitamine e sali minerali. E poi, come se tutto questo già non bastasse, per poter essere più gradevole alla nostra vista, viene lucidato con olio di semi di lino e per finire viene sbiancato con talco e glucosio che lo privano dell’ultimo residuo di vitamina B1 che ancora era riuscito a conservare. Insomma, converrete anche voi che il riso bianco di sicuro non è un alimento che possa aiutarci a stare meglio…

Tutt’altra cosa è il riso integrale.

Al contrario di quello brillato, viene considerato l’alimento più curativo di tutti. Ogni paese ha il suo riso: a chicco allungato se cresce nei paesi tropicali e nei paesi caldi, a chicco tondo se cresce nei paesi più temperati. Anche il suo colore varia a seconda della zona e va dal chiaro fino a un nero, ma nero nerissimo, del riso venere. Insomma ci sono moltissime qualità tutte da scoprire a seconda della stagione e del luogo in cui ci troviamo. Consumato quotidianamente migliora anche la condizione del nostro intestino, contrariamente a quello che si pensa. Certo, se si mangia riso bianco, senza fibre, raffinato e brillato, è chiaro che l’intestino rallenta, niente da eccepire!

Nella medicina cinese il riso ha una corrispondenza con polmoni e intestino crasso: entrambi organi impegnati a eliminare le scorie che accumuliamo quotidianamente. Il riso (integrale) aiuta questo processo di espulsione. E se siete in un periodo di confusione e agitazione provate ad aumentarene il consumo: vedrete che pian piano ritroverete lucidità. Lo consiglio anche se volete perdere qualche chilo. Con le sue proteine, vitamine, sali minerali e i suoi carboidrati complessi aiuta a far ritrovare il peso forma: abbinato a verdure e a legumi vi farà stare bene in poco tempo.

Ma come si cucina?

Diciamo che dopo aver approfondito un po’ l’argomento ritengo che se si fa un uso frequente di riso integrale (ma in genere di cereali integrali) è bene prevedere un ammollo di 12 ore in acqua a temperatura ambiente. Magari non tutte le volte, ma comunque è raccomandabile: l’ammollo fa sì che si elimini l’acido fitico contenuto nei cereali integrali che può inibire l’assorbimento di calcio e ferro; tutti i cereali sono leggermente acidi (eccetto il miglio). Quindi se deciderete di inserire il riso integrale quotidianamente o molto frequentemente nella vostra dieta, allora fatelo stare in ammollo. L’acqua dell’ammollo può essere poi utilizzata durante la cottura e verrà completamente assorbita dai chicchi. In genere le dosi per la cottura del riso integrale sono un volume di riso e due volumi di acqua.

A seconda dell’energia che volete dargli potete decidere se cuocerlo nella pentola a pressione o se farlo bollito. In inverno potrete optare più per una cottura a pressione che rende il riso più digeribile e più forte e quindi più riscaldante, mentre in estate potrete scegliere una cottura più dolce facendolo semplicemente bollire in una pentola coperta.

Ci sono infinite ricette che si possono fare con il riso integrale (compreso il classico risotto), ma iniziate magari dalla più semplice: riso bollito da mangiare come accompagnamento a legumi e verdure. Inizierete così a scoprire il vero sapore di questo cereale, eviterete di mangiare pane, o vari sostituti da forno, e cambiando le diverse qualità potrete trovare quello che più fa per voi.

Avrò sicuramente tralasciato un sacco di cose che si potrebbero ancora dire su questo prezioso cereale, ma spero di avervi comunque convinto a lasciare sugli scaffali il riso bianco!!!