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polpette di azuki con lenticchie, al posto del cotechino
E così un altro anno è passato…2013 ben venuto! Cosa ci riserverà?
Intanto a questo blog riserverà delle foto più belle (mi sto applicando molto per potervi regalare degli scatti più accattivanti) e quindi più grandi, spero gradirete.
Io invece mi sento come se avessi 365 pagine (a dire il vero qualcuna in meno ormai) immacolate che aspettano di essere riempite.
Mi auguro di poter vivere più giornate positive anche se certamente quelle negative difficilmente mancheranno.
Il proposito però è quello di rimboccarmi le maniche, lamentarmi il meno possibile, anche quando magari le cose non vanno proprio come sperato, e darmi da fare per rendere ogni giorno pieno e appagante.
Soprattutto spero che tutto il contesto al di fuori dalle quattro mura domestiche non ci renda la vita ancora più complicata…Il vento cambierà? Facciamo in modo che cambi veramente!

E dopo questo ben venuto al 2013 vi racconto la prima ricetta dell’anno, o meglio, l’ultima del 2012. E’ stato il secondo piatto della cena dell’Ultimo che ho festeggiato – in un clima un po’ surreale – a casa con mio marito e i miei genitori.
Per i due carnivori della famiglia ho dovuto fare il classico zampone con le lenticchie, ma per me e mia madre ho optato per la versione vegana!

Partiamo dalle lenticchie.
Non possono certamente mancare a Capodanno: noi non siamo riusciti ad aspettare la mezzanotte per mangiarle, ma avendolo previsto, me le sono tenuta da parte anche per il giorno dopo!
Le lenticchie, come tutti i legumi, vanno fatte ammollare prima di essere cucinate.
Per questa ricetta ho utilizzato quelle marroni (diciamo le classiche per Capodanno) ma ci sono molte qualità diverse. Ci sono quelle rosse decorticate (uniche che non necessitano l’ammollo) e quelle verdi,  per fare un esempio.
Le ho ammollate con un pezzetto di alga Kombu che poi ho utilizzato anche nella cottura.
Magari per le lenticchie, che sono le più digeribili tra i legumi, non è così fondamentale, ma sicuramente migliora la cottura e aiuta a prevenire quei fastidiosi problemi che alla maggior parte delle persone fanno venire fagioli & co.!
L’alga rilascia i suoi sali minerali e impedisce la fermentazione intestinale.
In mancanza della Kombu potete utilizzare anche solo una foglia di alloro, che combatte anch’essa la fermentazione.
Trascorse le ore di ammollo ho preparato un trito con cipolla e scalogno e ho fatto un leggero soffritto.
Ho aggiunto le lenticchie e una foglia di alloro: mi piace un sacco l’aroma dell’alloro abbinato alle lenticchie. Poi le ho coperte con dell’acqua. Acqua nuova, non quella di ammollo, mi raccomando: nell’acqua di ammollo infatti rimangono quelle sostanze responsabili della fermentazione, oltre alle purine e all’acido urico, e le ho lasciate cuocere a fuoco lento per circa 30 minuti.
Controllatele comunque verso fine cottura, magari hanno bisogno di ancora un po’ di tempo.
Ho salato leggermente e le ho lasciate riposare.

Nel frattempo ho preparato la mia versione vegetale dello zampone: polpette di azuki!
Direte: legumi con legumi?
Perché no? Il cotechino non ha forse proteine? In questo modo almeno ho abbinato proteine provenienti dalla stessa fonte vegetale, limitando l’assunzione di grassi.
Anche gli azuki (una tazza e mezza) sono stati ammollati per 6 ore sempre con un pezzetto di alga Kombu e come le lenticchie sono molto digeribili!
Se non li conoscete vi posso dire che hanno un sapore particolare, non sanno di fagioli, e possono essere usati anche per fare dei dolci.
Sono ricchi di fitoestrogeni preziosi quindi alle donne in pre o menopausa e alle donne con ciclo irregolare (può essere fatto un decotto molto efficace per aiutare in quete circostanze), e sono preziosissimi per i nostri reni.
Come tutti i legumi hanno un’ energia che aiuta questi organi e gli azuki in parrticolare sono molto efficaci.
Inoltre aiutano ad asciugare l’organismo quindi, se dovete tenere il peso sotto controllo, vi saranno d’aiuto, così come se dovete tenere a bada la glicemia.
Inoltre aiutano a rafforzare il sistema immunitario. Che altro aggiungere? Correte a comprarli se già non li avete in dispensa e cominciate a cucinarli!

Ma torniamo alla ricetta. Trascorso il tempo di ammollo li ho cotti in una pentola a fondo spesso per 45-50 minuti coperti con l’acqua di cottura.
Avete capito bene: gli azuki infatti sono un’eccezione.
La loro acqua di ammollo è preziosa, quindi non va buttata.

Li ho fatti bollire senza alcun aroma. Solo acqua, e ho aggiunto un po’ di tamari* a fine cottura, quando l’acqua si era completamente assorbita.

A parte ho preparato un trito sottile con una cipolla e una carota.
Ho preso tre quarti degli azuki cotti, li ho schiacciati per bene unendoli al trito, mentre i restanti li ho messi interi nell’impasto, e ho fatto delle polpettine.
Se il composto non è abbastanza cremoso unitegli un po’ di olio (meglio se di sesamo per questa ricetta, ma va bene anche quello di mais o EVO) e un po’ di farina di riso gluten free (o quella che avere a disposizione).
Il composto deve rimanere bello compatto. Le polpette devono restare  sode!
Ho cercato di dargli la dimensione di una fetta di zampone. Poi le ho passate nella farina e quindi le ho cotte in olio di sesamo (a me piace molto il suo sapore) bello caldo (attenzione a non raggiungere il punto di fumo però!!!). Una volta cotte fatele riposare una decina di minuti, le apprezzerete di più.
A questo punto tutto era pronto per essere servito, impiattato e magnato!!

Buon 2103 e che grazie alle nostre lenticchie sia un anno pieno di fortuna (e un po’ più di soldi per chi ne avesse bisogno)!

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili. 

Ieri mi sono iscritta al gruppo di foodblogger senza glutine su FB. Moltissime bloggers già le conoscevo, e sono quelle che vi ho presentato all’inizio di questa avventura, altre invece non le conosco ancora, ma recuperereò in fretta!
Comun denominatore di tutte loro è ovviamente la celiachia e la voglia di riscatto verso questa condizione (non mi piace chiamarla malattia) che ti cambia la vita (in alcuni casi, stravolge).
Pian piano aggiornerò il blog con tutti i link in modo che possiate andare a curiosare a “casa” di tutte.
Sono veramente contenta di questo incontro e spero di poter portare anche il mio contributo nel gruppo.
Uno degli ultimi argomenti di confronto è stato un articolo pubblicato su La Stampa.it che potete leggere anche qui: la dieta senza glutine può fare ingrassare.
Visto che è da tempo che volevo trattare l’argomento prendo la palla al balzo!!
Io penso che alla base di questa considerazione (e forse anche constatazione) ci sia un bel problema. E questo problema secondo me è la mancanza di una vera educazione alimentare che, nel piatto del celiaco, crea ancora più confusione.
Tante cose ci fanno ingrassare (e quindi ci fanno male, perché il grasso nel nostro corpo porta ad altri problemi, più o meno fastidiosi, più o meno gravi): grassi di vario tipo (c’è un’ampia gamma), cereali raffinati, amidi, zuccheri, ma anche disordine nei pasti e abbinamenti poco felici.
Non è che solo i celiaci rischiano il sovrappeso – questo è un problema sempre più in aumento in tutta la popolazione, bambini inclusi ahimé – ma per i celiaci sicuramente il rischio aumenta quando già abituati a mangiare cibi raffinati, confezionati, pieni di grassi e zucchero (come la maggior parte delle persone, e aggiungo sempre un “ahimè”) li sostituiscono con altrettanti alimenti raffinati, confezionati e pieni di grassi senza glutine, ma che molto spesso sono ancora più pieni di grassi e di zuccheri semplici (farine superraffinate, amidi vari e zucchero o sciroppi) rispetto agli altri prodotti industriali.
Ho conosciuto persone che si cibano quasi esclusivamente con i prodotti di farmacia trovando molta soddisfazione a uscire dal negozio con i sacchetti pieni (forse un tempo ancora più pieni), o che per colazione hanno sostituito le merendine finte (o biscotti finti) con quelle altrettanto finte glutenfree, per non far mancare nulla ai propri figli, o a loro stessi, con il conseguente aumento di peso…
Attenzione quindi, cercate di non cadere in questa “trappola”!
A mio parere è proprio un peccato che il sistema sanitario nazionale non si prenda minimamente la briga di “educarci” a una sana alimentazione; ci “concede” semplicemente un buono mensile senza rendersi conto che se speso male per tre quarti – ma forse anche più – è composto di grassi di dubbia provenienza e qualità scadente (non mancano le eccezioni, ma credo che siano veramente poche), ma d’altronde non si prende la briga di educare proprio nessuno in fatto di alimentazione.
Non mi dilungo molto su questo argomento, perché forse vale la pena di entrare più nel dettaglio e chissà che prima o poi non lo faccia…
Il segreto quindi –  per evitare il tranello – è quello di trovare delle alternative utilizzando il più possibile materie prime, naturalmente senza glutine!
E ce ne sono davvero tante.
Basta imparare a conoscerle per poi variare la spesa.
In questo modo i grassi e gli zuccheri saranno sotto controllo e nessuno potrà più dire che la dieta senza glutine può fare ingrassare: una dieta senza glutine fatta male può fare ingrassare, tanto quanto una dieta con glutine fatta altrettanto male!
E se ora siete a corto di idee niente paura!
Oggi, rispetto a qualche anno fa, abbiamo una risorsa in più: le foodblogger gluten free che giorno dopo giorno sperimentano e sperimentano per arrivare a ottenere risultati strepitosi senza necessariamente riempire le dispense di biscotti farciti di conservanti, pani finti, pizze chimiche ricchi di tutte quelle cose che minano la siluette e la nostra salute.
Quindi prendete spunto da tutte loro, con magari qualche accorgimento, visto che l’argomento mi sta molto a cuore..
Ora, non pretendo che da un giorno all’altro vi mettiate a mangiare solo cereali in chicco (riso integrale, quinoa, amaranto, grano saraceno, mais) verdure e legumi. Io ci ho messo un annetto per capire che non potevo più nutrirmi dei prodotti di farmacia (chiamiamoli così).
Ma iniziate magari a fare più attenzione agli ingredienti segnati sulle etichette e a lasciare sugli scaffali quelli con una lista infinita, in contemporanea riducete formaggi e carne in favore dei legumi (che completeranno la dieta abbinati ai cereali possibilmente integrali) e sbizzarritevi con le meravigliose verdure che questa stagione ci sta per donare. Magari provate a sostutuire lo zucchero, compreso quello di canna, con il malto 100% di riso, o utilizzate nei dolci succo di mela..Certo il palato dovrà abituarsi un po’, ma alla fine la soddisfazione sarà comunque tanta e l’ultima cosa a cui penserete sarà il colesterolo e l’ago della bilancia!
Gusto e salute possono tranquillamente convivere in un piatto anche glutenfree, credetemi!

E per chi volesse qualche consiglio in più rimanderei al mio post di marzo che ritrovate qui!

Buon giorno a tutti e scusate la latitanza…
Pensavo di tornare dalle ferie carica e bella riposata e invece faccio fatica a carburare. Un po’ di pensieri, un po’ di voglia di fare altro, ma sempre meno tempo a disposizione, un po’ così, insomma.
Vabè, passerà!

Questa ricetta l’ho fatta qualche settimana fa, ma visto che la foto non mi piaceva per nulla non l’ho voluta pubblicare ripromettendomi di rifarla. Ora però, visto che il mese di luglio sta passando, e visto che la pigrizia invece non è passata, e che quindi non l’ho mai più rifatta, ho deciso che chissenefrega della foto e quindi ecco a voi la ricetta:

1 bicchiere di quinoa*; 2 bicchieri d’acqua; un pizzico di sale integrale; 1 cetriolo; 2 carote; 3 foglie di insalata; qualche strisciolina di cavolo cappuccio; 3 zucchine di media dimensione.
(Ma non prendetemi alla lettera, andate un po’ a occhio, ho la bilancia rotta, quindi non sto pesando più nulla!!).

Questo il procedimento:
ho tagliato le zucchine della dimensione (più o meno) di un maki sushi (a me sono venuti tre bocconcini per zucchina, ma tutto dipende dalle dimensioni delle zucchine) e  le ho cotte a vapore. Appena la parte interna è diventata morbida le ho tolte dal fuoco e le ho lasciate raffreddare.

Nel frattempo ho cotto la quinoa nel doppio di acqua (leggermente salata) del suo volume per 10/15 minuti. Ve ne accorgete subito quando è cotta: l’acqua si assorbe completamente e il chicco libera un piccolo germoglio bianco.
A questo punto ho scavato la polpa della zucchina lasciando 2 mm di bordo ma in modo da avere dei bei cilindri vuoti. Ho tagliato le foglie di insalata e ho rivestito la parte interna della zucchina che ho poi riempito di quinoa. Ho tagliato a fiammifero le carote e i cetrioli e li ho inseriti in mezzo al ripieno. In fine ho messo il cavolo cappuccio a striscioline per completare la decorazione.
Li ho lasciati riposare per un paio d’ore a temperatura ambiente (30 gradi, ihihih) e poi li ho mangiati accompagnati dalla salsa tamari*. Direi proprio gustosi e leggeri, visto che non ho aggiunto neppure un filo di olio! Ma chiaramente li potete servire come meglio credete.

Potrebbero essere un’idea come aperitivo o come antipasto: sono dei perfetti finger food!

E con questa ricetta partecipo a SALUTIAMOCI, che questo mese è ospitata da Cobrizio!

Una sola raccomandazione sulle zucchine: sono buonissime e su questo siamo tutti d’accordo, ma cercate di consumarle solo nella stagione in cui maturano, e cioè in estate. Le zucchine hanno la caratteristica (come la maggior parte della frutta e verdura estiva e tropicale) di eliminare calore dal corpo. Quindi quando siamo in piena estate e abbiamo bisogno di cibo “fresco” vanno benissimo. Mangiarle invece d’inverno – magari congelate – non è proprio raccomandabile! Cuocetele brevemente a vapore, sbollentatele o saltatele in padella con un po’ d’olio. Eviterei cotture più aggressive tipo pentola a pressione o forno, proprio per non modificarne la natura rinfrescante. Se siete proprio tanto ghiotti di zucchine preferite quelle più piccole e compatte che oltre a essere più saporite contengono meno acqua e vi daranno più soddisfazione!

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili. 

E’ da un po’ che sto meditando di scrivere questo post, e avvicinandosi la bella stagione ho pensato che fosse questo il momento giusto. Spero possa uscire qualcosa di utile, o meglio qualcosa che possa far almeno riflettere e magari mettere in discussione alcuni schemi alimentari che derivano da una distorta consuetudine alla quale sembra orma che siamo assuefatti.

Da quando mi sono iscritta al corso per terapista alimentare alcune persone mi hanno chiesto se potevo proporgli una dieta dimagrante (e chiedo scusa a chi ancora non l’ho preparata!!) o di avere consigli per mangiare meglio. Chiaramente queste persone sapevano, e sanno, che non sono dietologa, né nutrizionista. Si sono affidati a me semplicemente perché mi conoscono non aspettandosi sicuramente quello che avrebbero trovato rivolgendosi a una figura professionalmente riconosciuta. Non sono un’ incosciente, né tanto meno superficiale: tutte le diete che ho fatto si sono basate su quello che sto studiando e soprattutto sulla mia esperienza quotidiana; posso solo dire che chi le ha seguite abbastanza rigorosamente ha ottenuto risultati soddisfacenti.

Detto questo vorrei però focalizzare l’attenzione sui diversi tipi di dieta che ultimamente vanno di moda. Leggendo i giornali si trovano infinite diete dimagranti, disintossicanti, rigeneranti… che durano 4 giorni, una settimana,…, e che promettono di far perdere quei pochi chili messi durante le feste bevendo centrifugati, mangiando solo uva, sostituendo il pasto con un gelato e così via. Insomma sembra che non rimanga che scegliere la dieta preferita! E poi ci sono le diete più drastiche, quelle che eliminano totalmente i carboidrati per un periodo favorendo esclusivamente l’assunzione di proteine. Ora, non entro nel dettaglio perché ammetto di non conoscere alla perfezione questa dieta, e ammetto anche di non volere fare troppi sforzi per capirla: parto dal presupposto che sia illogica e avendo io una mente abbastanza matematica, se una cosa non è logica non mi interessa.

Quello che mi interessa è provare a far passare il messaggio che è il cibo stesso a farci stare bene, ma non il cibo raffinato, pieno di zuccheri, conservanti, aromi artificiali, addensanti e così via, ma è semplicemente il cibo che l’uomo ha da sempre mangiato dalla sua origine fino a 100-150 anni fa: cereali integrali, legumi, verdura e frutta di stagione. Perché mai dovrei nutrirmi di sole proteine animali, se non è nella mia natura? Non mi risulta che l’uomo abbia mai mangiato così, e non mi risulta neppure che i nostri geni siano cambiati negli ultimi duecento mila anni (questa non è farina del mio sacco, per approfondimenti Ongaro Filippo, mangia che ti passa, Milano, Piemme, 2011), quindi perché dovrei costringere il mio copro a una forzatura così innaturale per poter buttare giù qualche chilo messo su proprio a causa di una scorretta alimentazione? E perché mai dovrei bere 3 litri di acqua al giorno per eliminare le proteine in eccesso assunte con una dieta proteica, costringendo reni e fegato a un lavoro extra?

Certo, pasta raffinata e riso raffinato, che sono solo amido e zucchero, fanno ingrassare, ma non è così per i cereali integrali, le verdure e i legumi. Perché escluderli dalla dieta anche solo per un periodo relativamente breve? Provate a riscoprire i cereali in chicco (riso integrale, miglio, quinoa, amaranto, grano saraceno) e per una decina di giorni sostituiteli alla pasta senza glutine. Provate a eliminare pane, crekers, grissini, patatine, e aumentate l’assunzione di verdure di stagione variandole il più possibile, provate a ridurre drasticamente l’assunzione di carne (sia bianca sia rossa) e mangiate più lenticchie, ceci, azuki e volendo pesce come branzino, orate, trote, sostituite il dolce con frutta di stagione, non con i dolcificanti chimici che sono dannosissimi per il nostro organismo. Non sarà necessario pesare nulla, calcolare le calorie o privarsi di un bel pasto saziante. Il vostro umore migliorerà, la pelle migliorerà, la bilancia sorriderà (ma a quel punto sarà l’ultima delle vostre preoccupazioni!!).

In 10 giorni vedrete i primi benefici, in tre mesi vi sentirete come nuovi! E se poi approfitterete della bella stagione per fare passeggiate all’aria aperta e qualche giro in bicicletta sarà ancora meglio! Siete ancora convinti di volervi abbuffare di sole proteine??? Pensateci davvero bene, perché quello che mettete a rischio è la vostra salute e non credo ne valga la pena…Bisogna iniziare seriamente a pensare che la salute passa da quello che si mangia, al di là dei chili di troppo (che sicuramente è meglio non avere addosso).

C’è chi sta pensando di tassare i cibi spazzatura, quelli che ci fanno ingrassare: davvero la capiremo solo grazie all’introduzione di una sovrattassa? Siamo così ridotti male? Certo (e qui non voglio alimentare una polemica), i cibi per celiaci sono già costosi, figuriamoci se dovessero sovratassarli (visto che la maggior parte non li farei rientrare nella categoria dei cibi sani), ma forse un’attenzione in più a quello che compriamo con il nostro buono mensile dovremmo mettercela. Se non l’avete già visto vi lascio riflettere anche sulle parole del prof. Berrino (chiaramente molto più autorevoli delle mie!!). Buona riflessione (ai celiaci e non..).