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IMG_20140206_224848Ma avete visto quante ricette dolci sono state cucinate per il 100% Gluten Free Friday?
Sono sicura che oggi se ne aggiungeranno delle altre. Di sicuro una: questa!

L’altra sera è venuto a cena mio padre, e come ogni volta accade cerco di preparare qualcosa che sicuramente gli possa piacere, ma senza ‘assecondarlo’ troppo, perché comunque ci tengo farlo alzare da tavola bello leggero!
Certo la mia tanto amata zuppetta di miso di riso non potrei mai proporgliela, me la tirerebbe dietro, ma alla fine ce la faccio sempre a spuntare un: “buono!” (e se poi ci aggiunge un “dai”, vuol dire che effettivamente non era proprio fiducioso del risultato!!).
E visto che il dolce non lo faccio praticamente mai, questa volta ho voluto ‘esagerare’.
Siamo anche nel mese di astinenza da zucchero raffinato (cioè, lo è mio marito che non riuscendo a eliminarlo costantemente, ogni tanto, da quando ha letto Sugar blues, fa questo sacrificio (a me invece non pesa affatto averlo bandito, anzi!!).
Quindi mai avrei potuto preparare un dolce che poi Marco non avrebbe potuto mangiare, e mai avrei potuto fare qualcosa che mio padre avrebbe guardato con sospetto…
Ho aperto gli sportelli della cucina (e la porta del terrazzo, perché le verdure in inverno le tengo fuori) e ho  messo assieme un po’ di ingredienti che avevo in casa, improvvisando.
Missione compiuta.

È uscito un dolce buono buono, adatto sia a un fine cena, ma anche per una merenda o per la colazione.

Un altro dei miei dolci SENZA, SENZA, SENZA e ancora SENZA: senza glutine, senza latte vaccino, senza uova e senza zucchero raffinato.
Così buono che ho dovuto nasconderlo, altrimenti non sarebbe arrivato a oggi e mai avrei potuto postarlo…per questo la foto è un’istantanea, esattamente come la sua durata fuori dal forno: sparisce in un istante!!

Ingredienti:

190 g zucca delica biologica cotta a vapore;
100 g farina di riso impalpabile*;
60 g farina di teff*;
20 g nocciole tostate (fac.)
100 ml latte di riso biologico;
20 ml olio extra vergine di oliva gusto leggero;
50 g cacao amaro in polvere*;
20 g cioccolato fondente 85%*;
1/2 bustina cremor tartaro;
vaniglia q.b.;
1 pizzico di sale;
qualche “cubetto” di pera (ho voluto provare a vedere come legava con l’impasto: la prossima volta abbondo!!)
3 cucchiai malto di riso*

Ho tagliato la zucca, eliminato la buccia e ho cotto la polpa a vapore.
Dopo una decina di minuti l’ho tolta dal fuoco e l’ho resa in purea col frullatore a immersione.
In un altro recipiente ho mischiato le farine, il cacao, il lievito e i semi del bacello di vaniglia.
Raffreddata la zucca ho aggiunto l’olio e il latte, e ho amalgamato per bene, quindi ho unito le farine e le nocciole tritate. Ho mescolato il tutto, versando un cucchiaio di malto alla volta – assaggiando per capire quando fermarmi, il pizzico di sale e il cioccolato tritato grossolanamente.
Ho versato il composto in una teglia di 22 cm di diametro ricoperta da carta forno e ho aggiunto 4 o 5 cubetti di pera. Ho cosparso sulla superficie con i resti delle nocciole tritate e ho infornato a 180°C per circa 25 minuti (statico) quindi ho aspettato speranzosa (la speranza, un ingrediente a volte fondamentale).

Credetemi, non è un dolce che mortifica il palato, nonostante tutti i senza.
Potrebbe acquistare più “rotondità” aggiungendo una crema di mandorle o la thain, perché magari lo si aspetta più “burroso”. Proverò anche questa versione, giusto per sfizio, perché, soprattutto il giorno dopo, è praticamente perfetto e a mio parere è buonissimo così!

Perché un dolce senza zucchero? Se non siete stufi di sentirmelo dire andate a leggerlo qui.
Perché un dolce senza uova? Perché alla fine, almeno in questo caso non aggiungono nulla, quindi perché utilizzarle se non sono necessarie?
Perché senza latte? Perché il latte vaccino non tutti lo tollerano, e perché la qualità del latte industriale lascia a desiderare, tanto vale sostituirlo…
Perché senza glutine? Perché sono celiaca!!!

Una sola nota dolente! Non lo offrirei a chi soffre di disturbi legati a un fegato energeticamente un po’ scarico: mal di testa, rigidità alle articolazioni, gonfiore di stomaco, cervicale, dolori muscolari e ai tendini… Ma anche a chi ha spesso sbalzi di umore, o è arrabbiato!
Ma non lo offrirei neppure a chi soffre di problemi alla cistifellea.
La tostatura del cioccolato e la cottura al forno inibiscono l’energia ascendente del fegato, contribuendo a peggiorare questi sintomi.
Per queste persone sarebbe più appropriata una bella zuccalata!!!

Questa ricetta la dedico ai golosi sglutinati del 100%GFFD

#100GFFD

#100GFFD

E perché no, direi che parteciperà pure al contest È SENZA? È BUONO!

FINALE 1
Organizzato dal blog Andante con gusto. Bella iniziativa!
Qui trovate il regolamento.
Parteciperei nella sezione “Pasticceria fine e pasticceria da the”.

E con questo vi auguro buon venerdì sglutinato!!!

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili. 

kanten  (1 di 1)Vacanze per me finite!
Quest’anno tre bellissime settimane trascorse in Sicilia: qualche giorno a Palermo e poi nel trapanese.
Speriamo che l’effetto benefico del mare e de sole mi accompagni per i prossimi mesi; in caso contrario, il primo volo low cost per un lungo week end, sarà nostro.
Difficile reimmergersi negli impegni quotidiani sapendo che c’è un mare, una baia, un cielo, un monte, che sono lì, a tua disposizione,  mentre tu sei seduta a una scrivania circondata dal cemento, sigh sigh!
Ma non lamentiamoci. Mi basta sapere che da lì non si muovono e che mi aspetteranno pazientemente: tanto, prima o poi ci ritorno!!!

Vi avevo lasciato a primavera inoltrata, e vi ritrovo in estate!

Quest’anno abbiamo visto che anche il meteo ha fatto fatica a carburare – e non è che ora sembra essersi molto convinto sul da farsi, almeno qui a Milano e dintorni.
Anche sugli alberi si è vista un po’ di sonnolenza e la frutta, tanto attesa dopo la stagione invernale, è maturata un po’ in ritardo.
Forse questo ci è servito a capire quanto sia importante il ritmo delle stagioni per il nostro corpo e per la nostra mente: non so voi ma io, a un certo punto, ho sentito proprio il bisogno del sole. Un bisogno fisico e mentale. Non ce la facevo veramente più!

Ed è la stessa importanza che ha l’introdurre nel nostro corpo cibo che sia sempre in armonia col clima e col territorio nel quale viviamo. Perché solo questo ci garantirà equilibrio e salute.

Quindi, visto che ancora non ci sono 40° all’ombra, e che comunque gran parte della nostra vita giornaliera la trascorriamo in uffici climatizzati, cerchiamo di resistere al richiamo di gelati, bibite ghiacciate, macedonie in sostituzione di un pasto, etcetc.
Intendiamoci, un gelatino ogni tanto male non fa, ma tutti i giorni non è proprio il caso.
I vostri reni, che soffrono gli alimenti troppo freddi e dolci, non ne saranno contenti e, se non riuscirete a limitarvi, rischierete di arrivare in autunno un po’ scarichi, diventando così i bersagli perfetti dei virus influenzali, o dei raffreddori….A maggior ragione questo vale per i vostri bambini!

Ma niente pauraaaaaa.
Mica dovete rinunciare a un fresco dolcino.
Ottimo sia per la merenda dei bimbi, sia come spezza fame, ma anche come dessert da servire dopo cena.
È senza latte, senza zucchero e chiaramente senza glutine, ma che ve lo dico a fare????
Realizzarlo è semplicissimo e lo potete interpretare e modificare come più vi piace!!

Queste le dosi per 10 bicchierini.
(Ma sarà facile trovare quelle adatte per la vostra occasione!).

500 ml di succo di mela limpido (bio) non zuccherato
3 gr di agaragar in polvere* (meglio se usate quella in fiocchi, in questo caso guardate sulla confezioni le dosi)
10 ciliegie (ma potete usare tutta la frutta che volete!)

Ho fatto bollire per qualche minuto il succo di mela con l’agar agar.
Quindi ho tolto dal fuoco e ho aspettato che il succo si raffreddasse un pochino per evitare di buttarlo troppo bollente sulle ciliegie.
Nel frattempo ho inserito una ciliegia in ciascun bicchierino nel quale ho versato il succo di mela.
L’ho lasciato raffreddare completamente a temperatura ambiente (ci vorrà un paio di ore) e poi in frigoriferlo in modo che sia bello fresco quando verrà servito
L’agar agar, raffreddandosi, si addensa e otterrete una perfetta gelatina, molto gustosa e saporita.

Come detto prima vi potrete sbizzarrire.
Al posto delle ciliegie, appena sarà la piena stagione, potrete usare i frutti di bosco.
Oppure delle pesche tagliate a dadini piccoli piccoli.
Al posto del succo di mela potete usare un tè verde aromatizzato alla menta o allo zenzero.
Insomma, quello che più vi aggrada!

Ma ditemi un po’. Siete andati a curiosare nel nuovo blog?
Vi aspettiamoooo!!!

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili. 

è l'ora del tèNon so come sarà questo 2013, ma per ora una cosa è certa:
mio marito dopo più di un anno e mezzo di lavaggio del cervello (e a volte pure di discussioni) si è convinto a eliminare lo zucchero dalla sua alimentazione, o meglio dalla colazione e dai numerosi spuntini quotidiani, perché io non lo uso più da un bel pezzo!
Il patto però prevede che ogni domenica io gli debba preparare biscotti sani per tutta settimana. E così per la seconda domenica, al rientro dalla notte di lavoro, si è ritrovato la casa profumata e carica di biscottini.
Direte voi che sono una rompi scatole.
E’ verissimo, ma se la sua pressione minima è sempre alta una ragione ci sarà: lo zucchero è una di queste ragioni.
Rompo, ma a fin di bene. Vediamo se tra tre mesi mi ringrazierà.
Non voglio entrare nel merito dell’argomento zucchero/pressione, ma chiaramente sono disponibile se qualcuno volesse approfondire.
Quello che però ci tengo a fare – ed è da molto tempo che lo volevo fare – è porre l’attenzione proprio sul malefico zucchero (chiaramente intendo lo zucchero bianco, quella polverina artificiale che viene messa ormai ovunque nell’industria alimentare, non lo zucchero dei carboidrati complessi, quella è un’altra storia).
Se già non lo sapevate, lo zucchero non ci fa bene.
Maccccccome, direte voi: “lo zucchero è benzina per il nostro cervello, come può farci male?
Semmai, se si esagera e se non ci si lava i denti tutti i giorni, ci fa venire qualche caria o, se siamo golosi, magari contribuisce a qualche chiletto in più, ma addirittura dire che fa male…”

Fino a 100 anni fa il consumo di zucchero era praticamente nullo: si è passato da 2,7 kg annui pro capite del 1875 (fonte – Treccani.it) a una media di 26 Kg dei giorni nostri (ultime statistiche).
Non credo proprio che le implicazioni di questo aumento così esponenziale si traducano in qualche caria o qualche chilo in più: da quando siamo venuti al mondo fino a 100 anni fa non l’abbiamo praticamente mai assunto (sempre la polvere bianca, intendo).
Siamo stati bombardati da messaggi pubblicitari sui benefici dello zucchero (se qualcuno se la ricorda negli anni ottanta c’era una pubblicità dallo slogan lo zucchero è pieno di vita: mi vengono i brividi solo a pensaci. Se non l’avete presente cliccate qui, brividi..!) e ci hanno confuso un po’ le idee utilizzando sempre più spesso la parola zucchero come sinonimo di carboidrati (chissà perché, forse perché dà dipendenza e gli interessi di varie multinazionali potevano trarrne beneficio? Chissà, e mi viene in mente una campagna pubblicitaria di quella bevanda – che tutti conosciamo – che confronta lo zucchero contenuto in una lattina con quello della frutta…altri brividi, e che ci dice quanto è bello berla a tavola….ancora più brividi, se non ci credete scaricate qui).
Il risultato? Un macello.
Lo zucchero (e poco importa che sia di canna o integrale) è la prima causa di obesità, è causa di emicranie, ipoglicemie, acne, osteoporosi, allergie, aumenta il rischio di calcoli renali e alla colicisti, aumenta i trigliceridi e abbassa il livello del colesterolo buono – con le dovute conseguenze, e può essere una delle cause di crescita del tumore…Ma l’elenco potrebbe continuare.

Potrei andare avanti a scrivere e scrivere su questo argomento, ma mi fermo qui.
Se volete approfondire vi rimando al link del blog le ricette di salutiamoci che ha pubblicato un lungo articolo ben dettagliato dove troverete la spiegazione di tutto quanto e vi rimando al link di Trashfood invitandovi a osservare le grafiche che riproducono il consumo medio di zucchero per persona (si riferiscono agli USA ma noi, se non invertiamo la rotta, siamo già su quella strada…): fanno un po’ paura.
E se proprio proprio volete togliervi gli ultimi dubbi vi consiglio di leggere  Sugarblues: il mal di zucchero, Wiliam Dufty, Macro Edizioni 2005.
Mio marito lo sta leggendo e ha riportato indietro una confezione di creackers quando si è accorto che contenevano zucchero. Queste sono soddisfazioni!

Quindi se li è proprio meritati questi bei biscottini.

Ecco gli ingredinti:

150 gr farina di riso integrale* (non specifico mai le marche perché in genere le macino io le farine, ma questa volta ho usato quella della baule volante, spiga sbarrata);
100 gr farina Werz spiga sbarrata (ma potete usare anche solo quella di riso. Nella Werz c’è in più miglio e grano saraceno)
130 gr di malto 100% riso (mi raccomando solo malto, non sciroppo e che sia 100% riso. E se il vostro palato è molto dolce, allora aumentatelo a 160 gr)
100 ml di latte di riso
75 gr di semi tritati* (io ho tritato mandorle e semi di girasole, ma vanno benissimo le nocciole, i pinoli o quello che avete!)
50 ml di olio di semi di mais bio
Scorza grattugiata di un’arancia bio
Succo dell’arancia (quindi in tutto un arancia)
9 gr di cremortartaro
un pizzico di vaniglia in polvere
Un pizzico di sale

Ho unito tutti gli ingredienti secchi (farina, semi tritati, lievito, scorza arancia, sale, vaniglia) e li ho mescolati per bene.
Nel bicchiere del frullatore a immersione ho versato tutti i liquidi (latte di riso, malto, succo d’arancia, olio) e ho miscelato il tutto.
Ho aggiunto il liquido al secco e ho impastato per bene (non io ma il fedele aiuto in cucina, che stavo trascurando da un po’).
Il composto viene morbido, come una densa pastella.

L’ho messo nella sacca da pasticcere (non ho avvitato nessun beccuccio, ma ho utilizzato il buco dove si dovrebbero avvitare i dosatori (vabé, non sono pasticciera e non conosco i termini tecnici, ma spero abbiate capito) e ho fatto dei dischetti abbastanza piatti (alla fine i biscotti sono da puciare nel tè!)
Vengono quasi due teglie (i biscotti li ho distanziati un po’ l’uno dall’altro).
E ho infornato per 15 minuti a forno caldo a 180°
Teneteli d’occhio…basta un attimo e zac, bruciacchiati!

Sarò di parte, ma sono buoni.
Niente latte, niente uova e NIENTE ZUCCHERO!!

Con queste dosi, se siete onesti, vi dureranno tre giorni, per la settimana raddoppiate le dosi, o inventatevi qualche variante.
Io la seconda infornata l’ho fatta con zenzero e cannella utilizzando il succo di mela al posto del latte di riso, e senza la farina di mandorle e semi di girasole.

Come vedete si possono fare dolci senza zucchero!
Le alternative ci sono, provare a fare tre mesi senza.
So che è un bel sacrificio, ma non vi è bastato l’elenco snocciolato qui sopra per farvi venire voglia di ridurlo drasticamente? Vedrete che vi sentirete meglio, anche se magari pensate di non avere particolari acciacchi…

Il malto è una buona alternativa, ma attenzione: per i celiaci deve essere quello 100% di riso o di mais.
Anche il succo di mela può essere utilizzato, o l’uvetta…
Come sempre la natura ci offre valide alternative, perché non sfruttarle preferendola a una polvere chimica, che dà assuefazione e mina la nostra salute presente e/o futura?
E se lo zucchero fa così male a noi adulti, immaginate ai bambini.
Occhio alle merendine, alle bevande zuccherate, al té freddo d’estate che magari ha pure meno teina  ma ha anche edulcoranti per farvi sentire meno in colpa, etcetcetc

Spero di non avervi tediato troppo, ma ci tengo al vostro buonEssere!

ps: considerando che il 90% dei prodotti industriali contiene zucchero….mi raccomando, occhio al carrello della spesa d’ora in poi!

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili. 

Finalmente sono riuscita a trovare un compromesso con mio marito! Ci sono voluti mesi e mesi (con qualche litigata di mezzo) ma alla fine è bastato un morso a questi muffin per convincerlo a smettere di mangiare i suoi soliti biscotti pieni di zuccheri e grassi. Che soddisfazione!

Queste le dosi per 12 muffin (che avrebbero dovuto durare qualche giorno, ma che sono praticamente finiti, no comment):

100 gr di farina di riso integrale* (sì, quella appena macinata…); 50 gr di farina di grano saraceno*, 50 gr di farina di miglio*; 120 gr di mandorle e nocciole tritate (decidete voi se fare tutto mandorle o nocciole o un mix a seconda del vostro gusto); 140 gr di malto 100% di riso*; 100 ml di succo di mela; 1 mela; 15 gr di olio di semi di mais; 1 bustina di cremor tartaro*; un pizzico di sale integrale; scorza di un limone; 1 vaschetta di mirtilli; 10 gr di farina di semi di carrube (non è fondamentale).

Ho mischiato bene tutti gli ingredienti secchi e quindi ho aggiunto l’olio, il malto, la mela frullata (con la buccia), il succo di mele e in fine i mirtilli. L’impasto deve essere abbastanza compatto, non liquido. Deve essere un po’ più denso di quello della torta margherita, per intenderci.

Ho preso un cucchiaio e ho suddiviso l’impasto nello stampo dei muffin che ho comprato nuovo per l’occasione (mica sarebbero bastati i 6 muffin dello stampo “vecchio”: non avrei mai fatto in tempo a fotografarli!!) e ho infornato nel forno già caldo per 40 minuti a 180°. DRINNNN, pronti!

E così per colazione domani ci saranno i muffin accompagnati da una bella tazza di tè!

Considerando che sono senza proteine animali e senza zucchero sono l’ideale per cominciare in modo sano la giornata. Fanno bene a voi e anche ai vostri bimbi (meglio delle merendine industriali, no??) Comunque non consiglierei di mangiarli tutti i giorni. Sono comunque cotti al forno e questo tipo di cottura non piace molto al fegato, quindi per non affaticarlo troppo variate spesso la vostra colazione: evitate di mangiare sempre le stesse cose.

Buon inizio di giornata a tutti….

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili. 

Era da un bel po’ di mesi che facevo il filo al macina cerali per il mio bellissimo aiuto in cucina (no, non è mio marito!!!). E alla fine mi sono decisa e l’ho comprato! Oggi, avendo finalmente un sabato libero, ho iniziato la giornata macinando. Una pioggia di farine è cascata nella ciotolona: una meraviglia! Ho macinato ceci, riso integrale e granoturco. Chiaramente da lì passeranno solo cereali senza glutine e quindi non dovrò più rinunciare a una farinata solo perché il supermercato sotto casa non tiene la marca giusta! Inoltre se si considera che dopo 18 ore dalla macinatura la farina perde di vitalità, direi che ci guadagno anche in qualità: farina integrale, biologica, senza glutine, piena di energia. Meglio tardi che mai… (I miei vicini non saranno molto contenti quando al mattino mi preparerò la colazione).

Ma veniamo alla ricetta di oggi. Visto che la prima cosa che si pensa quando si parla di farina sono i dolci, e visto che effettivamente è un bel po’ che non ne preparo (non sono molto golosa, al contrario della mia DOLCE metà, che stressa perché è stufo di mangiare sempre sano) oggi ho deciso di fare una bella torta in modo da smaltire anche qualche carota non più freschissima (nell’ultima cassettina di verdura ce n’erano veramente taaaante).

La ricetta non me la sono inventata. L’ho presa dal libro di Pasquale Boscarello, Pasticceria naturale, senza zucchero, latte, burro e uova, Terra nuova edizioni, che vi consiglio di tenere in cucina (grazie Monica per la dritta): sono circa 200 ricette, non sono tutte senza glutine, ma si possono adattare. E quando vi troverete davanti a un dolce sano e gustoso panna, burro e zucchero non vi mancheranno proprio! Ok, ok, magari all’inizio le papille gustative non saranno pienamente appagate, ma educandole un po’ impareranno ad apprezzare.

La ricetta originale la potete trovare sul libro (pag 131), qui troverete la mia versione:

200 gr di farina di riso* integrale appena macinato – 150 gr di farina di mais* appena macinata – 80 gr di malto di riso 100%* – 200 gr di carote – 70 gr di semi di girasole appena tostati – 7 cl di olio di mais – 7 cl di acqua tiepida – una bustina di cremor tartaro* – scorza grattugiata di mezzo limone – un pizzico abbondante di sale – un cucchiaino di cannella – un goccio di succo di mela.

Ho fatto tostare i semi di girasole, e li ho tritati assieme alle carote, ho aggiunto la cannella, un pizzico di sale e quando l’impasto è diventato più o meno omogeneo ho aggiunto l’olio. Nel frattempo il macina cereali ha frantumando il riso e il mais.. Appena pronte le farine ho aggiunto il cremor tartaro, l’impasto con le carorte, l’acqua e il malto di riso e un goccio di succo di mela, perché mi sembrava un po’ troppo gnucco. Ho impastato tutto con le mani e quando mi è sembrato ben mischiato ho riempito la tortiera.

Ora, visto che ogni volta che seguo una ricetta il risultato che dovrebbe venire a me non viene, non ho la minima idea se la consistenza dell’impasto fosse effettivamente giusta (di sicuro non mi è venuta una pastella omogenea bella liscia). Diciamo che l’impasto era bello compatto dall’aspetto rustico!

Ho infornato per 35 minuti a 190° e il risultato lo potete vedere dalla foto.

Io ho apprezzato. La mia DOLCE metà un po’ meno, anche se ha fatto il tris: bé non ha praticamente grassi, quindi fetta libera!

Diciamo che quando la rifarò aggiungerò un po’ di uvetta e magari farei un mix tra semi di girasole e nocciole, o mandorle… Insomma potete poi sbizzarrirvi come volete. Magari aumentate anche un po’ il malto se il vostro palato è molto dolce.

Bene, la colazione di domani è già pronta!!

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.