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#100GFFD pasta e cicerchie

Eccomi in super ritardo per il 100%Gluten Free (fri)Day!
Non avete ancora partecipato? Beh, vi lasciamo le vacanze per studiare il regolamento e ci rivediamo dopo la befana!!! Mi raccomando studiate per bene!

#100GFFD

#100GFFD

Per farmi perdonare del ritardo vi propongo una delle mie paste preferite: pasta e fagioli!!
Se mettete i legumi in ammollo subito, domani la potrete preparare per pranzo.

Ogni volta faccio una versione diversa, ma ogni volta è buonissimaaaaa.
E visto che sono in ritardo, pago pegno, e vi lascio due varianti.
Una con i fagioli e l’altra con la cicerchia.
Iniziamo dalla seconda, che trovate anche su A Tavola del mese di dicembre (mi spiace non riuscire a pubblicare sul blog ricette “inedite”, ma per ora non ho tempo, sigh, e visto che mi spiacerebbe troppo lasciarlo silenzioso, ne approfitto, attingendo da quelle già pronte, spero non me ne vogliate. In ogni caso qui sotto ne trovate anche una fresca fresca!!!).

Ingredienti:

300 g cicerchie secche;
200 g tagliatelle di riso integrale certificate senza glutine;
25 ml olio extravergine di oliva;
1 cipolla;
2 spicchi d’aglio;
200 g radicchio di campo (o cime di rapa);
sale e pepe q.b.
Ho ammollato le cicerchie (devono stare in ammollo almeno 6 ore) cambiando di tanto in tanto l’acqua di ammollo, con un pezzettino di alga Kombu. Quindi le ho cotte per circa 20 minuti nella pentola a pressione con il doppio di acqua rispetto al loro volume e un pizzico di sale.
In una pentola dai bordi alti ho preparato un soffritto con l’olio e la cipolla e, quando si è ben insaporito, ho aggiunto le cicerchie cotte e le ho fatto cuocere ancora per qualche minuto.
A questo punto ho spento e ho frullato con il frullatore a immersione (come farei senza questo aggeggino!!!).
A me la crema piace bella densa, ma se preferite una consistenza più “brodosa” aggiungete  ancora dell’acqua calda  (aggiustando di sale).
Poi ho tritato l’aglio e l’ho fatto rosolare in una casseruola con il restante olio di oliva. Ho aggiunto il radicchio di campo (che prima non avevo mai assaggiato, ma che si può sostituire venissimo con le cime di rapa) tritato grossolanamente e ho fatto insaporire.
Ho cotto le tagliatelle e le ho scolate al dente, quindi le ho saltala in padella con la verdura.

Per finire ho versato la crema di cicerchie nei piatti e ho aggiunto, in ciascuno, una porzione di tagliatelle cosparse di pepe appena macinato.

Una bontà supersonica!!!

Ma pure con i fagioli c’è da leccarsi i baffi!

La foto è un’estemporanea che ho inviato al mio ospite dell’altra sera: l’avevo invitato a cena pensando di preparargliela, ma poi ho optato per uscire, perché arrivata a casa troppo tardi, e stanca, dal lavoro…
E visto che mio marito ha velatamente dato da intendere, più e più volte, che quello mangiato al ristorante era sicuramente meglio (grrrrrrrrrrrrrr), ho voluto dimostrare il contrario riproponendogliela il giorno dopo (anche perché sennò mi ritrovavo con le piante di fagioli in casa, ancora un po’ che stavano in ammollo!!!).
Certo, la foto non rende l’idea, ma mio marito, che se l’è pappata, ha ammesso che era proprio buona! Son soddisfazioni, no??

#GFFD

Ingredienti
300 g fagioli cannellini;
2 scalogni;
200 g tagliatelle di riso integrale (che adoro);
qualche aghetto di rosmarino;
funghi porcini essiccati (quanti ne volete!!);
olio extraverdine di oliva;
preparato per soffritto (made in Sicilia) con aglio, prezzemolo, zucchine…;
sale;
Ho ammollato i fagioli sempre con un po’ di alga Kombu (o se volete fare prima utilizzate quelli già cotti, purché bio e purché sotto vetro) per 24 ore, (ma ne bastano meno!!!) cambiando l’acqua varie volte.
Quindi ho versato un po’ d’olio direttamente nella pentola a pressione, ho aggiunto lo scalogno tritato  e ho fatto insaporire i fagioli per qualche minuto assieme ai funghi secchi e al rosmarino. Ho coperto abbondantemente con l’acqua, ho salato e ho fatto cuocere a pressione per 30 minuti.
Nel frattempo ho preparato la pasta e, quando pronta, l’ho scolata e saltata in padella in un soffritto fatto con un po’ d’olio e con il preparato essiccato (un profuminoooo).
Una volta pronti i fagioli li ho frullati e ho impattato mettendo prima la crema e poi la pasta.
Se non avete un marito paranoico potete tenere da parte dei fagioli da aggiungere alla crema: lui non li sopporta: per farglieli mangiare devo disintegrarli!!!!
Ha chiesto il bis!Per la medicina cinese i fagioli hanno una diretta corrispondenza con i reni (non avete mai notato la somiglianza nella forma?) e sempre per la medicina cinese l’inverno è la stagione che domina questi delicati organi, sede della nostra forza vitale.
Ora più che mai quindi dobbiamo prenderci cura di loro.
Come?
Innanzitutto mangiando legumi un po’ più spesso (fagioli in particolare).
E pasta e fagioli aiuterà a farlo in modo egregio! Mi raccomando, cercate di utilizzare pasta integrale.
Infatti l’abbinamento degli amminoacidi essenziali contenuti nei legumi con quelli contenuti nel cereale integrale ci assicura il loro giusto apporto: sarà quindi un piatto unico che potrà essere accompagnato da verdure, non da carne, pesce uova o formaggio, mi raccomando!
Altrimenti i reni sarebbero costretti a lavorare di più per eliminate le proteine in eccesso e non sarebbe carino verso di loro!!
E poi cosa altro possiamo fare per coccolarli?
E’ inverno e si è portati a mangiare più spesso zuppe e pasta in brodo o a bere tè caldi durante la giornata.
Meglio quindi evitare di bere anche i 2 litri di acqua consigliati, perché già col cibo ne assumiamo. Certo, bere fa bene, ma meglio se non esagerate, proprio per non fargli fare del lavoro straordinario.
(Mi raccomando: non sto dicendo di non bere, né….ma di non eccedere).
Altro che dà fastidio a questi organi: il freddo e l’umidità.
Mettetevi sempre la maglietta della “salute”.
Devono stare al calduccio, e la sera magari andate a letto con la borsa dell’acqua calda posizionata alla loro altezza: il calore li rafforza.
(Non sarà sexy, ma credetemi: la sera che deciderete di togliervi non solo la borsa dell’acqua calda, i reni vi dimostreranno quanto l’abbiano gradita i giorni precedenti!! 😉 )
Oppure fatevi un bel pediluvio in acqua calda e sale per almeno 7 minuti prima di spegnere la luce e addormentarvi. I piedi si scaldano e il calore arriva ai vostri reni e tutto il corpo si rilassa.

Cercate anche di non mangiare tanti gelati (lo so, è inverno e tendenzialmente non si ha voglia del gelato, ma è buonooooo e quindi può far cadere in tentazione!!!) e neppure le bevande fredde gradiscono… Sono un po’ carognetti effettivamente, ma considerateli come le vostre pile e più sono cariche, più lo sarete voi.
Ultimissimo consiglio: mettetevi sempre un bel cappello…ll meridiano dei reni passa anche per le orecchie, quindi calde loro….

E con questi consigli, che spero siano graditi, vi auguro un buon inizio dell’inverno e soprattutto un buon Natale e un anno più “facile” di quello appena passato…Non so come sia stato il vostro, ma il mio è stato parecchio faticoso!
Insomma: buon tutto!!!

Ma perché non proporre una di queste paste a Natale?
Io la proporrei, quindi partecipo anche a questo bel contest!!!
E’ senza glutine, lattostio, uova….Insomma è adatta praticamente a tutti!
Andate a leggere il regolamento e andate a curiosare da acqua e menta, promotori del contest: avrete delle belle sorprese!!!

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pizzoccheri 100%gluten Free (fri)Day (1 di 1)Buon venerdì a tutti!
I pizzoccheri, quelli classici, per intenderci, erano un mio cavallo di battaglia.
Al liceo, quando ci trovavamo con i compagni di classe, li cucinavo sempre.
Erano il piatto preferito (almeno tra quelli che facevo io) di Davide. Li cucinavo perché sapevo che sarebbe stato contento di mangiarli. E così ogni volta che ci si ritrovava tra amici, anche dopo gli anni della scuola, pizzoccheri per tutti!
Poi un incidente e Davide non è sopravvissuto. Vi sembrerà assurdo, ma io da quel momento, e per diversi anni, non ho più cucinato pizzoccheri. Ora, a distanza di 13 anni, mi chiedo cosa avrebbe detto  se gli avessi proposto questa versione, ma forse forse la risposta la conosco….

Scusate per questa parentesi nostalgica….

Buona buona, leggera, sglutinata, questa ricetta può essere condivisa anche con chi non mangia latticini.
La raccomando soprattutto in questa stagione quando l’umidità e il freddo diventano minacciosi per la nostra salute.
Il grano saraceno, nella medicina cinese, è considerato il cereale dell’inverno proprio per la sua energia riscaldante.
Nutre nello specifico i reni, e li riscalda.
Quindi, essendo i reni le batterie del nostro corpo, è bene non trascurarli. E anzi, se cominciamo ora a tenerli al calduccio, il freddo delll’inverno ci sembrerà meno insopportabile.
Pian piano ci stiamo avvicinando a questa stagione, quindi dobbiamo iniziare a fare scorta di calore: non verrete mica rimanere a letto influenzati alla vigilia delle feste, giusto?
Il mio consiglio culinario è quello di consumare grano saraceno un paio di volte a settimana: in brodo, come ripieno di una torta salata, in una bella polentina o proprio in un bel piatto di pizzoccheri!

Buono e nutriente vi lascerà proprio soddisfatti.

Questa ricetta, che è stata pubblicata sul mensile A TAVOLA nel mese di ottobre, partecipa al 100% Gluten Free (fri)Day.
100%Gluten Free (fri)Day

Se non ricordate il regolamento qui potete ripassarlo!

E ora veniamo alla ricetta…
Ingredienti per 4 persone:

200 g pizzoccheri di grano saraceno certificati senza glutine;
1 cavolfiore di medie dimensioni;
1 mazzo di erbette;
qualche foglia di verza;
1 cipolla;
2 spicchi d’aglio;
5 foglie di salvia;
abbondante olio extravergine di oliva;
sale q.b.;
4 cucchiaini di thain* (fac.).

Ho pulito il cavolfiore e l’ho tagliato in piccoli pezzi. Ho affettato le foglie delle verze ricavando delle striscioline, e ho tagliato le erbette grossolanamente.

Quindi ho fatto bollire l’acqua per la pasta, l’ho salala e, appena raggiunto il bollore, ho unito i pizzoccheri con tutte le verdure.
In una pentola a parte ho preparato un soffritto saporito con olio, un po’ di cipolla, lo spicchio d’aglio e la salvia. La salvia deve diventare croccante. Ho scolato i pizzoccheri con le verdure (l’acqua di cottura la si può tenere da parte utilizzandola come base per una zuppa) in una ciotolona e li ho conditi col soffritto croccante.
Per rendere i pizzoccheri più cremosi ho aggiunto un cucchiaino a testa di salsa thain 100% sesamo e ho mescolato il tutto.
I pizzoccheri possono essere serviti belli fumanti, ma possono essere gustati anche a temperatura ambiente.

Non contengono latte e derivati (sostituiti dalla salsa thain, ricchissima di calcio) e il cavolfiore sostituisce più che degnamente la patata.

Quando avrete voglia di un piatto sostanzioso, ma light, questa ricetta fa proprio al caso vostro!

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili. 

kanten  (1 di 1)Vacanze per me finite!
Quest’anno tre bellissime settimane trascorse in Sicilia: qualche giorno a Palermo e poi nel trapanese.
Speriamo che l’effetto benefico del mare e de sole mi accompagni per i prossimi mesi; in caso contrario, il primo volo low cost per un lungo week end, sarà nostro.
Difficile reimmergersi negli impegni quotidiani sapendo che c’è un mare, una baia, un cielo, un monte, che sono lì, a tua disposizione,  mentre tu sei seduta a una scrivania circondata dal cemento, sigh sigh!
Ma non lamentiamoci. Mi basta sapere che da lì non si muovono e che mi aspetteranno pazientemente: tanto, prima o poi ci ritorno!!!

Vi avevo lasciato a primavera inoltrata, e vi ritrovo in estate!

Quest’anno abbiamo visto che anche il meteo ha fatto fatica a carburare – e non è che ora sembra essersi molto convinto sul da farsi, almeno qui a Milano e dintorni.
Anche sugli alberi si è vista un po’ di sonnolenza e la frutta, tanto attesa dopo la stagione invernale, è maturata un po’ in ritardo.
Forse questo ci è servito a capire quanto sia importante il ritmo delle stagioni per il nostro corpo e per la nostra mente: non so voi ma io, a un certo punto, ho sentito proprio il bisogno del sole. Un bisogno fisico e mentale. Non ce la facevo veramente più!

Ed è la stessa importanza che ha l’introdurre nel nostro corpo cibo che sia sempre in armonia col clima e col territorio nel quale viviamo. Perché solo questo ci garantirà equilibrio e salute.

Quindi, visto che ancora non ci sono 40° all’ombra, e che comunque gran parte della nostra vita giornaliera la trascorriamo in uffici climatizzati, cerchiamo di resistere al richiamo di gelati, bibite ghiacciate, macedonie in sostituzione di un pasto, etcetc.
Intendiamoci, un gelatino ogni tanto male non fa, ma tutti i giorni non è proprio il caso.
I vostri reni, che soffrono gli alimenti troppo freddi e dolci, non ne saranno contenti e, se non riuscirete a limitarvi, rischierete di arrivare in autunno un po’ scarichi, diventando così i bersagli perfetti dei virus influenzali, o dei raffreddori….A maggior ragione questo vale per i vostri bambini!

Ma niente pauraaaaaa.
Mica dovete rinunciare a un fresco dolcino.
Ottimo sia per la merenda dei bimbi, sia come spezza fame, ma anche come dessert da servire dopo cena.
È senza latte, senza zucchero e chiaramente senza glutine, ma che ve lo dico a fare????
Realizzarlo è semplicissimo e lo potete interpretare e modificare come più vi piace!!

Queste le dosi per 10 bicchierini.
(Ma sarà facile trovare quelle adatte per la vostra occasione!).

500 ml di succo di mela limpido (bio) non zuccherato
3 gr di agaragar in polvere* (meglio se usate quella in fiocchi, in questo caso guardate sulla confezioni le dosi)
10 ciliegie (ma potete usare tutta la frutta che volete!)

Ho fatto bollire per qualche minuto il succo di mela con l’agar agar.
Quindi ho tolto dal fuoco e ho aspettato che il succo si raffreddasse un pochino per evitare di buttarlo troppo bollente sulle ciliegie.
Nel frattempo ho inserito una ciliegia in ciascun bicchierino nel quale ho versato il succo di mela.
L’ho lasciato raffreddare completamente a temperatura ambiente (ci vorrà un paio di ore) e poi in frigoriferlo in modo che sia bello fresco quando verrà servito
L’agar agar, raffreddandosi, si addensa e otterrete una perfetta gelatina, molto gustosa e saporita.

Come detto prima vi potrete sbizzarrire.
Al posto delle ciliegie, appena sarà la piena stagione, potrete usare i frutti di bosco.
Oppure delle pesche tagliate a dadini piccoli piccoli.
Al posto del succo di mela potete usare un tè verde aromatizzato alla menta o allo zenzero.
Insomma, quello che più vi aggrada!

Ma ditemi un po’. Siete andati a curiosare nel nuovo blog?
Vi aspettiamoooo!!!

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili. 

insalata di barbabietole (1 di 1)-2

Finalmente ce l’ho fatta.
Oggi con questa ricetta voglio proprio dare anche il mio contributo all’iniziativa promossa da La Cucina della Capra: 100% vegetal monday.

La mia proposta lanciata nello scorso post è sempre valida e si collega perfettamente allo spirito del 100% vegetal monday.
Lo ripeterò fino a diventare monotona, ma lo dico perché ci credo fermamente: avrete solo dei benefici a mangiare più spesso vegetal e anche il pianeta sarà più contento!

Non siete ancora entrati troppo nell’ordine dell’idea?
Spero di convincervi con questa insalata di barbabietole.
Ehh, furba.
Proprio con le barbabietole cerco di convincervi?
Lo so che non sono proprio amate e neppure io le mangio spesso, anche perché sono un po’ troppo yin per me (ma ora che non fa più così freddo, non mi danno poi troppo fastidio).
Ma questa è veramente una ricetta speciale, da provare assolutamente.
Non è una mia ricetta, ma come anticipato qui è una ricetta dello chef Denny Bruci del ristorante il Sale. Ed è speciale perché non solo è buonissima ma soprattutto perché nasconde un sacco di qualità!

Questa immortalata è la ricetta originale.
Quando l’ho riproposta a cena l’ho variata un po’: la rucola (non gradita a una mia ospite) si è trasformata in songino!

Ingredienti:
due barbabietole di medie dimensioni (se non fosse così buona ne basterebbe anche una!!)
un mazzetto di rucola (io songino)
semi di girasole
Porro
olio extra vergine di oliva
salsa Tamari*

Ho tagliato grossolanamente del porro, compresa la parte verde e l’ho fatto abbrustolire in una pentola assieme all’olio EVO.
Come insegnato da Denis, il porro va messo nell’olio freddo e poi scaldato a fuoco lento fino a quando non si abbrustolisce.
In questo modo sprigiona tutto il suo aroma.
Attenzione chiaramente a non far bruciare l’olio. La temperatura deve comunque rimanere sotto i 180° (punto di fumo dell’olio extra vergine).
Quando il porro si è imbrunito per bene ho filtrato l’olio (eliminando il porro) e ho versato nella pentola ancora calda della salsa tamari per favorire la caramellizzazione degli zuccheri.
A questo punto ho unito la salsa tamari “caramellata” (sicuramente il termine non è coretto, ma è giusto per farmi capire) all’olio aromatizzato al porro.
Non so se ho fatto la stessa identica cosa che ha fatto Denis, ma durante la spiegazione stavo facendo anche le foto e temo di essermi distratta un po’: sono andata a memoria…

Una volta preparato l’olio ho affettato sottilmente le barbabietole e le ho impiattate aggiungendo il soncino (o la rucola), mentre sul fuoco si stavano tostando i semi di girasole.
Appena pronti li ho versati nell’olio che ho utilizzato per condire l’insalata.
Una delizia inimmaginabile!!!!

Perché questo piatto è così speciale?
In questo post qui ho parlato di quanto è importante variare.
E’ importante variare gli ingredienti, ma anche gli stili di cottura.
In questo modo introduciamo nel nostro corpo energie diverse che vanno a stimolare organi diverse creando una dinamicità preziosissima.
Qui abbiamo la cottura a vapore della barbabietola, la tostatura dei semi di girasole, il crudo dell’insalata, la cottura dell’olio (che lo rende più riscaldante), ma abbiamo anche tanti sapori:
il dolce della barbabietola che agisce in modo particolare su milza e pancreas, il piccante della rucola che stimola polmoni e intestino crasso, il salato della salsa tamari che piace ai reni, l’amarognolo dell’olio al porro che soddisfa cuore e intestino tenue.
Tutti sapori equilibrati che producono un’armonia nei sapori e nell’energia veramente perfette.

Vi ho fatto venire l’acquolina in bocca?
Io ce l’ho!!!

100-veg-monday-logo

pasta e fagioli senza glutineAttendiamo tutti la primavera e invece fuori ancora fa freddo e pure nevica!
E allora quale miglior piatto per tenerci al caldo se non una bella pasta e fagioli?
Che buona, penso sia uno dei miei preferiti: la soddisfazione nel mangiarla per me non ha quasi paragone.
E così, visto che in settimana avrò amici a cena, ho provato a sperimentarla con la pasta fatta da me. Quello che vedete è il risultato.
Forse avrei potuto fare meglio, ma come primo tentativo non è andato affatto male.
Metteteci anche che uso solo farine biologiche, integrali, naturalmente senza glutine, e non uso uova….direi che mi posso ritenere soddisfatta (ma migliorerò).

Ingredienti per la pasta:
90 gr farina di riso integrale bio* (io ho usato quella della baule volante, se non la trovate sostituitela con una farina di riso impalpabile)
65 gr farina werz integrale
100 ml di acqua
25 ml di olio EVO

Ho impastato tutti gli ingredienti aggiustando un po’ le dosi man mano: il risultato deve essere un impasto bello compatto e il più possibile elastico (l’olio aiuta molto).
E dopo qualche minuto è uscita una bella pallina di pasta abbastanza morbida. L’ho lasciata riposare per un po’ coperta in modo che non seccasse.
Onestamente non ho ancora capito se il riposo è utile anche negli impasti senza glutine, ma male non penso faccia, no?
Una volta trascorso questo tempo ho preso una porzione di pasta, l’ho tirata col mattarello il più sottile possibile e con un rotella taglia pizza ho fatto delle striscioline lunghe circa 10-15 cm e le ho arrotolate come si fa per i “pici”.
Man mano li ho stesi su una teglia e coperti con uno strofinaccio per non farli seccare.

La sera prima ho messo in ammollo (lasciati per 12 ore) dei fagioli borlotti con la solita alga kombu.
Trascorso il tempo di ammollo li ho messi nella pentola a pressione sempre con l’alga e dell’acqua (diciamo a occhio che l’acqua era il doppio dei fagioli)
Li ho fatti cuocere per circa 40 minuti.
In un’altra pentola ho fatto un soffritto con cipolla bionda, olio EVO e qualche pomodorino secco tagliato a pezzetti.
Ho aggiunto i fagioli col loro brodo, un pizzico di sale (anche il sale in cottura rende i legumi più digeribili) e ho lasciato insaporire tutto per bene per altri 15 minuti (assaggiate man mano i fagioli e quando li riterrete cotti al punto giusto toglieteli dal fuoco).
Una parte di fagioli li ho frullati per fare una crema non troppo densa (se il brodo non è sufficiente aggiungete dell’acqua calda fino a quando ottenete la consistenza preferita), che ho poi unito ai fagioli rimasti interi.

A questo punto ho fatto bollire l’acqua per la cottura della pasta.
Visto che era la prima volta che la facevo ho preferito non cuocerla assieme alla zuppa non sapendo bene come avrebbe retto la cottura (temevo lo scioglimento nell’acqua, già capitato con gli gnocchi!!).
Quando l’acqua ha raggiunto il bollore ho salato, ho buttato la pasta (che a onor del vero devo dire che un po’ si è spezzata, ma poco male, almeno non si è sciolta!!!) e l’ho fatta cuocere per circa 15 minuti: temo che la farina werz non sia proprio adatta per la pasta (ma essendo bio e integrale la uso un po’ per tutto. Ogni tanto rende bene, ogni tanto meno, pazienza).

Quindi ho messo la porzione di zuppa nella mia ciotolina preferita e ho aggiunto la pasta scolata.

E’ venuta buona!

Ma voi i legumi li usate quotidianamente?
Io tutti i giorni. O a pranzo o a cena non me li faccio mai mancare.
E non li mangio solo perché sono ricchi di proteine (anche i cereali integrali lo sono ed essendo la mia alimentazione basata su questi, quinoa in particolare, non mi pongo molti problemi di proteine, neppure se non mangio carne: cereali e legumi bastano e avanzano!) ma soprattutto perché i legumi, come forse già accennato in un altro post, piacciono ai reni (i fagioli un po’ gli assomigliano pure, a ben vedere!).
I legumi con la loro energia danno una spintarella ai nostri reni, rendendoci anche più coraggiosi!
I reni, per la medicina cinese, sono considerati la sede della nostra vitalità.
E’ come se fossero le nostre pile. Se sono belli carichi anche tutti gli altri nostri organi lo saranno, se sono un po’ scarichi c’è il rischio che pian piano pure il resto si indebolirà creando fastidi più o meno gravi.
Qualche esempio di inconvenienti legati a reni scarichi?
mal di schiena a livello lombare, cistiti, problemi alle orecchie, e anche problemi di fertilità, capelli deboli (anche perdita di capelli), stanchezza cronica,..
Insomma tutte buone ragioni per proteggerli nel migliore dei modi, non credete?
E perché non farlo proprio a partire dalla tavola?
Da domani più legumi e meno carne, ok?

ps: mi raccomando, non “dimenticatevi” di andare a votare…la primavera è alle porte, abbiamo più che mai bisogno di vento nuovo!!!

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili. 


polpette di azuki con lenticchie, al posto del cotechino
E così un altro anno è passato…2013 ben venuto! Cosa ci riserverà?
Intanto a questo blog riserverà delle foto più belle (mi sto applicando molto per potervi regalare degli scatti più accattivanti) e quindi più grandi, spero gradirete.
Io invece mi sento come se avessi 365 pagine (a dire il vero qualcuna in meno ormai) immacolate che aspettano di essere riempite.
Mi auguro di poter vivere più giornate positive anche se certamente quelle negative difficilmente mancheranno.
Il proposito però è quello di rimboccarmi le maniche, lamentarmi il meno possibile, anche quando magari le cose non vanno proprio come sperato, e darmi da fare per rendere ogni giorno pieno e appagante.
Soprattutto spero che tutto il contesto al di fuori dalle quattro mura domestiche non ci renda la vita ancora più complicata…Il vento cambierà? Facciamo in modo che cambi veramente!

E dopo questo ben venuto al 2013 vi racconto la prima ricetta dell’anno, o meglio, l’ultima del 2012. E’ stato il secondo piatto della cena dell’Ultimo che ho festeggiato – in un clima un po’ surreale – a casa con mio marito e i miei genitori.
Per i due carnivori della famiglia ho dovuto fare il classico zampone con le lenticchie, ma per me e mia madre ho optato per la versione vegana!

Partiamo dalle lenticchie.
Non possono certamente mancare a Capodanno: noi non siamo riusciti ad aspettare la mezzanotte per mangiarle, ma avendolo previsto, me le sono tenuta da parte anche per il giorno dopo!
Le lenticchie, come tutti i legumi, vanno fatte ammollare prima di essere cucinate.
Per questa ricetta ho utilizzato quelle marroni (diciamo le classiche per Capodanno) ma ci sono molte qualità diverse. Ci sono quelle rosse decorticate (uniche che non necessitano l’ammollo) e quelle verdi,  per fare un esempio.
Le ho ammollate con un pezzetto di alga Kombu che poi ho utilizzato anche nella cottura.
Magari per le lenticchie, che sono le più digeribili tra i legumi, non è così fondamentale, ma sicuramente migliora la cottura e aiuta a prevenire quei fastidiosi problemi che alla maggior parte delle persone fanno venire fagioli & co.!
L’alga rilascia i suoi sali minerali e impedisce la fermentazione intestinale.
In mancanza della Kombu potete utilizzare anche solo una foglia di alloro, che combatte anch’essa la fermentazione.
Trascorse le ore di ammollo ho preparato un trito con cipolla e scalogno e ho fatto un leggero soffritto.
Ho aggiunto le lenticchie e una foglia di alloro: mi piace un sacco l’aroma dell’alloro abbinato alle lenticchie. Poi le ho coperte con dell’acqua. Acqua nuova, non quella di ammollo, mi raccomando: nell’acqua di ammollo infatti rimangono quelle sostanze responsabili della fermentazione, oltre alle purine e all’acido urico, e le ho lasciate cuocere a fuoco lento per circa 30 minuti.
Controllatele comunque verso fine cottura, magari hanno bisogno di ancora un po’ di tempo.
Ho salato leggermente e le ho lasciate riposare.

Nel frattempo ho preparato la mia versione vegetale dello zampone: polpette di azuki!
Direte: legumi con legumi?
Perché no? Il cotechino non ha forse proteine? In questo modo almeno ho abbinato proteine provenienti dalla stessa fonte vegetale, limitando l’assunzione di grassi.
Anche gli azuki (una tazza e mezza) sono stati ammollati per 6 ore sempre con un pezzetto di alga Kombu e come le lenticchie sono molto digeribili!
Se non li conoscete vi posso dire che hanno un sapore particolare, non sanno di fagioli, e possono essere usati anche per fare dei dolci.
Sono ricchi di fitoestrogeni preziosi quindi alle donne in pre o menopausa e alle donne con ciclo irregolare (può essere fatto un decotto molto efficace per aiutare in quete circostanze), e sono preziosissimi per i nostri reni.
Come tutti i legumi hanno un’ energia che aiuta questi organi e gli azuki in parrticolare sono molto efficaci.
Inoltre aiutano ad asciugare l’organismo quindi, se dovete tenere il peso sotto controllo, vi saranno d’aiuto, così come se dovete tenere a bada la glicemia.
Inoltre aiutano a rafforzare il sistema immunitario. Che altro aggiungere? Correte a comprarli se già non li avete in dispensa e cominciate a cucinarli!

Ma torniamo alla ricetta. Trascorso il tempo di ammollo li ho cotti in una pentola a fondo spesso per 45-50 minuti coperti con l’acqua di cottura.
Avete capito bene: gli azuki infatti sono un’eccezione.
La loro acqua di ammollo è preziosa, quindi non va buttata.

Li ho fatti bollire senza alcun aroma. Solo acqua, e ho aggiunto un po’ di tamari* a fine cottura, quando l’acqua si era completamente assorbita.

A parte ho preparato un trito sottile con una cipolla e una carota.
Ho preso tre quarti degli azuki cotti, li ho schiacciati per bene unendoli al trito, mentre i restanti li ho messi interi nell’impasto, e ho fatto delle polpettine.
Se il composto non è abbastanza cremoso unitegli un po’ di olio (meglio se di sesamo per questa ricetta, ma va bene anche quello di mais o EVO) e un po’ di farina di riso gluten free (o quella che avere a disposizione).
Il composto deve rimanere bello compatto. Le polpette devono restare  sode!
Ho cercato di dargli la dimensione di una fetta di zampone. Poi le ho passate nella farina e quindi le ho cotte in olio di sesamo (a me piace molto il suo sapore) bello caldo (attenzione a non raggiungere il punto di fumo però!!!). Una volta cotte fatele riposare una decina di minuti, le apprezzerete di più.
A questo punto tutto era pronto per essere servito, impiattato e magnato!!

Buon 2103 e che grazie alle nostre lenticchie sia un anno pieno di fortuna (e un po’ più di soldi per chi ne avesse bisogno)!

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili. 

zuppa di ceciDevo dire che è proprio buona questa zuppetta! In realtà non me la sono inventata di sana pianta, ma ho preso spunto da un piatto mangiato qualche settimana fa in Romagna. Comunque credo che non abbiano neppure un ingrediente comune, ma mentre la stavo gustando ho iniziato a immaginare questa versione e appena tornata a casa ho dovuto sperimentarla!
Così è stata il piatto forte di una cena tra amiche.

lo so, lo so che dovrei pesare tutto, ma non ce la faccio, è più forte di me: tutto a occhio. Spero quindi di riportare le dosi in modo corretto.
Nel caso fossero abbondanti, pazienza, ve la mangerete anche il giorno dopo, nel caso fossero in difetto, la zuppa diventerà un antipasto!

Ingredienti (facciamo per 4 persone..):
due bicchieri di ceci secchi messi in ammollo per almeno 12 ore con un pezzetto di alga kombu; un bicchiere di ceci neri ammollati per 24 ore sempre con un pezzzetto di alga kombu. Olio EVO a vostro piacere; un porro; due spicchi d’aglio; mezza cipolla; quattro tazze d’acqua; sale; un quarto di zucca di medie dimensioni.

L’acqua di ammollo dei ceci va cambiata almeno due volte nelle 12 ore, e almeno tre nelle 24 ore. Sicuramente non è una ricetta fast, ma l’attesa verrà ricompensata!
Una volta trascorse le ore di ammollo ho cotto nella pentola a pressione i ceci bianchi con tre tazze d’acqua (fresca, quella dell’ammollo non deve essere utilizzata per la cottura), un po’ di sale e sempre l’alga kombu.
L’ammollo favorisce la dispersione dell’acido fitico e l’alga fa sì che i legumi rimangano più digeribili.
Prima di chiudere la pentola a pressione ho fatto schiumare i ceci, poi ho aggiunto un po’ di sale e l’alga, quindi ho chiuso. Ho lasciato cuocere per circa 1 ora e 30 minuti dal fischio.
Stesso procedimento anche per i ceci neri, ma li ho lasciati cuocere almeno 20 minuti in più.
Nel frattempo, nella mia superbellissima pentola di coccio, ho preparato un soffritto con olio EVO e porro: andate a occhio e a gusto, non potete sbagliare. Infine ho tagliato la zucca a pezzetti (cubetti di circa mezzo centimetro, più o meno…).
Una volta cotti, ho aggiunto al soffritto i ceci bianchi con la loro acqua di cottura e ho lasciato andare a fuoco lento ancora per un’altra mezz’oretta.
I ceci neri invece li ho fatti saltare in una pentola con un po’ di olio, aglio e cipolla tritata finemente in modo che si insaporissero per bene.
A questo punto, con il frullatore a immersione, ho passato (frullato) i ceci bianchi e li ho lasciati riposare coperti, mentre la dadolata di zucca felicemente friggeva sul fuoco.
La consistenza del passato deve essere quello di una zuppa, quindi se risultasse troppo denso aggiungete un po’ di acqua, se fosse troppo liquido fate cuocere scoperto per qualche minuto a fiamma sostenuta.
Quando la zucca si è rosolata per bene l’ho affogata nel passato di ceci e ho impiattato mettendo al centro una bella cucchiaiata di ceci neri.
Una delizia.
Se volete potete aggiungere nel soffritto del rosmarino o della salvia o una foglia di alloro. Io per questa volta ho preferito non aggiungere nulla, ma questi aromi ci stanno sicuramente benissimo.

Ceci e zucca piacciono in modo particolare a stomaco e milza. Quindi, se sono i vostri punti deboli, consumateli spesso!
La zucca fa parte del gruppo delle verdure dolci che aiutano in modo particolare il sistema immunitario e lo stomaco. Utilissime in questo periodo in cui l’influenza e i raffreddori sono in agguato, ma anche se si soffre di acidità, di gastriti, ernie e gonfiori..
Mantengono stabile la glicemia, quindi non c’è proprio ragione per non consumarle abitualmente!
Inoltre, il sapore dolce (delle verdure, dei cereali, del malto, non quello dello zucchero, né quello del miele o della frutta) aiuta a stabilizzare l’energia del nostro corpo e le nostre emozioni e, grazie alla cottura, penetra in profondità nel corpo dandoci un gran beneficio.
I ceci, come tutti i legumi, sono graditi ai reni e, poiché questa stagione così fredda e umida stressa questi organi, è il momento giusto per prendersi cura di loro.
Non dimentichiamoci che tutto quello che mangiamo nutre ogni nostra cellula, ogni tessuto, ogni nostro organo. E’ importante quindi fare molta attenzione a quello che mettiamo nei nostri piatti. Io lo faccio tutti i giorni.
E se anche voi deciderete di metterci questa zuppa sappiate che vi state facendo del gran bene!

Credo di non aver altro aggiungere se non augurarvi un..Buon appetito!

mangiarbenes