archivio

Archivi tag: fegato

Hamburger vegan e glutenfree - feelfreeglutenfreeE’ primavera, è tempo che esca dal mio letargo, l’ultimo post è proprio datato!!!
Ma è stato un letargo tutt’altro che riposante, anzi.
Per la mia salute, forse, avrei proprio fatto bene a imitare tutte quelle “bestioline” che si rintanano in attesa della bella stagione.
Ma se avessi fatto così, la mia “esperienza” nel mondo, non sarebbe evoluta.
E, evolvermi, è la cosa che in questo momento mi preme di più: ma indubbiamente è faticosoooo!
No, non ho viaggiato.
Tre quarti del tempo sempre in ufficio l’ho trascorso, ma grazie a ore di sonno perse e a weekend intensi di approfondimento, sono riuscita a fare i miei primi passi verso il mondo che vorrei.
La strada è ancora luuuuunghissima, ma una cosa l’ho capita.
Ho capito che per me la via d’uscita da questa crisi (non solo economica, ma anche di valori), che sembra non volerci abbandonare, non è il rilancio a tutti i costi dell’economia e dei consumi.
Non so a voi, ma a me dispiace non poter essere libera di poter disporre del mio tempo, perché per poter pagare mutuo, bollette, cibo, e tutte le cose che consumo, devo necessariamente lavorare almeno 8 ore al giorno.
Mi sento in trappola.
Lo so, ve l’ho già detto, ma ora sto iniziando ad agire e non solo a lamentarmi!!
Certo, sono privilegiata rispetto a tanti che un lavoro non l’hanno e che faticano ad arrivare a fine mese, ma pensare che la nostra vita è così strettamente legata al dover lavorare per guadagnare soldi che spendiamo per lo più in oggetti superflu, e, che per fare questo, sacrifichiamo tante cose importanti di cui probabilmente non ce ne rendiamo conto, mi rende molto inquieta.

E allora, nel mio piccolissimo, sto cominciando un lento, leeentissimo cammino verso quella che viene definita decrescita felice. Ho deciso di farlo per me, per provare a dare un senso alla mia presenza su questo pianeta.
Utopia? Può essere, ma io confido fermamente che un altro modo di vivere sia possibile!

Ma ora, bando alle ciance: è o non è 1l 100% Gluten Free (fri)Day?
Questa la ricetta che ho pensato di dedicare alla giornata di oggi, per restare proprio in tema “decrescita”.
E’ primavera e il nostro corpo ha bisogno di alleggerirsi, abbiamo già passato assieme qualche altra primavera e se volete approfondire qui e qui e qui, trovate gli altri post in tema con la stagione.
Alleggerirsi significa ridurre il consumo di prodotti animali (fa bene a noi e al pianeta), privilegiare cotture più veloci, aiutare il fegato a compiere il suo mestiere aumentando il consumo di fresche verdure a foglie verde: la clorofilla è un toccasana per questo nostro preziosissimo organo.
Nella medicina cinese il fegato è considerato il Generale del nostro corpo.
Purifica il sangue e fa in modo che non gli manchino riserve di ferro e di altre sostanze necessarie alla nostra salute: distribuisce energia al corpo.
Va da sé che più lo trattiamo bene più gli facilitiamo tutti questi compiti e più noi ne guadagnamo in salute, anche emotiva!
Quindi pochissimi grassi animali (meglio ancora fare un’astinenza di 40 giorni per permettere una bella pulizia di primavera), pochissimissimo fritto, ma anche poca cottura al forno ad alte temperature, perché una cottura così intensa blocca l’energia ascendente del fegato.
Taaanti germogli, alghe, tante insalate e magari anche dei centrifugati verdi, sempre senza esagerare, mantenendo la dieta bilanciata.

Eccola, eccola, la ricetta.
E’ stata pubblicata su A Tavola del mese di febbraio, ma credo sia perfetta anche ora, magari con qualche accorgimento:

Ingredienti:

50 g soia nera – 50 g azuki – alga kombu – 1 carota – 1/2 porro – 2 cucchiai di pinoli – 40 g grano saraceno riso integrale – sale q.b – (farina di grano saraceno* fac. o di riso*) – insalatina stagionale (senape, nasturzio, mizuna)
Se la famiglia è più numerosa le dosi possono essere raddoppiate!!

Ho pulito la soia nera e gli azuki con uno straccio umido per eliminare eventuali residui di polvere e li ho messi in ammollo per 12 ore con un pezzettino di alga kombu.
Quindi li ho cotti nella pentola a pressione con parte della loro acqua di ammollo per circa 50 minuti (la soia resta un po’ più dura, gli azuki cuociono in molto meno tempo, ma visto che si trasformeranno in hamburger va bene se si spappolano un po’).

L’acqua deve essere regolata in modo che venga assorbita durante la cottura.

Nel frattempo ho fatto cuocere il riso integrale (circa 45 minuti). Sembra un tempo infinito, ma entrambe le cotture fanno da sole, quindi il tempo può essere investito per altro!!!

Quando tutte è cotto, ho frullato porro e carote, aggiunto i legumi ben scolati e con l’aiuto di un frullatore a immersione ho sminuzzato grossolanamente il tutto.
Si ottiene un impasto appiccicoso.
Ho fatto tostare leggermente pinoli che ho tritato e infine aggiunto al resto.

Quindi ho completato l’imposto col riso integrale, volendo lo si può mettere anche prima e poi frullare assieme al resto.
Se il composto è ancora molto umido si può aggiungere un cucchiaio di farina di riso finissima.

Ho scaldato una piastra spennellata con dell’olio di sesamo e, quando si è scaldata ho appoggiato un coppapasta del diametro di 7 cm e l’ho riempilo con l’impasto lasciando uno spessore di circa 1 cm.
Appena la parte a contatto con la piastra si è cotta ho levato il coppapasta e ho girato l’hamburger (3-4 minuti per lato sono sufficienti.

Per bilanciare queste lunghe cotture ho preparato una bella insalatona con tutte le verdurine che ho trovato nell’orto e le ho gustate fresche appena raccolte!

E con questa ricettina, che dedico alla MBF, e un po’ rielaborata rispetto all’originale (ma il bello è questo, modificare la propria alimentazione seguendo il ritmo delle stagioni), partecipo al 100% GFFD per festeggiare anche la nascita della nostra Associazione.
ilove-gffd
Venite a trovarci!!!

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili. 

100%GFFD pasta primaveraSono in ritardissimoooo per l’appuntamento di oggi, ma ce la devo fare!
Se non altro per lasciarvi una ricetta veloce veloce ottima per Pasquetta nel caso vi foste abbuffati un po’ troppo a Pasqua.
Se avete seguito le scorse ricette l’avrete capito che per questo mese bisogna prendersi molta cura del nostro fegato e della nostra cistifellea, giusto?
Ecco, tutte queste erbette verdi cariche cariche di clorofilla sono proprio un toccasana!
Eh sì, il verde è il colore abbinato a questi organi e tutto ciò che è verde è il benvenuto nei nostri piatti.
Tra i legumi i piselli sono i preferiti,  e visto che i grassi animali non vanno molto d’accordo con fegato e cistifellea, approfittate dei pisellini novelli (non quelli surgelati, mi raccomando!). Sgranarli in compagnia mette sempre allegria!!
E come aperitivo vi consiglio un bel brodo di clorofilla, anche questo aiuterà molto, soprattutto se soffrite di gonfiore allo stomaco.
Come prepararlo? Sempolicissimo.

Fate bollire una tazza d’acqua e aggiungete per 1 o 2 minuti al massimo qualsiasi foglia verde che avete a portata di mano con un piiiizzichino di sale.Filtrate e bevete prima di cena.
Provate per 10 giorni e poi mi direte!!
La ricetta di oggi invece è stata ideata per il menù di Pasquetta e la potete ancora trovare in edicola su A Tavola di aprile, assieme a tante altre, tutte dedicate a voi dalle Gluten FreeTtravel & Living girls!
lo sapete che siete sempre nei nostri pensieri e ogni occasione è buona per potervi intrattenere con ricette semplici e veloci che non vi fanno mai sentire la mancanza del fastidioso glutine!

Credo sia perfetta per questo venerdì sglutinato (che è anche Venerdì Santo).
100%Gluten Free (fri)Day
Da oggi abbiamo ideato un nuovo modo per raccogliere le ricette del 100%GFFD. Andate a leggere qui i dettagli!

E ora veniamo alla ricetta.

Ingredienti:

Pasta certificata senza glutine: scegliete sempre quelle senza emulsionanti e biologiche;
erbette aromatiche a volontà (erba cipollina, timo, finocchietto selvatico);
fiori di zucca;
Olio evtravergine di oliva;
sale

Ho messo l’acqua per la pasta a bollire e nel frattempo ho sminuzzato le erbe aromatiche, ho pulito i fiori di zucca e ho tagliato i petali a striscioline.
Raggiunto il bollore ho salato l’acqua e ho buttato la pasta cuocendola al dente.
Quindi l’ho scolata in una terrina e ho aggiunto le erbe aromatiche condendo il tutto con un filo di ottimo olio extravergine.
Se volete potete arricchirla aggiungendo semi di papavero o di girasole leggermente tostati.
Un’aroma e un profumo che riempiono la casa di primavera!
E se poi le erbette sono pure quelle del vostro terrazzo, ancora meglio!!!

Che aggiungere se non: Buona Pasqua e Pasquetta a tutti?

 


zuppetta con ortiche
Ma non era forse primavera?
Qui a Milano forse forse ci ha ripensato un attimo, ma sono sicura che presto esploderà con tutta la sua energia: io la aspetto con pazienza, ancora avvolta nella mia sciarpetta, ma intanto comincio ad assaporare le nuove verdurine che spuntano sulle bancarelle bio.

Ieri sera ho preparato una supermega zuppa del riciclo alla quale ho aggiunto un bel pizzico di primavera, che mi ha sfamata in un men che non si dica.
Il trucco per risparmiare tempo?
Unire vari avanzi, per creare qualcosa di nuovo.
Ve lo avevo detto, no, che la parola d’ordine in questo periodo sarebbe stata SINERGIA?
Ecco, anche con questa ricetta ho cercato di creare sinergia tra gli ingredienti, per assicurare al piatto equilibrio e novità.
E così i cannellini, che erano sul terrazzo da due giorni chiusi nella pentola a pressione (visto che ancora fa freschino, il frigorifero è vuoto!) sono diventati la base della zuppa.
Amorevoli resti di riso rosso bollito, uniti a una cucchiaiata di “couscous” di quinoa, amaranto e miglio del giorno prima sono stati affogati nella crema di fagioli.
E poi?
È comunque primavera, quindi non poteva mancare un tocco di freschezza, un tocco di verde, il colore abbinato all’energia Legno, energia che domina questa stagione, e che sostiene fegato e cistifellea: un buonissimo pesto fatto con asparagi appena scottati, cime di rapa sbollentate e ortiche, pinoli, mandorle, un pomodorino secco.
Buone le ortiche. Piacciono tantissimo al mio fegato, e anche a me!!!
Erano tantissimimissimi anni che non le mangiavo e quando, settimana scorsa, le ho viste sulla bancarella del mercatino biologico non ho potuto resistere! Ne ho comprate 1 kg!
Durano tantissimo, quindi ho tutto il tempo per dosarle a puntino.
C’è bisogno di leggerezza in questo periodo.
A La Sana Gola è cominciata la quaresima: 10 giorni (massimo un mese) senza tutti quegli alimenti che disturbano per l’appunto fegato e cistifellea, quindi niente olio e prodotti animali per evitare di sovraffaticare il fegato durante il suo lavoro di pulizia del sangue;
niente prodotti da forno, perché questo tipo di cottura sopprime l’energia ascendente che dovrebbe scorrere in questo organo:
il secco e il duro crea contrazione, e quindi un blocco energetico che può creare rigidità ai muscoli, ai tendini, oppure può provocare mal di testa, nervosismo, e anche un po’ di aggressività!
In compenso via libera a tutto ciò che è verde!
Germogli, foglie di ogni genere, che contengono taaanta clorofilla, sono un toccasana.
Cereali integrali in chicco, perché è dal chicco che si ottiene la massima forza vitale, alghe per fare il pieno di sali minerali, legumi (piselli, fave in particolare) per assicurarsi le proteine necessarie!
Provate, magari anche solo per 3 giorni, e vedrete come dormirete meglio e come al mattino vi sentirete più attivi!

E questo gustoso piatto è proprio perfetto anche per il 100% Gluten Free (fri)Day!
Qui trovate il regolamento per partecipare, e qui trovate il link dove lasciare la vostra ricetta di oggi!!!

100%Gluten Free (fri)Day

#100% GFFD riso radicioso (1 di 1)La primavera sta arrivando, ma io sono ancora in loop radici.
E quando l’altra sera, mentre guardavo La Grande Bellezza, ho sentito queste parole, ho potuto solo pensare: “è proprio così, peccato che non tutti se ne rendono ancora conto”.
Queste parole sono proprio “una gran bella verità” (oggi è il giorno delle citazioni, scusate!) e mi continuano a echeggiare nelle orecchie.

Le radici sono strong. Ci tengono ancorati a terra. Al contrario dell’alcool, delle droghe, per esempio, (ma non solo) che invece ci fanno sentire più leggeri rendendoci quasi evanescenti e, in un momento in cui la realtà è forse meglio ignorarla, sono indubbiamente più attraenti: Sorrentino ce l’ha fatto vedere bene, ed è proprio per questo che secondo me ci siamo dimenticati delle radici

Due alimenti all’opposto tra loro: ancora una volta yin e yang! O meglio yang e yin. La bussola che continua a guidarmi quando preparo da mangiare, e non solo.

Se non avete mai pensato che le caratteristiche di un alimento possano influenzare la nostra salute e, alla lunga, le nostre emozioni, i nostri atteggiamenti e comportamenti, mi auguro che vi possa venir voglia di farlo magari dopo questa mia riflessione.
Sicuramente l’avrò già detto mille volte, sicuramente lo avrete sentito dire infinite volte, ma alla fine, noi, siamo soprattutto (non solo, sia chiaro) quello che mangiamo.
E io, più te, più lui, più loro, più voi, non formiamo forse una comunità, una società? Non credo quindi che sia possibile ignorare che questa società non sia condizionata anche da quello che ogni giorno mettiamo in tavola e che ci trasforma in quello che siamo!
Magari qualcuno penserà che stia delirando, ma vi assicuro che ieri sera ho mangiato radici (sedano rapa per la precisione!!) e non ho bevuto neppure un bicchiere di vino: ho i piedi ben piantati a terra!!! – Quindi pensate un po’ a cosa accadrebbe se si iniziasse a rimettere in tavola qualche radice in più…
Non vi ho ancora convinto, vero?
Quello che posso proporvi è di provare!
Provate magari per un mesetto – e questo è proprio il periodo pefretto per farlo – a eliminare tutti gli estremi dalla vostra dieta. E per estremi intendo tutti quegli alimenti energeticamente più squilibrati verso una troppa espansione o una troppa contrazione, quindi alcool, zucchero, frutta tropicale da un lato, e prodotti animali (particolarmente carne) e prodotti da forno dall’altro lato, e vedrete quanti cambiamenti noterete, sia fisici, sia mentali!

Ci stiamo avvicinando alla primavera, il fegato ha bisogno di leggerezza per potersi esprimere al meglio e se il vostro fegato è felice, felici sarete pure voi: meno cervicali, meno mal di testa, meno rigidità alle articolazioni, meno gonfiore di pancia, ma anche meno nervosismo e rabbia!
Ma cosa mangiare allora?
Taaaaanta verdura e ancora di più a foglia verde (ma meno spinaci e bietole che contengono molto acido ossalico e i vostri reni potrebbero risentirne), taaanti germogli, cereali integrali sglutinati (l’ideale sarebbero avena e orzo, ma ahimé a noi son banditi, quindi possiamo dirottare tranquillamente su miglio, quinoa, riso, amaranto e perché no, pure teff).
Le alghe vanno benissimo (se non soffrite di ipertiroidismo grave) e sono utilissime per eliminare tossine che sovraffaticano il fegato e per fare scorta di sali minerali. I legumi, certamente non possono mancare, e un po’ di frutta di stagione, completerà la vostra tavola.
Vedrete quanti benefici avrete!

E per celebrare ancora queste radici da oscar, vi lascio l’ultima ricetta radiciosa che ho pubblicato nel mese di novembre su A Tavola. Se per caso vi siete perse le altre le potete vedere qui, qui, qui e qui!

E la dedico al bellissimo contest di Acqua e Menta che sta quai per scadere…ma se vi ho fatto venire voglia di cucinare una radicetta fate a tempo a partecipare pure voi!!!!
Qui il regolamento!
contest02_radici

Ingredienti

350 g di riso integrale per risotti;
200 g di bardana fresca (che potete trovare nei prati, ma armatevi di pala perché è un’impresa sradicarla);
100 g di porro;
10 ml olio extra vergine di oliva;
800 ml acqua;
sale q.b;
1 cucchiaio di liquirizia in polvere

Ho risciacqua accuratamente il riso, ho pulito benissimo la bardana sotto l’acqua corrente per rimuovere tutta la terra con la mia spazzolina di cocco pulisci verdure e l’ho tagliata alla brunoise. Quindi ho tritato il porro
Ho preparato un soffritto con l’olio e il porro, ho aggiunto il riso e la bardana e ho fatto tostare per qualche minuto.
Ho quindi aggiunto l’acqua, pari a poco più del doppio del volume del riso, ho salto leggermente e ho fatto cuocere con il coperchio per circa 45-50 minuti.
L’acqua si assorbirà tutta. Lasciando il riso morbido…
Ho impiattato e prima di servire, ho cosparso  il riso con un’altra radice: la liquirizia.
BUONISSIMO!!!!

Non sapete cosa sia la bardana?
Impossibile!
Chi non ha mai giocato con i suoi fiori?? Quelli che si appiccicano sui vestiti e tra i capelli….

bardanas
E ora buon 100% Gluten Free (fri)Day a tutti!!!!!

100%Gluten Free (fri)Day
E se non avete idee per la cena di questa sera, sono sicura che troverete qualcosa che fa al caso vostro tra le oltre 400 ricette tutte sglutinate, andate a curiosare, c’è veramente l’imbarazzo della scelta!!!!!!

IMG_20140206_224848Ma avete visto quante ricette dolci sono state cucinate per il 100% Gluten Free Friday?
Sono sicura che oggi se ne aggiungeranno delle altre. Di sicuro una: questa!

L’altra sera è venuto a cena mio padre, e come ogni volta accade cerco di preparare qualcosa che sicuramente gli possa piacere, ma senza ‘assecondarlo’ troppo, perché comunque ci tengo farlo alzare da tavola bello leggero!
Certo la mia tanto amata zuppetta di miso di riso non potrei mai proporgliela, me la tirerebbe dietro, ma alla fine ce la faccio sempre a spuntare un: “buono!” (e se poi ci aggiunge un “dai”, vuol dire che effettivamente non era proprio fiducioso del risultato!!).
E visto che il dolce non lo faccio praticamente mai, questa volta ho voluto ‘esagerare’.
Siamo anche nel mese di astinenza da zucchero raffinato (cioè, lo è mio marito che non riuscendo a eliminarlo costantemente, ogni tanto, da quando ha letto Sugar blues, fa questo sacrificio (a me invece non pesa affatto averlo bandito, anzi!!).
Quindi mai avrei potuto preparare un dolce che poi Marco non avrebbe potuto mangiare, e mai avrei potuto fare qualcosa che mio padre avrebbe guardato con sospetto…
Ho aperto gli sportelli della cucina (e la porta del terrazzo, perché le verdure in inverno le tengo fuori) e ho  messo assieme un po’ di ingredienti che avevo in casa, improvvisando.
Missione compiuta.

È uscito un dolce buono buono, adatto sia a un fine cena, ma anche per una merenda o per la colazione.

Un altro dei miei dolci SENZA, SENZA, SENZA e ancora SENZA: senza glutine, senza latte vaccino, senza uova e senza zucchero raffinato.
Così buono che ho dovuto nasconderlo, altrimenti non sarebbe arrivato a oggi e mai avrei potuto postarlo…per questo la foto è un’istantanea, esattamente come la sua durata fuori dal forno: sparisce in un istante!!

Ingredienti:

190 g zucca delica biologica cotta a vapore;
100 g farina di riso impalpabile*;
60 g farina di teff*;
20 g nocciole tostate (fac.)
100 ml latte di riso biologico;
20 ml olio extra vergine di oliva gusto leggero;
50 g cacao amaro in polvere*;
20 g cioccolato fondente 85%*;
1/2 bustina cremor tartaro;
vaniglia q.b.;
1 pizzico di sale;
qualche “cubetto” di pera (ho voluto provare a vedere come legava con l’impasto: la prossima volta abbondo!!)
3 cucchiai malto di riso*

Ho tagliato la zucca, eliminato la buccia e ho cotto la polpa a vapore.
Dopo una decina di minuti l’ho tolta dal fuoco e l’ho resa in purea col frullatore a immersione.
In un altro recipiente ho mischiato le farine, il cacao, il lievito e i semi del bacello di vaniglia.
Raffreddata la zucca ho aggiunto l’olio e il latte, e ho amalgamato per bene, quindi ho unito le farine e le nocciole tritate. Ho mescolato il tutto, versando un cucchiaio di malto alla volta – assaggiando per capire quando fermarmi, il pizzico di sale e il cioccolato tritato grossolanamente.
Ho versato il composto in una teglia di 22 cm di diametro ricoperta da carta forno e ho aggiunto 4 o 5 cubetti di pera. Ho cosparso sulla superficie con i resti delle nocciole tritate e ho infornato a 180°C per circa 25 minuti (statico) quindi ho aspettato speranzosa (la speranza, un ingrediente a volte fondamentale).

Credetemi, non è un dolce che mortifica il palato, nonostante tutti i senza.
Potrebbe acquistare più “rotondità” aggiungendo una crema di mandorle o la thain, perché magari lo si aspetta più “burroso”. Proverò anche questa versione, giusto per sfizio, perché, soprattutto il giorno dopo, è praticamente perfetto e a mio parere è buonissimo così!

Perché un dolce senza zucchero? Se non siete stufi di sentirmelo dire andate a leggerlo qui.
Perché un dolce senza uova? Perché alla fine, almeno in questo caso non aggiungono nulla, quindi perché utilizzarle se non sono necessarie?
Perché senza latte? Perché il latte vaccino non tutti lo tollerano, e perché la qualità del latte industriale lascia a desiderare, tanto vale sostituirlo…
Perché senza glutine? Perché sono celiaca!!!

Una sola nota dolente! Non lo offrirei a chi soffre di disturbi legati a un fegato energeticamente un po’ scarico: mal di testa, rigidità alle articolazioni, gonfiore di stomaco, cervicale, dolori muscolari e ai tendini… Ma anche a chi ha spesso sbalzi di umore, o è arrabbiato!
Ma non lo offrirei neppure a chi soffre di problemi alla cistifellea.
La tostatura del cioccolato e la cottura al forno inibiscono l’energia ascendente del fegato, contribuendo a peggiorare questi sintomi.
Per queste persone sarebbe più appropriata una bella zuccalata!!!

Questa ricetta la dedico ai golosi sglutinati del 100%GFFD

#100GFFD

#100GFFD

E perché no, direi che parteciperà pure al contest È SENZA? È BUONO!

FINALE 1
Organizzato dal blog Andante con gusto. Bella iniziativa!
Qui trovate il regolamento.
Parteciperei nella sezione “Pasticceria fine e pasticceria da the”.

E con questo vi auguro buon venerdì sglutinato!!!

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili. 

insalata di barbabietole (1 di 1)-2

Finalmente ce l’ho fatta.
Oggi con questa ricetta voglio proprio dare anche il mio contributo all’iniziativa promossa da La Cucina della Capra: 100% vegetal monday.

La mia proposta lanciata nello scorso post è sempre valida e si collega perfettamente allo spirito del 100% vegetal monday.
Lo ripeterò fino a diventare monotona, ma lo dico perché ci credo fermamente: avrete solo dei benefici a mangiare più spesso vegetal e anche il pianeta sarà più contento!

Non siete ancora entrati troppo nell’ordine dell’idea?
Spero di convincervi con questa insalata di barbabietole.
Ehh, furba.
Proprio con le barbabietole cerco di convincervi?
Lo so che non sono proprio amate e neppure io le mangio spesso, anche perché sono un po’ troppo yin per me (ma ora che non fa più così freddo, non mi danno poi troppo fastidio).
Ma questa è veramente una ricetta speciale, da provare assolutamente.
Non è una mia ricetta, ma come anticipato qui è una ricetta dello chef Denny Bruci del ristorante il Sale. Ed è speciale perché non solo è buonissima ma soprattutto perché nasconde un sacco di qualità!

Questa immortalata è la ricetta originale.
Quando l’ho riproposta a cena l’ho variata un po’: la rucola (non gradita a una mia ospite) si è trasformata in songino!

Ingredienti:
due barbabietole di medie dimensioni (se non fosse così buona ne basterebbe anche una!!)
un mazzetto di rucola (io songino)
semi di girasole
Porro
olio extra vergine di oliva
salsa Tamari*

Ho tagliato grossolanamente del porro, compresa la parte verde e l’ho fatto abbrustolire in una pentola assieme all’olio EVO.
Come insegnato da Denis, il porro va messo nell’olio freddo e poi scaldato a fuoco lento fino a quando non si abbrustolisce.
In questo modo sprigiona tutto il suo aroma.
Attenzione chiaramente a non far bruciare l’olio. La temperatura deve comunque rimanere sotto i 180° (punto di fumo dell’olio extra vergine).
Quando il porro si è imbrunito per bene ho filtrato l’olio (eliminando il porro) e ho versato nella pentola ancora calda della salsa tamari per favorire la caramellizzazione degli zuccheri.
A questo punto ho unito la salsa tamari “caramellata” (sicuramente il termine non è coretto, ma è giusto per farmi capire) all’olio aromatizzato al porro.
Non so se ho fatto la stessa identica cosa che ha fatto Denis, ma durante la spiegazione stavo facendo anche le foto e temo di essermi distratta un po’: sono andata a memoria…

Una volta preparato l’olio ho affettato sottilmente le barbabietole e le ho impiattate aggiungendo il soncino (o la rucola), mentre sul fuoco si stavano tostando i semi di girasole.
Appena pronti li ho versati nell’olio che ho utilizzato per condire l’insalata.
Una delizia inimmaginabile!!!!

Perché questo piatto è così speciale?
In questo post qui ho parlato di quanto è importante variare.
E’ importante variare gli ingredienti, ma anche gli stili di cottura.
In questo modo introduciamo nel nostro corpo energie diverse che vanno a stimolare organi diverse creando una dinamicità preziosissima.
Qui abbiamo la cottura a vapore della barbabietola, la tostatura dei semi di girasole, il crudo dell’insalata, la cottura dell’olio (che lo rende più riscaldante), ma abbiamo anche tanti sapori:
il dolce della barbabietola che agisce in modo particolare su milza e pancreas, il piccante della rucola che stimola polmoni e intestino crasso, il salato della salsa tamari che piace ai reni, l’amarognolo dell’olio al porro che soddisfa cuore e intestino tenue.
Tutti sapori equilibrati che producono un’armonia nei sapori e nell’energia veramente perfette.

Vi ho fatto venire l’acquolina in bocca?
Io ce l’ho!!!

100-veg-monday-logo

riso e fave (1 di 1)L’altra sera sono uscita a cena.
Il menu era fisso e quindi ho chiesto delle variazioni sul tema: niente glutine, ma anche niente formaggio o latticini né carne.
Il cameriere mi ha quindi proposto un risotto giallo precisando: “senza burro e formaggio non sarà saporito, ma tanto sarai abituata”.
Abituata??? Mi spiace deluderlo, ma non sono affatto abituata a mangiare cibo insipido, o “slavato”, come era effettivamente quel riso.
Credetemi, si può cucinare un risotto gustoso anche senza aggiungere formaggio, burro e panna.
Quello di oggi lo dimostra!

Ingredienti per due persone:

1 bicchiere di riso integrale (io ho mischiato due qualità diverse: riso lungo Ribe e riso rosso s. Eusebio
una decina di bacelli di fave (e le rispettive fave) bio
foglie di aglio orsino bio
2 pompdorini secchi
sale integrale di Sicilia
pepe
semi di papavero bio

Ho cotto il riso in acqua pari al doppio del suo volume per 45 minuti (1 bicchiere di riso, 2 bicchieri di acqua), cioè fino a quando tutta l’acqua non si è assorbita (sul finire della cottura ho aggiunto un po’ di sale).
Nel frattempo ho sgranato le fave e ripulito i bacelli dai filamenti più coriacei.
Ho fatto sbollentare le fave per qualche minuto, per facilitare l’eliminazione della loro buccia, e ho cotto a vapore i bacelli.
Quando i bacelli si sono ammorbiditi li ho frullati assieme alle foglie (gambi inclusi) di aglio orsino e ai due pomodorini.
Ho ottenuto una buonissima crema ottima anche da spalmare sul pane o sulle gallette.

Ho “mantecato” il riso con questa crema, ho aggiunto le fave intere sbollentate, un po’ di pepe e i semi di papavero e… voilà

Veramente buono e moooolto saporito, alla faccia di quel cameriere!

Vi invito a provare a cucinare – almeno una volta a settimana – senza utilizzare prodotti di origine animale sfruttando al 100% quello che la terra ci regala.
Vedrete quanto vi sentirete appagati e soddisfatti, e anche il pianeta vi ringrazierà!

Ma prima del pianeta, sarà il vostro fegato a esservene grato.

Il fegato, come accennato in questo post qui, in primavera si risveglia.
Ora come non mai ha bisogno di essere bello pimpante per poter svolgere al meglio le sue funzioni. Grassi saturi, grassi animali e prodotti da forno non lo aiutano affatto: inibiscono la sua energia ascendente.
Se poi questi alimenti vengono combinati con zuccheri raffinati e alcool o, peggio ancora, con sostanze chimiche come medicinali o additivi, allora il rischio è proprio quello di danneggiarlo.

Il fegato è un filtro: controlla tutto il cibo che entra nel corpo e neutralizza le sostanze tossiche.
Se è intasato dal troppo cibo animale, o da grassi di scarsa qualità evidentemente non potrà filtrare al meglio. Il risultato sarà quindi un sangue debole e impuro che intossica tutto il nostro organismo.
Stanchezza persistente, mal di testa ricorrenti, irritabilità, nervosismo, frustrazione (certamente diciamo che anche gli ultimi avvenimenti politici non aiutano affatto a migliorare la situazione) possono indicare un fegato non nel pieno della sue energia.
E quindi come fare?
Per l’appunto scegliere – per un giorno o più giorni durante la settimana – di cucinare senza grassi e senza prodotti da forno:
cereali integrali, legumi e verdure – soprattutto quelle a foglia verde che sono gradite al fegato in modo particolare – vi aiuteranno ad alleggerire il suo lavoro.

Iniziate la giornata con un bel bicchiere di acqua e limone (il sapore acido lo stimola) e poi continuatela magari con questa ricetta ricca di clorfilla e senza grassi (avendo cominciato da qualche giorno la mia quaresima non sto usando olio) inoltre l’aglio orsino vi darà anche una bella dose di energia: gli orsi, per riprendersi dal letargo, ne mangiano in grande quantità!
E magari, sul finire della giornata, regalatevi una bella sauna che aiuta a rimuovere attraverso la pelle le tossine del corpo alleggerendo ulteriormente il lavoro del fegato.

Provate….non ve ne pentirete!!