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pasta e fagioli senza glutineAttendiamo tutti la primavera e invece fuori ancora fa freddo e pure nevica!
E allora quale miglior piatto per tenerci al caldo se non una bella pasta e fagioli?
Che buona, penso sia uno dei miei preferiti: la soddisfazione nel mangiarla per me non ha quasi paragone.
E così, visto che in settimana avrò amici a cena, ho provato a sperimentarla con la pasta fatta da me. Quello che vedete è il risultato.
Forse avrei potuto fare meglio, ma come primo tentativo non è andato affatto male.
Metteteci anche che uso solo farine biologiche, integrali, naturalmente senza glutine, e non uso uova….direi che mi posso ritenere soddisfatta (ma migliorerò).

Ingredienti per la pasta:
90 gr farina di riso integrale bio* (io ho usato quella della baule volante, se non la trovate sostituitela con una farina di riso impalpabile)
65 gr farina werz integrale
100 ml di acqua
25 ml di olio EVO

Ho impastato tutti gli ingredienti aggiustando un po’ le dosi man mano: il risultato deve essere un impasto bello compatto e il più possibile elastico (l’olio aiuta molto).
E dopo qualche minuto è uscita una bella pallina di pasta abbastanza morbida. L’ho lasciata riposare per un po’ coperta in modo che non seccasse.
Onestamente non ho ancora capito se il riposo è utile anche negli impasti senza glutine, ma male non penso faccia, no?
Una volta trascorso questo tempo ho preso una porzione di pasta, l’ho tirata col mattarello il più sottile possibile e con un rotella taglia pizza ho fatto delle striscioline lunghe circa 10-15 cm e le ho arrotolate come si fa per i “pici”.
Man mano li ho stesi su una teglia e coperti con uno strofinaccio per non farli seccare.

La sera prima ho messo in ammollo (lasciati per 12 ore) dei fagioli borlotti con la solita alga kombu.
Trascorso il tempo di ammollo li ho messi nella pentola a pressione sempre con l’alga e dell’acqua (diciamo a occhio che l’acqua era il doppio dei fagioli)
Li ho fatti cuocere per circa 40 minuti.
In un’altra pentola ho fatto un soffritto con cipolla bionda, olio EVO e qualche pomodorino secco tagliato a pezzetti.
Ho aggiunto i fagioli col loro brodo, un pizzico di sale (anche il sale in cottura rende i legumi più digeribili) e ho lasciato insaporire tutto per bene per altri 15 minuti (assaggiate man mano i fagioli e quando li riterrete cotti al punto giusto toglieteli dal fuoco).
Una parte di fagioli li ho frullati per fare una crema non troppo densa (se il brodo non è sufficiente aggiungete dell’acqua calda fino a quando ottenete la consistenza preferita), che ho poi unito ai fagioli rimasti interi.

A questo punto ho fatto bollire l’acqua per la cottura della pasta.
Visto che era la prima volta che la facevo ho preferito non cuocerla assieme alla zuppa non sapendo bene come avrebbe retto la cottura (temevo lo scioglimento nell’acqua, già capitato con gli gnocchi!!).
Quando l’acqua ha raggiunto il bollore ho salato, ho buttato la pasta (che a onor del vero devo dire che un po’ si è spezzata, ma poco male, almeno non si è sciolta!!!) e l’ho fatta cuocere per circa 15 minuti: temo che la farina werz non sia proprio adatta per la pasta (ma essendo bio e integrale la uso un po’ per tutto. Ogni tanto rende bene, ogni tanto meno, pazienza).

Quindi ho messo la porzione di zuppa nella mia ciotolina preferita e ho aggiunto la pasta scolata.

E’ venuta buona!

Ma voi i legumi li usate quotidianamente?
Io tutti i giorni. O a pranzo o a cena non me li faccio mai mancare.
E non li mangio solo perché sono ricchi di proteine (anche i cereali integrali lo sono ed essendo la mia alimentazione basata su questi, quinoa in particolare, non mi pongo molti problemi di proteine, neppure se non mangio carne: cereali e legumi bastano e avanzano!) ma soprattutto perché i legumi, come forse già accennato in un altro post, piacciono ai reni (i fagioli un po’ gli assomigliano pure, a ben vedere!).
I legumi con la loro energia danno una spintarella ai nostri reni, rendendoci anche più coraggiosi!
I reni, per la medicina cinese, sono considerati la sede della nostra vitalità.
E’ come se fossero le nostre pile. Se sono belli carichi anche tutti gli altri nostri organi lo saranno, se sono un po’ scarichi c’è il rischio che pian piano pure il resto si indebolirà creando fastidi più o meno gravi.
Qualche esempio di inconvenienti legati a reni scarichi?
mal di schiena a livello lombare, cistiti, problemi alle orecchie, e anche problemi di fertilità, capelli deboli (anche perdita di capelli), stanchezza cronica,..
Insomma tutte buone ragioni per proteggerli nel migliore dei modi, non credete?
E perché non farlo proprio a partire dalla tavola?
Da domani più legumi e meno carne, ok?

ps: mi raccomando, non “dimenticatevi” di andare a votare…la primavera è alle porte, abbiamo più che mai bisogno di vento nuovo!!!

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili. 

mini-simil-pancacke senza glutineMi ero ripromessa di fare almeno un post a settimana, ma non ce la faccio proprio. Questa mattina però mi sono svegliata e mi sono messa all’opera.
La colazione dei fine settimana è diversa dagli altri giorni. Cerco di inventare sempre qualcosa di nuovo perché riesco a condividerla con mio marito (gli altri giorni gli lascio comunque tutto preparato – prima che mi ricaschi nei biscotti industriali – ma il sabato e la domenica riusciamo a farla assieme e quindi mi impegno di più).
Ieri sera zappingando qui e là ho intravisto una ricetta che mi è sembrata molto “simpatica” da replicare, per l’appunto, a colazione.
L’unica cosa che ho fatto uguale è la cottura nella teglia dei muffin, per il resto ho inventato con quel che avevo in dispensa: non sono riuscita a prendere appunti.

Ingredienti dei simil-pancacke:
200 ml di latte di riso bio; 100 gr di farina di riso integrale bio*; 50 grammi di farina di mais fioretto*; 50 gr di mandorle tritate; 25 gr di farina di castagne*; 1 cucchiaio di malto 100% di riso; 1 cucchiaio di olio di semi di mais bio; 5 gr di cremortartaro bio*; un cucchiaino di vaniglia in polvere bio; un pizzico di sale.

Ho tritato le mandorle e le ho unite alle altre farine. Le ho mescolate a secco aggiungendo la vaniglia in polvere, il cremortartaro e il pizzico di sale. Poi pian piano ho aggiunto il latte di riso fino a ottenere una pastella densa. Andate un po’ a occhio…io come avrete capito lo faccio sempre!
Infine olio e malto mescolando sempre.

Il composto ottenuto l’ho distribuito nello stampo dei muffin; ho unto una teglia per 12 muffin e li ho riempiti tutti. Basta un cucchiaio per stampo. Devono venire piatterelli, non muffin, tipo focaccine.
Ho messo in forno preriscaldato a 180 gradi per 7-8 minuti.
Teneteli d’occhio…devono colorarsi un po’.

E intanto che erano in forno ho fatto questa buonissima crema all’arancia.
Ingredienti:
Un’arancia bio; 50 gr di mandorle; 50 ml di acqua, malto di riso 100%* (fac.)
Ho tritato le mandorle, ho aggiunto l’acqua pian pianino e con il frullatore a immersione ho fatto una specie di latte di mandorla bello denso.
Ho messo sul fuoco l’arancia (succo e polpa) e ho aggiunto un cucchiaio di malto.
Ho fatto scaldare quasi fino a raggiungere il bollore (3 minuti al massimo), ho spento, frullato e ho versato nel pentolino quasi tutta la “panna” di mandorle mescolandola all’arancia. Anche qui, andate a occhio, deve venire una consistenza come quella di una crema densa.

Una volta cotti i minipancacke li ho distribuiti sul piatto e ho versato sopra la cremina spolverando con un po’ di scorza d’arancia (ma fatelo solo se è bio!!).

Devo dire molto soddisfacenti!

Se non avete voglia di fare la crema sono ottimi anche con la marmellata (purché utilizziate quella senza zucchero aggiunto, mi raccomando!!!)

E ora veniamo a noi!
Pensavate di sfuggire al “mappazzone” (cit. di cit.) postidiano, e invece no, ve lo cuccherete pure questa volta.
E’ dedicato soprattutto alle mamme e ai papà o a chi si occupa del cibo dei bambini.
Questo è uno degli argomenti a cui tengo di più e che sicuramente approfondirò ulteriormente.
Oltre alle informazioni recepite durante le lezioni a La Sana Gola, ho seguito le conferenze del prof. Berrino – che vi invito ad ascoltare anche su youtube – e sono stata a un incontro organizzato dalla commissione mensa della zona 2 di Milano (se non erro), proprio perché mi interessa capire quali sono le direttive in questo ambito…
Attenzione, attenzione, ma davvero, attenzione a quello che  date e che viene dato da mangiare ai bambini.
Non sottovalutatelo.
Una merendina industriale piena di zucchero e grassi trans fa più danni di quanto possiate immaginare. Parla una che come molti andava ghiotta di merendine (in casa giravano spesso crosta_ _ine, tego_ _ni, sa_ _ottini e compagnia bella. Chi indovina le lettere mancanti vince!! Scherzo, non vince nulla).
Non voglio assolutamente giudicare o “criticare” nessuno e capisco perfettamente che grazie alle confezioni di brioches in un nanosecondo la merenda è pronta – o anche la colazione – ma pensate ne valga veramente la pena?

Ogni anno aumentano le allergie nei bambini, ogni anno, durante i cambi di stagione, asili e scuole si decimano a causa delle influenze…a noi ormai sembra normale…ma non è affatto normale.
Non è normale che in media ci si ammali 12 volte l’anno e non è normale che sempre più bambini (ma anche adulti) diventino allergici.
Sta diventando normale, ma non dovrebbe affatto essere così.
Certo, l’inquinamento atmosferico dà il suo contributo, in concomitanza con altre variabili, ma è il cibo che ha più responsabilità per tutto questo.
Se sbagliamo a mettere carburante in un motore questo si inceppa e lo stesso vale per noi!
Quindi, fin dallo svezzamento, è veramente importante sapere cosa provoca un certo tipo di alimento o una cottura all’interno del nostro corpo per poter scegliere non solo in base alle vitamine o alle proteine o alle calorie, …., ma anche in base alla qualità di energia che viene introdotta. Non si capisce bene perché questo non venga minimamente indagato e preso in considerazione da nessun pediatra, medico, nutrizionista, dietologo…
E’ un dato di fatto che alcuni cibi ci rinfrescano, mentre alti ci riscaldano, giusto?
In estate mangiamo tanta frutta, beviamo succhi, mangiamo gelati, condiamo con più olio crudo.
Questo perché hanno un’energia espansiva, che tende a raffreddarci; altri cibi invece hanno un’energia più contraente, e quindi ci riscaldano: in inverno infatti preferiamo mangiare zuppe calde e ben condite.
Quindi non è il caso di mangiare yogurt tutto l’anno, o frutta tropicale tutto l’anno, perché  questo crea squilibrio!
Bisogna scegliere quello che è meglio per noi in base alla nostra costituzione, al luogo in cui viviamo, alla stagione in cui stiamo, ma non mi dilungo oltre perché l’ho già accennato in qualche altro post..

Molte cose sono intuitive, altre un po’ meno, ma solo perché ci hanno fatto credere per tanto tempo cose non proprio corrette (direte voi: “e ci voleva la Michela per svelarle?” Certo che no, in tanti ormai lo stanno dicendo, ma ancora troppo pochi recepiscono. Io vorrei cercare, attraverso questo spazio, semplicemente di far riflettere qualche persona in più!
Per esempio:
lo sapevate che non è vero che gli spinaci contengono così tanto ferro come siamo portati a credere?
Alla fine dell’ottocento, per un errore di battitura, è stata data un’informazione non corretta sul loro quantitativo di ferro, ma se pur questa informazione in seguito è stata rettificata, ormai era troppo tardi: Braccio di ferro era diventato fin troppo popolare e a quel punto gli interessi in gioco erano troppo alti per fare una vera campagna controinformativa.
Ci pensate al danno delle industrie che hanno iniziato a mettere gli spinaci nelle lattine, o ai coltivatori di spinaci che in pochi anni hanno fatto fortuna grazie a un personaggio di fantasia?

Vi ho raccontato questo solo per sottolineare che quando sono coinvolti interessi economici ci viene detto veramente di tutto pur di venderci un prodotto anche se il nostro bene è l’ultima preoccupazione (e anche quello dei bambini)…
Ma non voglio entrare troppo nel dettaglio, spero però che questo aneddoto vi faccia meditare quel tanto per farvi mettere in discussione alcune abitudini nella dieta dei vostri bimbi (e anche la vostra chiaramente), soprattutto se si ammalano spesso, se soffrono di asma, o di qualche allergia scoperta da poco.
E magari riflettete 100 volte prima di comprare un latte per la crescita addizionato di supermegavitamine: ma  perché un bambino di un anno dovrebbe bere del latte addizionato di vitamine con la quantità di ferro 24 volte superiore a quella del latte vaccino?
A: il latte vaccino non è un alimento per un bambino, è per i vitelli e la natura saprà di quale quantità di ferro avrà bisogno un vitello (così come sa di quali quantità di proteine, vitamine, sali minerali, zuccheri avrà bisogno un bambino).
B: ma perché un bambino dovrebbe aver bisogno di un latte arricchito quando tutto quello di cui ha bisogno lo potrebbe trovare nei cereali, nelle verdure, nei legumi e nella frutta? Il surplus l’ha già con uova, carne, pesce, non c’è veramente bisogno di arricchire niente, che interesse c’è?
Forse quello di qualche multinazionale che rendendosi conto dell’impoverimento della dieta moderna ci fa credere di poter intervenire mettendo qualche vitamina qua e là visto che nelle patatine e nelle merendine non ce ne sono poi così tante…
Potrei arrivare fino alla zeta, ma mi fermo qui.

Tutto questo solo per dire che non ci vuole tanto tempo per preparare una sana e gustosa colazione o merenda, e il beneficio non ha prezzo!
Ho impiegato mezz’oretta questa mattina a preparare i pancacke e fatti in quantità più abbondante sarebbero bastati anche per il giorno dopo…
Provate pure voi, sono sicura che i vostri bimbi non rimpiangeranno le merendine!

E se si ammalano spesso: naso che cola, muco, tosse grassa, allora yogurt, latte, frutta cruda (tropicale soprattutto, quindi banane), olio crudo, farina raffinata, zucchero, ma anche miele e fruttosio, non sono una buona soluzione per i loro pasti o merende. Tutti questi alimenti favoriscono la formazione di muco. E non vanno bene neppure se soffrono di asma, allergia al pelo del gatto, o dermatiti da contatto perché contribuiscono a peggiorare la situazione: il corpo si libera degli eccessi portandoli in superficie, pelle e vie respiratorie sono le principali vie di fuga..

Tornare a una dieta più genuina, una dieta basata su cereali integrali, legumi (diminuendo carne e uova che sono troppo contraenti invece) e verdure – la dieta mediterranea insomma, e non c’è bisogno di tirare in ballo la macrobiotica, se questa parola vi suona strana.
La dieta mediterranea, come già descritto qualche post fa, è fattibilissima anche in versione gluten free,  favorirà il rafforzarsi delle difese immunitarie, il corpo tornerà in equilibrio col mondo esterno e stagione dopo stagione i malanni diminuiranno sempre più!

Basta veramente poco per aggiustare il tiro, spero lo prendiate in considerazione!

Buona domenica!!!

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili. 

è l'ora del tèNon so come sarà questo 2013, ma per ora una cosa è certa:
mio marito dopo più di un anno e mezzo di lavaggio del cervello (e a volte pure di discussioni) si è convinto a eliminare lo zucchero dalla sua alimentazione, o meglio dalla colazione e dai numerosi spuntini quotidiani, perché io non lo uso più da un bel pezzo!
Il patto però prevede che ogni domenica io gli debba preparare biscotti sani per tutta settimana. E così per la seconda domenica, al rientro dalla notte di lavoro, si è ritrovato la casa profumata e carica di biscottini.
Direte voi che sono una rompi scatole.
E’ verissimo, ma se la sua pressione minima è sempre alta una ragione ci sarà: lo zucchero è una di queste ragioni.
Rompo, ma a fin di bene. Vediamo se tra tre mesi mi ringrazierà.
Non voglio entrare nel merito dell’argomento zucchero/pressione, ma chiaramente sono disponibile se qualcuno volesse approfondire.
Quello che però ci tengo a fare – ed è da molto tempo che lo volevo fare – è porre l’attenzione proprio sul malefico zucchero (chiaramente intendo lo zucchero bianco, quella polverina artificiale che viene messa ormai ovunque nell’industria alimentare, non lo zucchero dei carboidrati complessi, quella è un’altra storia).
Se già non lo sapevate, lo zucchero non ci fa bene.
Maccccccome, direte voi: “lo zucchero è benzina per il nostro cervello, come può farci male?
Semmai, se si esagera e se non ci si lava i denti tutti i giorni, ci fa venire qualche caria o, se siamo golosi, magari contribuisce a qualche chiletto in più, ma addirittura dire che fa male…”

Fino a 100 anni fa il consumo di zucchero era praticamente nullo: si è passato da 2,7 kg annui pro capite del 1875 (fonte – Treccani.it) a una media di 26 Kg dei giorni nostri (ultime statistiche).
Non credo proprio che le implicazioni di questo aumento così esponenziale si traducano in qualche caria o qualche chilo in più: da quando siamo venuti al mondo fino a 100 anni fa non l’abbiamo praticamente mai assunto (sempre la polvere bianca, intendo).
Siamo stati bombardati da messaggi pubblicitari sui benefici dello zucchero (se qualcuno se la ricorda negli anni ottanta c’era una pubblicità dallo slogan lo zucchero è pieno di vita: mi vengono i brividi solo a pensaci. Se non l’avete presente cliccate qui, brividi..!) e ci hanno confuso un po’ le idee utilizzando sempre più spesso la parola zucchero come sinonimo di carboidrati (chissà perché, forse perché dà dipendenza e gli interessi di varie multinazionali potevano trarrne beneficio? Chissà, e mi viene in mente una campagna pubblicitaria di quella bevanda – che tutti conosciamo – che confronta lo zucchero contenuto in una lattina con quello della frutta…altri brividi, e che ci dice quanto è bello berla a tavola….ancora più brividi, se non ci credete scaricate qui).
Il risultato? Un macello.
Lo zucchero (e poco importa che sia di canna o integrale) è la prima causa di obesità, è causa di emicranie, ipoglicemie, acne, osteoporosi, allergie, aumenta il rischio di calcoli renali e alla colicisti, aumenta i trigliceridi e abbassa il livello del colesterolo buono – con le dovute conseguenze, e può essere una delle cause di crescita del tumore…Ma l’elenco potrebbe continuare.

Potrei andare avanti a scrivere e scrivere su questo argomento, ma mi fermo qui.
Se volete approfondire vi rimando al link del blog le ricette di salutiamoci che ha pubblicato un lungo articolo ben dettagliato dove troverete la spiegazione di tutto quanto e vi rimando al link di Trashfood invitandovi a osservare le grafiche che riproducono il consumo medio di zucchero per persona (si riferiscono agli USA ma noi, se non invertiamo la rotta, siamo già su quella strada…): fanno un po’ paura.
E se proprio proprio volete togliervi gli ultimi dubbi vi consiglio di leggere  Sugarblues: il mal di zucchero, Wiliam Dufty, Macro Edizioni 2005.
Mio marito lo sta leggendo e ha riportato indietro una confezione di creackers quando si è accorto che contenevano zucchero. Queste sono soddisfazioni!

Quindi se li è proprio meritati questi bei biscottini.

Ecco gli ingredinti:

150 gr farina di riso integrale* (non specifico mai le marche perché in genere le macino io le farine, ma questa volta ho usato quella della baule volante, spiga sbarrata);
100 gr farina Werz spiga sbarrata (ma potete usare anche solo quella di riso. Nella Werz c’è in più miglio e grano saraceno)
130 gr di malto 100% riso (mi raccomando solo malto, non sciroppo e che sia 100% riso. E se il vostro palato è molto dolce, allora aumentatelo a 160 gr)
100 ml di latte di riso
75 gr di semi tritati* (io ho tritato mandorle e semi di girasole, ma vanno benissimo le nocciole, i pinoli o quello che avete!)
50 ml di olio di semi di mais bio
Scorza grattugiata di un’arancia bio
Succo dell’arancia (quindi in tutto un arancia)
9 gr di cremortartaro
un pizzico di vaniglia in polvere
Un pizzico di sale

Ho unito tutti gli ingredienti secchi (farina, semi tritati, lievito, scorza arancia, sale, vaniglia) e li ho mescolati per bene.
Nel bicchiere del frullatore a immersione ho versato tutti i liquidi (latte di riso, malto, succo d’arancia, olio) e ho miscelato il tutto.
Ho aggiunto il liquido al secco e ho impastato per bene (non io ma il fedele aiuto in cucina, che stavo trascurando da un po’).
Il composto viene morbido, come una densa pastella.

L’ho messo nella sacca da pasticcere (non ho avvitato nessun beccuccio, ma ho utilizzato il buco dove si dovrebbero avvitare i dosatori (vabé, non sono pasticciera e non conosco i termini tecnici, ma spero abbiate capito) e ho fatto dei dischetti abbastanza piatti (alla fine i biscotti sono da puciare nel tè!)
Vengono quasi due teglie (i biscotti li ho distanziati un po’ l’uno dall’altro).
E ho infornato per 15 minuti a forno caldo a 180°
Teneteli d’occhio…basta un attimo e zac, bruciacchiati!

Sarò di parte, ma sono buoni.
Niente latte, niente uova e NIENTE ZUCCHERO!!

Con queste dosi, se siete onesti, vi dureranno tre giorni, per la settimana raddoppiate le dosi, o inventatevi qualche variante.
Io la seconda infornata l’ho fatta con zenzero e cannella utilizzando il succo di mela al posto del latte di riso, e senza la farina di mandorle e semi di girasole.

Come vedete si possono fare dolci senza zucchero!
Le alternative ci sono, provare a fare tre mesi senza.
So che è un bel sacrificio, ma non vi è bastato l’elenco snocciolato qui sopra per farvi venire voglia di ridurlo drasticamente? Vedrete che vi sentirete meglio, anche se magari pensate di non avere particolari acciacchi…

Il malto è una buona alternativa, ma attenzione: per i celiaci deve essere quello 100% di riso o di mais.
Anche il succo di mela può essere utilizzato, o l’uvetta…
Come sempre la natura ci offre valide alternative, perché non sfruttarle preferendola a una polvere chimica, che dà assuefazione e mina la nostra salute presente e/o futura?
E se lo zucchero fa così male a noi adulti, immaginate ai bambini.
Occhio alle merendine, alle bevande zuccherate, al té freddo d’estate che magari ha pure meno teina  ma ha anche edulcoranti per farvi sentire meno in colpa, etcetcetc

Spero di non avervi tediato troppo, ma ci tengo al vostro buonEssere!

ps: considerando che il 90% dei prodotti industriali contiene zucchero….mi raccomando, occhio al carrello della spesa d’ora in poi!

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili. 

Finalmente sono riuscita a trovare un compromesso con mio marito! Ci sono voluti mesi e mesi (con qualche litigata di mezzo) ma alla fine è bastato un morso a questi muffin per convincerlo a smettere di mangiare i suoi soliti biscotti pieni di zuccheri e grassi. Che soddisfazione!

Queste le dosi per 12 muffin (che avrebbero dovuto durare qualche giorno, ma che sono praticamente finiti, no comment):

100 gr di farina di riso integrale* (sì, quella appena macinata…); 50 gr di farina di grano saraceno*, 50 gr di farina di miglio*; 120 gr di mandorle e nocciole tritate (decidete voi se fare tutto mandorle o nocciole o un mix a seconda del vostro gusto); 140 gr di malto 100% di riso*; 100 ml di succo di mela; 1 mela; 15 gr di olio di semi di mais; 1 bustina di cremor tartaro*; un pizzico di sale integrale; scorza di un limone; 1 vaschetta di mirtilli; 10 gr di farina di semi di carrube (non è fondamentale).

Ho mischiato bene tutti gli ingredienti secchi e quindi ho aggiunto l’olio, il malto, la mela frullata (con la buccia), il succo di mele e in fine i mirtilli. L’impasto deve essere abbastanza compatto, non liquido. Deve essere un po’ più denso di quello della torta margherita, per intenderci.

Ho preso un cucchiaio e ho suddiviso l’impasto nello stampo dei muffin che ho comprato nuovo per l’occasione (mica sarebbero bastati i 6 muffin dello stampo “vecchio”: non avrei mai fatto in tempo a fotografarli!!) e ho infornato nel forno già caldo per 40 minuti a 180°. DRINNNN, pronti!

E così per colazione domani ci saranno i muffin accompagnati da una bella tazza di tè!

Considerando che sono senza proteine animali e senza zucchero sono l’ideale per cominciare in modo sano la giornata. Fanno bene a voi e anche ai vostri bimbi (meglio delle merendine industriali, no??) Comunque non consiglierei di mangiarli tutti i giorni. Sono comunque cotti al forno e questo tipo di cottura non piace molto al fegato, quindi per non affaticarlo troppo variate spesso la vostra colazione: evitate di mangiare sempre le stesse cose.

Buon inizio di giornata a tutti….

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili. 

Prima o poi la smetterò di macinare ceci…ma la soddisfazione è talmente appagante che mi sto proprio sbizzarrendo. L’avrete già capito: anche la ricetta di oggi ha come ingrediente base la farina di ceci…

Bando alle ciance ed eccomi con gli ingredienti: 100 gr di farina di ceci* appena macinata; 190 ml di acqua; un pizzico di sale; una macinata di pepe (se vi piace); due cucchiai di olio EVO.

L’impasto deve essere leggermente più denso di quello per le crepes. Ho lasciato riposare per 2 ore, o forse più. Dopo di che ho leggermente unto il mio solito testo romagnolo e quando è diventato ben caldo (ma non rovente altrimenti la pastella frigge e si fanno le bollicine)  ho spalmato una cucchiaiata del composto sulla piastra. Ho fatto dei dischetti di circa 6 cm di diametro. Lo spessore deve essere una via di mezzo tra la crepe e il pancake. Ho lasciato cuocere da un lato e dall’altro per almeno 3-4 minuti sempre a fuoco moderato in questo modo ogni lato si è colorato uniformemente e dentro è rimasto morbido, ma non crudo. Con queste dosi vengono 6 o 7 pezzi.

Dopo di che ho preparato una besciamella…ihihiihhi: ho macinato anche il riso, me lo stavo quasi dimenticando. Bè legumi e cereali sono una combinata eccellente, in questo modo si rendono disponibili tutti gli amminoacidi essenziali in modo da soddisfare il nostro fabbisogno proteico che, ricordo, non è così elevato come si possa pensare e quindi non è necessario mangiare una bistecca a ogni pasto, tenetelo a mente!

Ho messo a bollire mezza cipolla e una carote con dei gambi di prezzemolo per fare una besciamella vegetale. Al posto del burro, per renderla un po’ più nutriente, ho aggiunto un cucchiaino di thain (ovvero burro di sesamo, ricchissimo di calcio). Se siete a dieta potete anche non metterla, ma un cucchiaino ve lo concedo, dai!

Riassumendo, per la besciamella: un bicchiere di brodo; una tazzina di farina di riso*; un cucchiaino di thain*; un pizzico di sale. Ho mischiato per bene per evitare grumi (se si parte dal brodo freddo è più facile) e ho lasciato cuocere fino a quando non si è addensata. L’ho lasciata abbastanza budinosa: né troppo liquida, né troppo solida. Una volta pronta l’ho messa da parte e sono passata agli asparagi.

Li ho puliti e ho tagliato i gambi – la parte più tenera  dei gambi – a fetta di salame (salame??? VIETATO!!!, ma non per il glutine, o almeno, non solo!), mentre la punta l’ho tagliata a metà per la lunghezza. Ho sbollentato tutto in acqua leggermente salata per un paio di minuti e poi li ho fatti saltare in un soffritto di aglio e olio facendoli sfumare con un goccio di vino bianco. Li ho tolti dal fuoco e li ho insaporiti con un po’ di timo e maggiorana. Devo dire la verità: non erano degli asparagi molto saporiti. Se lo fossero stati probabilmente avrei evitato le erbe aromatiche, che però in questo caso hanno dato un tocco in più.

Gli asparagi appartengono a quel gruppo di verdure che sarebbe meglio non consumare: hanno un’energia che tende a raffreddarci col rischio di farci indebolire, quindi se vi piacciono, come a me, mangiatene con parsimonia e solo in primavera, e cioè quando natura ce li dona: non consiglierei di congelarli per consumarli durante tutto l’anno… Chiusa parentesi!

A questo punto è tutto pronto per l’assmblaggio: un dischetto di ceci, un po’ di besciamella, gli asparagi, e via col secondo strato e in ultimo un altro dischetto a completare il sandwich.

Non ho resistito: l’ho addentato proprio come un panino. Un po’ sbrodoloso, ma anche questo è il suo bello, no???

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili. 

Questa mattina mi sono svegliata con la voglia di fare la pasta fresca e visto che la mia fissa di cucinare il più possibile con materie prime naturali continua (e credo non passerà) ho pensato di fare delle tagliatelle con farina di riso e di mais (chiaramente macinate sempre dal mio validissimo aiuto in cucina).

Queste le dosi che ho utilizzato: 80 gr di mais in chicchi e 80 grammi di riso integrale. Ho macinato il più fine possibile e poi ho setacciato con un colino a maglie strette la farina in modo da eliminare la “buccia” più coriacea. Non contenta ho ripassato la farina nel macina cereali, ma non so se questo l’ha effettivamente resa più soffice. Comunque al tatto il risultato mi è sembrato soddisfacente.

Ho ripesato il tutto e ho constato che 20 grammi li ho persi: pace. Tirando le somme ho utilizzato 140 gr di farine.

Dopo di che ho aggiunto due cucchiai di acqua, due cucchiai di olio di mais e un uovo.

E qui apro una parentesi sulle uova. Sto cercando di ridurre al minimo il consumo di cibo di origine animale, ma ogni tanto faccio eccezione per pesce e uova (anche se effettivamente era tanto che non ne mangiavo). E visto che non potevo immaginare delle tagliatelle senza, ho deciso di utilizzare un bell’ovetto fresco fresco proveniente dalle galline di una mia amcia. Eh già, fortunatamente esistono ancora galline che vivono in un’aia, con un bel gallo che le corteggia! Le uova a differenza della maggior parte delle fonti proteiche sono un intero, non una parte dell’intero e questo è il segreto della loro forza, ma fate attenzione. Devono provenire da galline allevate e nutrite come si deve, e soprattutto gallate! Senza queste premesse infatti il valore dell’uovo è assai scadente. Come potrà mai essere lo stesso di quello covato da galline chiuse in batterie, sfamate con mangimi di dubbia provenienza e costrette a produrre in ogni stagione, a ogni ora, in modo innaturale? Quindi, se volete continuare a mangiare uova, almeno scegliete quelle che vi danno il 100% del beneficio. E mi raccomando, evitate di mangiare solo l’albume: so che molte diete iperproteiche consigliano di mangiare solo il bianco, ma tuorlo e albume sono un tutt’uno e solo assieme garantiscono l’equilibrio dell’alimento. Il grasso del tuorlo ci aiuta ad assimilare meglio le proteine, quindi sarebbe un peccato non sfruttare questa qualità. Chiaramente non dobbiamo farne un abuso. Considerate che i cinesi utilizzano un uovo ogni 5 persone…vale sempre la solita regola: “non è che se poco fa bene, tanto fa meglio!” Per approfondimenti: Annamarie Colbin, Cibo e Guarigione, Cesena,  Macro Edizioni, 1995.

Torniamo però alle mie tagliatelle…ops, c’è qualcosa che non va. L’impasto non si amalgama nello stesso modo di quando uso le farine dei vari mix in commercio (che sto sempre più riducendo) evidentemente la mia farina non era così sottile come poteva sembrare; le tagliatelle non verranno mai! E allora che faccio? Trasformo l’impasto nella base per una torta salata? Faccio degli gnocchetti? Ideaaaaaaa. Sembra proprio l’impasto per i passatelli che fa mia suocera (e che non mangio più), e quindi….che passatello sia!

Visto che il formaggio proprio non ce lo metto, aggiungo un bel pizzico di sale e del prezzemolo per renderli un po’ più saporiti e perché no, anche della scorza di limone grattugiata e un pizzico di cannella. Per il condimento mi sono fatta ispirare dalle bancarelle del mercato: Ho lasciato riposare l’impasto e sono scesa a fare un giro: “belle quelle zucchine novelle col fiore attaccato! Ecco i passatelli avranno un gustoso condimento ai fiori di zucca (anzi, zucchina)”.

Ho fatto un corposo soffritto con olio EVO, una cipolla dorata, uno spicchio d’aglio tritato sottile, uno spicchio d’aglio lasciato intero e del prezzemolo tritato. Quando la cipolla si è ammorbidita ho unito 6 piccole zucchine tagliate a rondelle, ho sfumato con un po’ di vino bianco e ho salato. Ho lasciato cuocere per circa 5-6 minuti e poi ho aggiunto i fiori di zucca (senza il pistillo) tagliati in striscioline sottili. Ho fatto cuocere ancora per un minuto e poi ho messo il coperchio dopo aver spento il fuoco in modo che il vapore che man mano si forma nella pentola continuasse a cuocere i fiori, senza sciuparli troppo.

Sull’altro fuoco intanto la pentola piena d’acqua bollente era in attesa dei passatelli, che ho fatto cadere direttamente nell’acqua schiacciandoli con lo schiaccia passatelli (o schiaccia patate se non avete quello specifico). Questa è la parte più difficile, almeno per me che non ho molti muscoli, ihihhi. Domani se avrò mal di braccia saprò perché, che schiappa!

Dopo 5 minuti circa erano pronti! li ho raccolti con la schiumarola e fatti saltare nel condimento. So che la tradizione romagnola li prevede in brodo, ma ci sono tante varianti anche asciutti e sono ugualmente buoniiiiiiii, questi erano buonisssssimiiiiiii!!

Me li sono pappata con molta soddisfazione!

ps: dimenticavo. Se usate farina già macinata di riso e di mais fate attenzione all’etichetta. Sulla confezione dovrà comparire la spiga sbarrata oppure dovrà esserci scritto che non contiene tracce di glutine. Eventualmente consultare il prontuario degli alimenti senza glutine.

Guardando fuori dalla finestra non è che sembra proprio primavera, ma la natura si sta risvegliando e le verdure dell’inverno stanno sparendo per fare posto a quelle della nuova stagione. E così le protagoniste della ricetta di oggi saranno le fave, o meglio i loro bacelli!

Visto che col mio nuovo giocattolo macino proprio tutto (o quasi) ho deciso di provare a fare delle schiacciatine di farina di ceci: una via di mezzo tra il pane indiano e i tacos messicani. E così dopo aver tritato 300 gr di ceci secchi e 200 gr di riso integrale ho sperimentato questo impasto: alle due farine (di ceci* e di riso integrale*) ho aggiunto un po’ di cumino, un pizzico di sale, del prezzemolo della mia mini serra, una cipolla bianca (quelle fresche, tipo cipollotti giganti), un po’ d’olio EVO, dell’acqua tiepida per amalgamare e infine ho grattuggiato un po’ di zenzero fresco (forse un po’ poco visto che non si sentiva molto).

Poiché le farine – ed è proprio il caso di dirlo – erano veramente quelle del “mio sacco” non sono venute sottilissime tipo la 00, e l’impasto (una palla) è rimasto un po’ grossolano, ma non per questo il risultato è stato deludente, anzi! L’ho lasciato riposare al fresco (sul terrazzo, sigh) e intanto ho sbucciato le fave.

Per fare questo piatto mi sono ispirata al blog di Lisa, che del riciclo ne ha fatto un’arte!

Ho sgranato le fave e ho tolto i filamenti (non so se si chiamano così) dai bacelli (invece di buttarli). Li ho lasciati in ammollo per qualche ora e – prima di rosolarli in un soffritto di olio EVO e aglio – li ho sbollentati per 10 minuti in acqua leggermente salata. Dopo altri 10 minuti ho spento il fuoco e mi sono dedicata alle sfogliatine:

per evitare che attaccassero sull’asse di legno le ho stese utilizzando due fogli di carta da forno. Così l’impasto è rimasto in mezzo alla carta leggermente unta e non si è appiccicato dappertutto. In questo modo è più facile stendere sottilmente. Ho messo sul fuoco la piastra (testo romagnolo) e quando si è arroventata ho cotto la sfoglia come se fosse una piadina. Per evitare che si rompessero ho fatto cuocere il primo lato a contatto con la carta da forno e appena si è tostato ho girato la sfoglia dall’altra parte, ma a questo punto senza la carta da forno.

Appena si raffreddano vengono belle croccanti, e se volete fare dei cestini, basta appoggiarle su un bicchiere capovolto e aspettare qualche minuto (prendono una forma un po’ incurvata). Con le dosi della ricetta vengono schiacciatine per almeno 10 persone! (penso usciranno 30-40 sfoglie (io ho ancora dell’impasto avanzato per domani!).

Sembra laborioso, ma in realtà non lo è!! E sono veramente buone.. Appena ho un po’ di tempo proverò a farle anche con la farina di mais, ma potete farle anche con quella di lenticchie (che sono più light dei ceci), se le preferite. Insomma è una ricetta abbastanza versatile.

Direi che è tutto! Buon appetito…

Ahh, nel caso vi chiedeste che fine hanno fatto le fave…: le ho trasformate in un gustoso purè!

Con questo post ho partecipato all’iniziativa SALUTIAMOCI

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.