archivio

Archivi tag: yin

insalata di barbabietole (1 di 1)-2

Finalmente ce l’ho fatta.
Oggi con questa ricetta voglio proprio dare anche il mio contributo all’iniziativa promossa da La Cucina della Capra: 100% vegetal monday.

La mia proposta lanciata nello scorso post è sempre valida e si collega perfettamente allo spirito del 100% vegetal monday.
Lo ripeterò fino a diventare monotona, ma lo dico perché ci credo fermamente: avrete solo dei benefici a mangiare più spesso vegetal e anche il pianeta sarà più contento!

Non siete ancora entrati troppo nell’ordine dell’idea?
Spero di convincervi con questa insalata di barbabietole.
Ehh, furba.
Proprio con le barbabietole cerco di convincervi?
Lo so che non sono proprio amate e neppure io le mangio spesso, anche perché sono un po’ troppo yin per me (ma ora che non fa più così freddo, non mi danno poi troppo fastidio).
Ma questa è veramente una ricetta speciale, da provare assolutamente.
Non è una mia ricetta, ma come anticipato qui è una ricetta dello chef Denny Bruci del ristorante il Sale. Ed è speciale perché non solo è buonissima ma soprattutto perché nasconde un sacco di qualità!

Questa immortalata è la ricetta originale.
Quando l’ho riproposta a cena l’ho variata un po’: la rucola (non gradita a una mia ospite) si è trasformata in songino!

Ingredienti:
due barbabietole di medie dimensioni (se non fosse così buona ne basterebbe anche una!!)
un mazzetto di rucola (io songino)
semi di girasole
Porro
olio extra vergine di oliva
salsa Tamari*

Ho tagliato grossolanamente del porro, compresa la parte verde e l’ho fatto abbrustolire in una pentola assieme all’olio EVO.
Come insegnato da Denis, il porro va messo nell’olio freddo e poi scaldato a fuoco lento fino a quando non si abbrustolisce.
In questo modo sprigiona tutto il suo aroma.
Attenzione chiaramente a non far bruciare l’olio. La temperatura deve comunque rimanere sotto i 180° (punto di fumo dell’olio extra vergine).
Quando il porro si è imbrunito per bene ho filtrato l’olio (eliminando il porro) e ho versato nella pentola ancora calda della salsa tamari per favorire la caramellizzazione degli zuccheri.
A questo punto ho unito la salsa tamari “caramellata” (sicuramente il termine non è coretto, ma è giusto per farmi capire) all’olio aromatizzato al porro.
Non so se ho fatto la stessa identica cosa che ha fatto Denis, ma durante la spiegazione stavo facendo anche le foto e temo di essermi distratta un po’: sono andata a memoria…

Una volta preparato l’olio ho affettato sottilmente le barbabietole e le ho impiattate aggiungendo il soncino (o la rucola), mentre sul fuoco si stavano tostando i semi di girasole.
Appena pronti li ho versati nell’olio che ho utilizzato per condire l’insalata.
Una delizia inimmaginabile!!!!

Perché questo piatto è così speciale?
In questo post qui ho parlato di quanto è importante variare.
E’ importante variare gli ingredienti, ma anche gli stili di cottura.
In questo modo introduciamo nel nostro corpo energie diverse che vanno a stimolare organi diverse creando una dinamicità preziosissima.
Qui abbiamo la cottura a vapore della barbabietola, la tostatura dei semi di girasole, il crudo dell’insalata, la cottura dell’olio (che lo rende più riscaldante), ma abbiamo anche tanti sapori:
il dolce della barbabietola che agisce in modo particolare su milza e pancreas, il piccante della rucola che stimola polmoni e intestino crasso, il salato della salsa tamari che piace ai reni, l’amarognolo dell’olio al porro che soddisfa cuore e intestino tenue.
Tutti sapori equilibrati che producono un’armonia nei sapori e nell’energia veramente perfette.

Vi ho fatto venire l’acquolina in bocca?
Io ce l’ho!!!

100-veg-monday-logo

torta dell'amicizia senza glutine, zucchero, uova, latteHo appena deciso che questa si chiamerà la mia torta dell’amicizia! Eh sì, Galeotto fu…una torta.
La ricetta originale è di Manu (da tutti conosciuta come Ema, ma io ho cominciato a chiamarla Manu e ora non riesco più a cambiare) autrice del bellissimo blog Arricciaspiccia (che conoscerete benissimo).
Anche lei celiaca d.o.c, l’ho incontrata durante un corso di fotografia e siamo diventate amiche!
Sapendo che non mangio zucchero ha provato a sperimentare una torta senza, per condividerla nella pausa pranzo. Un successone: tutti increduli per il fatto che non avesse zucchero né altri dolcificanti e che fosse buonissima.
Chiaramente ho provato a replicarla un paio di volte, ma senza ottenere il risultato desiderato.
Scambi di messaggi, di consigli su come fare, e poi ieri sera mi sono detta: “perché non provarla con il lievito madre?”. E così ho fatto.

Rispetto alla ricetta originale ho variato un po’ gli ingredienti, ma in ogni caso questa torta magica (come l’ha soprannominata lei) è tutta sua!
Cosa ho cambiato? Vediamo se siete preparati: secondo voi?
Ho sostituito le banane (frutto tropicale, bla bla bla, non ne potrete più, vero?) con la pera.
Non ho messo i datteri (troppo dolci, troppo espansivi, meglio non usarli spesso).
E poi, ma solo perché non ne avevo, non ho messo ciliegie e cramberries.
Insomma, direte voi: “ma che cavolo ha messo?”

Questi i miei ingredienti:

165 gr di lievito madre senza glutine rinfrescato il giorno prima
375 ml di latte di riso basmati
200 gr di farina di mais fioretto*
200 gr tra albicocche secche e prugne secche*
50 gr di uvetta sultanina*
20 gr di mele essicate*
2 pere
mandorle e nocciole a piacere*
abbondante olio di mais per ungere la teglia

Ho aggiunto 100 ml di latte tiepido al lievito madre e ho lasciato riposare un’oretta;
ho tagliato a pezzetti albicocche e prugne e le ho messe in ammollo, assieme all’uvetta e alla mela essicata, nel restante latte di riso.
Ho quindi tagliato a pezzettoni due pere mature e le ho cotte a fuoco lento con mezzo bicchiere d’acqua.
Trascorsa un’ora – minuto più, minuto meno, ho messo nell’impastatrice il lievito madre, la frutta secca con tutto il latte, le pere cotte con il loro sciroppo, le mandorle e le nocciole tritate grossolanamente, la farina e ho avviato: ho lasciato impastare per 5 minuti.
Quindi ho messo la ciotola con l’impasto nel forno e ho lasciato lievitare tutta la notte (8 ore).
Al mattino l’impasto si è presentato bello gonfio.
Ogni volta che vedo che il mio lievito madre è vivo, mi commuovo!
Ho quindi acceso il forno a 170 gradi (attenzione a non superarli in questa fase perché non si deve andare oltre al punto di fumo dell’olio) e ho messo la teglia in forno per far scaldare bene l’olio.
Quando ho tolto la teglia – una volta che l’olio fosse ben caldo – ho aumentato la temperatura del forno a 190 gradi.
Ho versato nella teglia l’impasto in modo che si formasse una bella crosticina (su istruzioni di Manu) e quindi ho infornato per un’ora o poco più (dipende sempre dal forno).
L’impasto era molto. Avendo paura che non cuocesse ho messo l’eccedenza in sei stampini per muffin così, oltre la torta, ho sfornato anche 6 dolcetti!

Una bontà, veramente. Prova marito superata al 100%!!

E visto che questa ricetta è senza glutine, senza latte, senza uova, e SENZA ZUCCHERO, ho deciso di partecipare al contest diversamente buoni di no sugar please e cucinatollerante.

diversamente buoni contest

Questa torta è sicuramente adatta ai celiaci, agli intolleranti al lattosio e alle proteine del latte, a chi è allergico – o non tollera – le uova e, rispetto ai dolci tradizionali fatti con lo zucchero, ha un minor indice glicemico.
Credo che l’ingrediente che ha più alto indice glicemico sia l’uvetta (ma ce n’è solo 50 grammi e volendo si può evitare aggiungendo qualche albicocca in più!).

Quando affronto con le persone argomenti come la celiachia o le intolleranze al lattosio mi sento più a mio agio. Ma quando mi trovo a dover dare consigli alimentari a chi soffre di diabete, la cosa si complica un po’.
Mentre per la celiachia, o comunque per un’intolleranza o per un’ allergia a uno specifico alimento, basta (nella maggioranza dei casi) eliminare l’alimento incriminato, col diabete non è proprio così.

Non basta eliminare lo zucchero e stare attenti all’indice glicemico degli alimenti, ma è importante creare una dieta forte che escluda quegli alimenti che hanno un’energia troppo espansiva (indipendentemente dall’indice glicemico): olio, frutta cruda, latte di cereali, semi oleosi crudi…e anche fruttosio, stevia, miele, e dolcificanti artificiali (che comunque non consiglierei a nessuno!!), cacao.

Non vorrei dilungarmi troppo, ma visto che l’ospite del contest soffre di questo disturbo ci tengo ad accennarlo.

Quali alimenti consiglierei quindi?
Quelli con un’energia più contraente (per la macrobiotica yang, che riportano equilibrio in un contesto troppo yin).
Quindi cereali in chicco come grano saraceno, miglio, quinoa e amaranto (che sono pure senza glutine!), cotti in modo asciutto, tipo couscous o risotto e ancora meglio se ripassati in padella o trasformati in polpette: la cottura aggiunge ulteriore energia yang al cibo e la doppia cottura ne aggiunge ancora di più!
I condimenti ideali, sempre in cottura, sono olio, sale (integrale di sicilia), gomasio in rapporto 1:17 (1 parte di sale e 17 di sesamo) e volendo anche miso (attenzione per i celiaci) e salsa di soia (senza zucchero) o tamari certificato gluten free per i celiaci.
Le verdure “dolci” sono tra quelle più indicate: carote, zucca, cavolo,…, ben cotte e magari cucinate anche con l’alga arame.
Queste verdure piacciono molto al pancreas che ha bisogno di essere rafforzato e nutrito.
Evitare invece melanzane, pomodori, patate, peperoni, spinaci, bietole, asparagi, soprattutto per i casi più gravi: hanno un’ energia troppo espansiva e anziché rafforzare l’organismo, tendono a indebolirlo.
Per chi gode di ottima salute non fanno gran danno, ma per chi ha qualche problemino in più non sono proprio da consigliare.
Bene i legumi: azuki, ceci, lenticchie, arachidi tostate.
Insomma, la dieta deve essere bella strong per permettere all’organismo di accumulare forza. Qundi anche niente microonde!

Chiaramente queste indicazioni non vanno a sostituire le cure mediche. Ma seguendo i principi della macrobiotica si adotta uno stile alimentare che, affiancato alle prescrizioni mediche, può portare maggiori benefici. Provare per credere!

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili.