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torta dell'amicizia senza glutine, zucchero, uova, latteHo appena deciso che questa si chiamerà la mia torta dell’amicizia! Eh sì, Galeotto fu…una torta.
La ricetta originale è di Manu (da tutti conosciuta come Ema, ma io ho cominciato a chiamarla Manu e ora non riesco più a cambiare) autrice del bellissimo blog Arricciaspiccia (che conoscerete benissimo).
Anche lei celiaca d.o.c, l’ho incontrata durante un corso di fotografia e siamo diventate amiche!
Sapendo che non mangio zucchero ha provato a sperimentare una torta senza, per condividerla nella pausa pranzo. Un successone: tutti increduli per il fatto che non avesse zucchero né altri dolcificanti e che fosse buonissima.
Chiaramente ho provato a replicarla un paio di volte, ma senza ottenere il risultato desiderato.
Scambi di messaggi, di consigli su come fare, e poi ieri sera mi sono detta: “perché non provarla con il lievito madre?”. E così ho fatto.

Rispetto alla ricetta originale ho variato un po’ gli ingredienti, ma in ogni caso questa torta magica (come l’ha soprannominata lei) è tutta sua!
Cosa ho cambiato? Vediamo se siete preparati: secondo voi?
Ho sostituito le banane (frutto tropicale, bla bla bla, non ne potrete più, vero?) con la pera.
Non ho messo i datteri (troppo dolci, troppo espansivi, meglio non usarli spesso).
E poi, ma solo perché non ne avevo, non ho messo ciliegie e cramberries.
Insomma, direte voi: “ma che cavolo ha messo?”

Questi i miei ingredienti:

165 gr di lievito madre senza glutine rinfrescato il giorno prima
375 ml di latte di riso basmati
200 gr di farina di mais fioretto*
200 gr tra albicocche secche e prugne secche*
50 gr di uvetta sultanina*
20 gr di mele essicate*
2 pere
mandorle e nocciole a piacere*
abbondante olio di mais per ungere la teglia

Ho aggiunto 100 ml di latte tiepido al lievito madre e ho lasciato riposare un’oretta;
ho tagliato a pezzetti albicocche e prugne e le ho messe in ammollo, assieme all’uvetta e alla mela essicata, nel restante latte di riso.
Ho quindi tagliato a pezzettoni due pere mature e le ho cotte a fuoco lento con mezzo bicchiere d’acqua.
Trascorsa un’ora – minuto più, minuto meno, ho messo nell’impastatrice il lievito madre, la frutta secca con tutto il latte, le pere cotte con il loro sciroppo, le mandorle e le nocciole tritate grossolanamente, la farina e ho avviato: ho lasciato impastare per 5 minuti.
Quindi ho messo la ciotola con l’impasto nel forno e ho lasciato lievitare tutta la notte (8 ore).
Al mattino l’impasto si è presentato bello gonfio.
Ogni volta che vedo che il mio lievito madre è vivo, mi commuovo!
Ho quindi acceso il forno a 170 gradi (attenzione a non superarli in questa fase perché non si deve andare oltre al punto di fumo dell’olio) e ho messo la teglia in forno per far scaldare bene l’olio.
Quando ho tolto la teglia – una volta che l’olio fosse ben caldo – ho aumentato la temperatura del forno a 190 gradi.
Ho versato nella teglia l’impasto in modo che si formasse una bella crosticina (su istruzioni di Manu) e quindi ho infornato per un’ora o poco più (dipende sempre dal forno).
L’impasto era molto. Avendo paura che non cuocesse ho messo l’eccedenza in sei stampini per muffin così, oltre la torta, ho sfornato anche 6 dolcetti!

Una bontà, veramente. Prova marito superata al 100%!!

E visto che questa ricetta è senza glutine, senza latte, senza uova, e SENZA ZUCCHERO, ho deciso di partecipare al contest diversamente buoni di no sugar please e cucinatollerante.

diversamente buoni contest

Questa torta è sicuramente adatta ai celiaci, agli intolleranti al lattosio e alle proteine del latte, a chi è allergico – o non tollera – le uova e, rispetto ai dolci tradizionali fatti con lo zucchero, ha un minor indice glicemico.
Credo che l’ingrediente che ha più alto indice glicemico sia l’uvetta (ma ce n’è solo 50 grammi e volendo si può evitare aggiungendo qualche albicocca in più!).

Quando affronto con le persone argomenti come la celiachia o le intolleranze al lattosio mi sento più a mio agio. Ma quando mi trovo a dover dare consigli alimentari a chi soffre di diabete, la cosa si complica un po’.
Mentre per la celiachia, o comunque per un’intolleranza o per un’ allergia a uno specifico alimento, basta (nella maggioranza dei casi) eliminare l’alimento incriminato, col diabete non è proprio così.

Non basta eliminare lo zucchero e stare attenti all’indice glicemico degli alimenti, ma è importante creare una dieta forte che escluda quegli alimenti che hanno un’energia troppo espansiva (indipendentemente dall’indice glicemico): olio, frutta cruda, latte di cereali, semi oleosi crudi…e anche fruttosio, stevia, miele, e dolcificanti artificiali (che comunque non consiglierei a nessuno!!), cacao.

Non vorrei dilungarmi troppo, ma visto che l’ospite del contest soffre di questo disturbo ci tengo ad accennarlo.

Quali alimenti consiglierei quindi?
Quelli con un’energia più contraente (per la macrobiotica yang, che riportano equilibrio in un contesto troppo yin).
Quindi cereali in chicco come grano saraceno, miglio, quinoa e amaranto (che sono pure senza glutine!), cotti in modo asciutto, tipo couscous o risotto e ancora meglio se ripassati in padella o trasformati in polpette: la cottura aggiunge ulteriore energia yang al cibo e la doppia cottura ne aggiunge ancora di più!
I condimenti ideali, sempre in cottura, sono olio, sale (integrale di sicilia), gomasio in rapporto 1:17 (1 parte di sale e 17 di sesamo) e volendo anche miso (attenzione per i celiaci) e salsa di soia (senza zucchero) o tamari certificato gluten free per i celiaci.
Le verdure “dolci” sono tra quelle più indicate: carote, zucca, cavolo,…, ben cotte e magari cucinate anche con l’alga arame.
Queste verdure piacciono molto al pancreas che ha bisogno di essere rafforzato e nutrito.
Evitare invece melanzane, pomodori, patate, peperoni, spinaci, bietole, asparagi, soprattutto per i casi più gravi: hanno un’ energia troppo espansiva e anziché rafforzare l’organismo, tendono a indebolirlo.
Per chi gode di ottima salute non fanno gran danno, ma per chi ha qualche problemino in più non sono proprio da consigliare.
Bene i legumi: azuki, ceci, lenticchie, arachidi tostate.
Insomma, la dieta deve essere bella strong per permettere all’organismo di accumulare forza. Qundi anche niente microonde!

Chiaramente queste indicazioni non vanno a sostituire le cure mediche. Ma seguendo i principi della macrobiotica si adotta uno stile alimentare che, affiancato alle prescrizioni mediche, può portare maggiori benefici. Provare per credere!

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (*) sono alimenti a rischio per i celiaci in quanto potrebbero essere contaminati. Per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure devono essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili. 

pranzo in ufficioEvvivaaa, ce l’ho fatta a partecipare a questo simpatico contest (il mio primo, a dire la verità) sulle ricette per il pranzo in ufficio! Francesca hai avuto un’idea proprio bella.
Qui trovate le regole del gioco e se vi volete unire avete tempo fino alla mezzanotte del 31 marzo: tic tac, tic tac…

Da quando ho deciso di abbandonare la mensa aziendale vivo di schiscia!
Mi sveglio alle 5.45 e mi metto a cucinare (per la gioia di mio marito e dei vicini): ma almeno ho un pranzetto appena “sfornato” anche perché, non riscaldandolo, preferisco che sia “fresco”.
Certo, potrei scaldarlo nel microonde, ma con tutta la fatica che faccio a cucinare cibi che mi danno l’energia giusta, non potrei mai indebolirli con le microonde, proprio no! E così mangio a temperatura ambiente (e se sono fortunata ogni tanto è ancora tiepidino…)

Ora, non voglio aprire una parentesi sui presunti danni alla salute che il microonde può provocare  – se vi va di approfondire vi rimando a questo link: magari è di parte, ma a me ha convinto a non usarlo più! – però vorrei comunque porre l’attenzione su questo tipo di cottura non naturale.
A differenza di quello che accade in tutte le altre cotture il cibo, nel forno a microonde, si cuoce dall’interno verso l’esterno. Questa cottura è quindi estremamente espansiva e come tutto ciò che è espansivo crea dispersione, raffreddamento e molte volte anche debolezza.
E’ la stessa logica dello zucchero, per fare un’esempio che ho già trattato qui: lo zucchero ha un’energia molto espansiva e questa energia porta squilibrio.
Il calore nel cibo dovrebbe penetrare, aggiungendo energia, non togliendogliela. E’ un valore aggiunto. Il microonde invece è come se disperdesse l’energia del cibo impoverendolo (energeticamente parlando). Poi, magari, è nocivo anche per altro o magari no, ma fondamentalmente è per questo che io non lo uso.
Ma ora basta farneticare e veniamo alla ricetta della schiscia di oggi!

E’ la mia versione invernale della panzanella!
La faccio le rare volte che mi capita di avere del pane raffermo: in genere non avanza mai, ma questa volta non siamo riusciti a finire la seconda pagnotta di un buonissimo pane fatto con il lievito madre senza glutine (resiste!!! dopo un mese o ancora vive, che soddisfazione!) e con qualche verdura avanzata dalla sera prima: ottimo pasto del riciclo.

Ingredienti:
tocchi di pane raffermo senza glutine (se fatto in casa ancora meglio!); broccoli; cavolfiore; sedano rapa; rafano nero; carote; porro; pomodorini secchi, olio EVO, aceto di riso, sale
Le quantità? A piacere!

Ho bagnato il pane per ammorbidirlo con un po’ del brodo avanzato la sera prima della cottura dei broccoli.
Ho cotto a vapore, per qualche minuto, alcune cimette di cavolfiore e ho tagliato le altre verdure:
i porri si sono trasformati in cerchiolini, le carote in strisce sottili, sedano rapa e rafano (con la sua buccia nera ben lavata) in dadini e i pomodorini secchi in filetti.
Ho quindi fatto saltare il tutto nella wok in abbondante (eh sì, qui ci vuole!) olio di oliva e quando le verdure si sono insaporite per bene ho aggiunto un po’ d’acqua.
Ho coperto e ho fatto cuocere a fuoco basso per una ventina di minuti: giusto il tempo di rendre il rafano tenero e di far assorbire l’acqua.
Poi ho aggiunto i broccoli avanzati la sera prima, il cavolfiore e il pane e ho annaffiato con un po’ di aceto di riso.
Ho quindi mischiato tutto quanto e…il pranzo è servito!

Per le mie schisce uso sempre contenitori di vetro. Li trovo più “sani” della plastica (mie fisime. Poche ne ho, vero?? Ma mi trovo a mio agio con tutte loro!!). Ogni tanto però succedono dei drammi: o si rompono (sigh sigh, capitato ben due volte) o il coperchio azzurro del contenitore cede spargendo i vari condimenti sul fondo della borsa. Un incuboooo. Non c’è sacchetto o sacchettino che tenga. La borsa mi si sporca sempre.
E allora ho eletto questo barattolo con le molle il mio preferito. E’ anche a prova di zuppa!
Ma se avete consigli migliori sono ben accetti!

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